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The Way Back (2010)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in The Way Back: assente
Ritmo ritmo in The Way Back: assente
Impegno impegno in The Way Back: assente
Tensione tensione in The Way Back: assente
Erotismo erotismo in The Way Back: assente

Il voto di FilmTV

Questo film non ha ancora ricevuto un voto.

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a The Way Back (voti: 8 media: 3,88) 8

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locandina di The Way Back

Trailer Originale

The Way Back Trailer Originaleplay

03/12/2010

Il cinema che verrà Parte II

Seconda parte sul cinema che verrà dedicata alle principali case distributive italiane.La Filmauro a Natale arriva puntuale con il cinepanettone “Natale in Sudafrica” per il...

di degoffro

La trama

La storia di tre uomini che nel 1941 tre uomini realizzarono un'impresa epica, raggiungendo l'India dopo essere scappati da un gulag siberiano e dopo aver percorso a piedi, senza alcun sostegno, ben 6500 chilometri, in condizioni anche estreme. In realtà però il gruppo scappato dal campo di concentramento sovietico l'anno precedente era ben più numeroso. Sotto la guida di Janusz, un polacco condannato sulla base di confessioni estorte alla moglie sotto tortura, erano in tutto sette gli uomini fuggiti, ai quali si aggiunse poi una ragazza nel corso del viaggio. Ma le condizioni estreme della fuga - il caldo dei deserti, la mancanza di cibo e di acqua, l'attraversamento della catena himalayana - fecero poi sì che il gruppo venisse decimato, portando anche alla necessità di confrontarsi con decisioni durissime. 

UN CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ POCO RACCONTATO

Ispirandosi al romanzo The Long Walk: The True Story of a Trek to Freedom di Slavomir Rawicz, Peter Weir affronta in The Way Back una storia in cui si intrecciano due differenti percorsi narrativi: da un lato il racconto carcerario e, dall'altro, l'odissea per la sopravvivenza di un gruppo di personaggi che, per 12 mesi e in un viaggio di oltre 6500 chilometri, si ritrovano a rivedere i propri comportamenti e le loro scelte in base alle rigide circostanze affrontate.

L'adattamento del libro, scritto nel 1956, era stato già opzionato dalla Warner per farne un film, prima con Laurence Harvey e poi con Burt Lancaster, finendo poi definitivamente nel dimenticatoio. La scelta di Weir di riportare in auge il progetto è stata invece dettata dalla volontà di raccontare gli orrori dello stalinismo, riflettendo sulle misure di un crimine contro l'umanità di cui difficilmente si parla. Nonostante siano stati avanzati dei dubbi sul reale percorso affrontato (secondo fonti storiche, è più probabile che dalla Siberia abbia raggiunto l'Iran e non la Mongolia, come fecero la gran parte dei polacchi arrestati in modo da poter ripartire poi con più facilità verso la loro madre patria), non vi è alcuna ombra sui crimini narrati e sull'efferatezza con la quale ebbero luogo. L'autoresistenza richiesta all'interno del gulag si traduce, per i protagonisti, in dipendenza reciproca durante la fuga, quando tutti per istinto di sopravvivenza sono costretti a rompere il proprio muro di solitudine e cominciare a dipendere l'uno dalle azioni dell' altro.  

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PERSONAGGI TRA STORIA E FINZIONE

All'interno del gulag, i prigionieri erano costretti prima a costruire i loro rifugi e dopo a sopravvivere con sole 1200 calorie al giorno a fronte di condizioni lavorative estenuanti. La speranza di vita era di un anno e le scelte possibili erano due: morire all'interno del recinto del filo spinato o morire tentando la fuga. I protagonisti in fuga di The Way Back sono quasi tutti innocenti, ingiustamente condannati per qualcosa che non hanno commesso, fisicamente e psicologicamente torturati ancora prima di arrivare nel gulag. La fuga è quindi la loro unica speranza di sopravvivenza, anche se sulle loro teste pende una taglia che alletta gli abitanti dei villaggi vicini, a cui basterebbe una loro mano o un loro piede per riscuotere il premio.

Sullo sfondo di scenari da mozzare il fiato, la trama gira intorno al personaggio di Janusz (Jim Sturgess), un giovane polacco la cui capacità di sopravvivenza lo renderà de facto il leader del gruppo di fuggitivi.

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LE IMPRESSIONI DEGLI ATTORI

Il primo attore a leggere una bozza della sceneggiatura di The Way Back è stato Colin Farrell, colpito sin da subito da due aspetti specifici della storia. Da un lato, su di lui ha esercitato gran fascino la vita all'interno di una struttura come il gulag, dove coesistevano prigionieri e carcerieri di differente origine ed estrazione. Dall'altro lato, invece, si è dichiarato colpito dal ritmo compulsivo del viaggio che costringe i personaggi a continuare a camminare per rimanere in vita, in un contesto che dà molti stimoli per fermarsi a pensare. Nonostante ciò,tuttavia,  nessun ruolo in un primo momento lo aveva del tutto convinto.

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A LEZIONE DI LINGUE E SOPRAVVIVENZA

Per essere più credibili, gli attori del cast sono stati anche invitati a imparare gli accenti delle lingue parlate dai loro personaggi: Saoirse Ronan e Jim Sturgess hanno studiato il polacco mentre Ed Harris e Colin Farrell hanno dovuto confrontarsi con la flessione russa, prendendo lezioni con l'aiuto dell'insegnante Judy Dickerson e di un attore bulgaro che parlava anche russo, una lingua primordiale che sembra quasi provenire dalle viscere e che riflette in sé le difficoltà di una terra climaticamente ostile. Inoltre, tutti quanti hanno dovuto immergersi nella storia con la "s" maiuscola, consultando testi e video di repertorio sui gulag e sulle epurazioni, oltre che documentarsi attraverso le testimonianze dei pochi sopravvissuti a quel periodo di terrore.

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I GULAG? IN ROMANIA

La ricerca meticolosa di Peter Weir degli effetti di realismo ha portato alla costruzione di un gulag nei pressi dei teatri di posa Boyana in Bulgaria, cercando di allontanarsi dal modello dei campi di concentramento tedeschi. Costruiti dagli stessi prigionieri che avevano fretta di avere un tetto sulle loro teste, i gulag non avevano linee regolari e venivano realizzati a tappe, presentando quindi una struttura finale disomogenea che lo scenografo John Stoddart ha provveduto a ricreare.

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L'opinione più votata

Di Sam Gamgee scritta il 04/06/2011 - utile per 9 utenti

Voto al film: voto buono

Cronaca di una fuga impossibile, attraverso l’Asia centrale, dal gulag verso la salvezza in India. In mezzo ci sono i pericoli, la fame, la sete e una natura ostile. La via del ritorno a casa è tutt’altro che semplice. Questo racconta “The way back” di Peter Weir che, a distanza di ben otto anni dall’ultimo film (“Master and commander”), ritorna a ripercorrere i passi dell’avventura seguendo il filo tracciato dal libro di memorie di S?awomir Rawicz, ex-detenuto di un gulag sovietico durante la seconda guerra mondiale.
 Dimenticatevi la retorica e l’epica, qui non ne troverete traccia. A Weir interessano poco i valori simbolici dei gesti e punta semmai a estremizzare uno dei suoi temi più cari all’interno della propria filmografia: il rapporto tra l’uomo e la Natura, mai così crudele, mai così selvaggia come in questo film. Per certi versi si ha l’impressione di assistere a una sorta di docu-dramma in cui le sabbie dei deserti o le rocce delle montagne rubano tempo e spazio ai personaggi, schiacciandoli in una morsa letale. La narrazione e il tempo si dilatano mano a mano che gli spazi si fanno più grandi, inghiottendo tutto quanto. Per certi versi sembra un ritorno alle atmosfere rarefatte di “Picnic ad Hanging Rock” ma senza le sue inquietudini e la tensione emotiva che si nascondeva nelle pieghe di quel racconto.
 In “The way back” si ha, anzi, quasi l’impressione che Weir non voglia far affezionare il pubblico ai suoi personaggi e quando lo fa (con il criminale comunista ben interpretato da Colin Farrell), decide, comunque, di liquidarli in fretta.
 Ancora una volta, sembra dire il regista australiano, è sempre l’uomo a soccombere di fronte a una Natura impenetrabile che gli ruba corpo, anima e passione. La carne e il sangue o sono raggelate nei gulag siberiani o rinsecchite tra le steppe mongole. Non c’è nessuna gloria, nessun poema, solo un mucchio di povere ossa.  
 
Francesco Bellu
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SI

Opinioni su The Way Back


6 ottobre 2011 Opinione di movieman su "The Way Back"
movieman

Dopo il tonfo di Master & Commander, questo è un grande ritorno di Peter Weir, un regista che può ancora dire e dare tanto al cinema se solo si mette di buzzo buono. Emozionante e maestoso.

voto al film: movieman assegna il voto ottimo a The Way Back (2010)


15 settembre 2011 Opinione di menestrello su "The Way Back"
menestrello

Mi sarebbe piaciuto dare una stellina in più a questo bel film di fuga avventurosa (storia realmente accaduta). Le premesse c'erano tutte. La storia, sicuramente avvincente. I luoghi, la misteriosa Siberia con paesaggi maestosi ed una natura "umana". I personaggi, assortiti e interessanti. I protagonisti, in cerca di una via per la libertà dal gulag nel quale sono rinchiusi, riescono ad evadere sotto alla guida di Janick. Danno origine ad un viaggio lunghissimo attraverso...

voto al film: menestrello assegna il voto sufficiente a The Way Back (2010)

2 commenti
[utile per 4 utenti]


14 agosto 2011 Opinione di Totororesurrection su "The Way Back"
Totororesurrection

Grandioso Weir firma una pellicola straordinaria, un inno alla vita dal respiro ampissimo. Più che consigliato, da vedere assolutamente.

voto al film: Totororesurrection assegna il voto ottimo a The Way Back (2010)


4 giugno 2011 Opinione di Sam Gamgee su "The Way Back"
Sam Gamgee

Cronaca di una fuga impossibile, attraverso l’Asia centrale, dal gulag verso la salvezza in India. In mezzo ci sono i pericoli, la fame, la sete e una natura ostile. La via del ritorno a casa è tutt’altro che semplice. Questo racconta “The way back” di Peter Weir che, a distanza di ben otto anni dall’ultimo film (“Master and commander”), ritorna a ripercorrere i passi dell’avventura seguendo il filo tracciato dal libro di memorie di...

voto al film: Sam Gamgee assegna il voto buono a The Way Back (2010)

nessun commento
[utile per 9 utenti]


13 aprile 2011 Opinione di OGM su "The Way Back"
OGM

Una marcia che procede lenta, ed a suo modo solenne, col pesante ansimo della fatica, unito al respiro calmo della determinazione. La colonna sonora di questo film è una melodia petrosa, scandita da un crepitio selvatico, che si posa al suolo dolcemente, col tocco delicato e cauto della speranza. Le parole, i gesti e i passi sono i battiti di un cuore in trepida attesa che però trattiene il fiato, un po’per la paura del dolore futuro, un po’ per il ricordo di quello...

voto al film: OGM assegna il voto buono a The Way Back (2010)

nessun commento
[utile per 8 utenti]

14 marzo 2011 Opinione di mariacarlazizolfi su "The Way Back"
mariacarlazizolfi

Un guazzabuglio che cerca di conciliare troppe cose: la denuncia degli orrori dello stalinismo, la storia dell'emancipazione politica della Polonia, e ancora la fuga e il roadmovie come viaggio iniziatico, il rapporto dell'uomo con la natura madre-matrigna. Francamente imbarazzanti, nel finale, le immagini di repertorio che in due minuti due raccontano la storia della liberazione polacca e di Solidarnosc, con i piedi che marciano in sovraimpressione.

voto al film: mariacarlazizolfi assegna il voto mediocre a The Way Back  (2010)

1 commento
[utile per 1 utenti]



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