Rabbit Hole (2010)
Con Nicole Kidman, Aaron Eckhart, Dianne Wiest, Sandra Oh, Tammy Blanchard, Jon Tenney, Giancarlo Esposito, Patricia Kalember, Mike Doyle, Julie Lauren
La trama
Becca e Howie Corbett sono una coppia come le altre, con una vita come le altre, ma con un dolore che altri come loro non hanno e non conoscono: la perdita del figlio di soli quattro anni, travolto da un auto. La reazione dei due è votata a fare come se la cosa non fosse avvenuta, ciascuno attuando le proprie strategie di sopravvivenza. Per Howie queste a un certo punto comprendono la nascita di una relazione con una donna conosciuta a un gruppo di auto aiuto. Per Becca invece sono gli incontri ripetuti con il giovane che era alla guida dell'auto che travolse il suo bambino.
Il film doveva dare premi a catinelle a Nicole Kidman, così brava da farci dimenticare, quasi del tutto, il suo botulino. La realtà è che, però, il vero fenomeno è Aaron Eckhart. È soprattutto con lui e con una regia rigorosa che il film, senza ricattarci, ci spezza il cuore. Conquistandocelo.
La recensione di FilmTv
Di Boris Sollazzo - FilmTV n. 6/2011
L'opinione più votata
Di Spaggy scritta il 05/01/2011 - utile per 22 utenti
Voto al film: 
Se il mondo di Alice era totalmente fantastico e onirico con elementi allegorici richiamanti le caduche paure terrene, l’universo parallelo immaginato da Jason, giovane adolescente del film, è caratterizzato da speranza e superamento della dolorosa esperienza terrena, è un mondo di ricongiungimento tra vita e morte, tra il ridimensionamento della sofferenza e l’ampliarsi di una fede non religiosa: non si tratta né di un Paradiso né di un Inferno. È solo un altro mondo possibile, un’altra dimensione, lontana da quella già mostrata da Jackson in “Amabili resti”.
Il buco del coniglio di Jason cambierà irreversibilmente il destino di (Re)Becca. Ma chi sono Jason e Becca? Come possono convivere nello stesso mondo affettivo e illusorio colui che è stato causa involontaria di un atroce dolore e chi quel dolore lo ha subito?
Il terzo film di John Cameron Mitchell, adattamento della pièce teatrale del premio Pulitzer David Lindsay-Abaire (sceneggiatore anche della pellicola), fortemente voluto, prodotto e interpretato da Nicole Kidman, rientra nell’ottica dell’esplorazione della sofferenza che il regista stesso aveva già messo in scena nei suoi due precedenti lavori. Fa sorridere chi nell’approcciarsi alla pellicola dimentica che il regista proviene dal mondo dei videoclip e degli spot pubblicitari, un universo in cui si esplorano diversi registri linguistici e tecnici per raccontare e diffondere lo stesso messaggio.
Le tre opere finora prodotte rientrano in quest’ottica e come cerchi intersecanti esplorano lo stesso territorio. In “Hedwig”, opera prima premiata al Sundance, ricorrendo all’uso di colori, disegni, travestitismo e musica hard rock aveva esplorato l’universo di sofferenza di chi tradito dalla vita doveva inventarsi una nuova identità (anche di genere) destinata a scontrarsi con l’ossessività di una realtà perbenista che tende ad allontanare ed esiliare la diversità relegandola ai margini della società.
In “Shortbus”, invece, il dolore era relegato ad una sfera intima, inerente al rapporto col proprio corpo e all’uso spregiudicato e immorale che di esso se ne può fare: sesso esplicito e reale (al limite della pornografia), autofellatio, sucidi e orge sono soltanto un mezzo di purificazione ed espiazione dei propri tormenti solitari o di coppia. ESPANDI +
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28 marzo 2012 Opinione di gigilapeste40 su "Rabbit Hole"
I meriti principali del film stanno nella regia e nell'interpretazione della Kidman e in tutto il cast femminile in generale. Sinceramente, ho iniziato la visione con il "terrore" che si trattasse del solito drammone melenso e strappalacrime. Si capisce invece subito che non è questo il caso. Infatti, per esempio, il bambino investito non viene mai mostrato e inoltre la vicenda è ambientata otto mesi dopo l'incidente quando in qualche modo il dolore è soppresso, almeno esternamente. La...
voto al film: 
20 marzo 2012 Opinione di ethan su "Rabbit Hole"
Dopo lo stravagante - se mi si passa il termine - 'Shortbus', John Cameron Mitchell cambia completamente i toni con questa elaborazione di un lutto da parte di una coppia borghese americana. L'autore adotta una messa in scena molto rigorosa, evita di calcare troppo la mano sul fatto che ha scatenato la crisi dei coniugi e procede analizzando le loro differenti reazioni. Notevoli i due interpreti principali, tanto la osannata Nicole Kidman quanto il sottovalutato Aaron Eckhart. Voto: 7.
voto al film: 
17 marzo 2012 Opinione di Stuntman Miglio su "Rabbit Hole"
E' possibile superare la morte di un figlio? Esiste forse un dolore più grande? Com'è possibile continuare a vivere quando tutto non ha più alcun senso? E' plausibile trovare conforto nella religione, nei familiari o nel proprio compagno? Il tormento ti abbandonerà mai? Ed il presunto senso di colpa? Domande inevitabili che affiorano nella mente dello spettatore man mano che la vicenda di Becca ed Howie Corbett si dipana in tutta la sua disperata (non) rassegnazione. Tratto da una pièce...
voto al film: 
14 marzo 2012 Opinione di bradipo68 su "Rabbit Hole"
La tana del coniglio è quella in cui si dovrebbe andare a nascondere la brillante equipe di liftaroli e di botulinisti che ha ridotto la Kidman alla donnetta rugosa che mi ha fatto venire quasi un colpo alla prima sequenza del film. Giuro, non l'avevo riconosciuta! Rabbit Hole doveva essere un valido veicolo promozionale per le ritrovate capacità recitative di una diva bloccata dalla paralisi flaccida dei muscoli della faccia e parzialmente assolve a questo ruolo. Possiamo dire che la...
voto al film: 
11 gennaio 2012 Opinione di LAMPUR su "Rabbit Hole"
Prova d'attrice cosumata per la Nicolina Kidman, in questo esercizio di stile fortemente voluto, prodotto e cucito su misura per le sue corde, che comunque quelle sono, e più di tanto c'è poco da tirarle (e questo s'era capito...). Dramma familiare di una coppia sopravvissuta alla morte, per incidente, dell'unico figlio di quattro anni, condita di eccessi, incomprensioni, scatti di nervi, rinfacci e tutto il campionario d'obbligo atto a far risaltare la non accettazione di un...
voto al film: 
30 dicembre 2011 Opinione di ezio su "Rabbit Hole"
Non so se una elaborazione per un lutto sia in realta' come raccontata nel film.Alcune situazioni mi sembrano un po' paradossali,improbabili e un po' accentuate.Buone le interpretazioni degli attori con una Kidman brava ma invedibile,come immagine,per quelle labbra gonfiate e rifatte.Provate a confrontarla in ORE 10 CALMA PIATTA o nel film di KUBRICK.....vedere per credere.
voto al film: 
19 ottobre 2011 Opinione di ripley77 su "Rabbit Hole"
Voto : 6 Un discreto film classico sull'elaborazione del lutto. John Cameron Mitchell dirige con sensibilità e misura (e sorprende, è suo il precedente bellissimo "Shortbus").Dei lifting non frega niente a nessuno, Nicole Kidman è brava da morire.
voto al film: 
3 ottobre 2011 Opinione di maghella su "Rabbit Hole"
Parlare di “Rabbit Hole” per me risulta molto difficile, ho visto il film già da qualche giorno, ho cercato di scriverne senza riuscirci. “Rabbit Hole” è un film, tratto dalla pièce teatrale di David Lindsay-Abaire, che ha partecipato anche alla sceneggiatura del film, e si vede. Si vede perché tutto il film respira l'aria del palcoscenico, e lo studio e la “creazione” dei protagonisti è talmente accurata e profonda, come solo i personaggi che nascono e muoiono tutte le...
voto al film: 
23 agosto 2011 Opinione di giorgiobarbarotta su "Rabbit Hole"
Il lutto peggiore: la morte di un figlio. La reazione e l'elaborazione dei genitori, una benestante coppia americana, abbastanza giovane per recuperare i cocci e ricostruirsi casa. La Tana del Coniglio, dentro cui nascondersi; ma anche dentro cui cercare, lasciarsi trasportare in altri mondi, mandare a coscienza la possibilità che il noi, qui e adesso, è casuale e disegnato da mano capricciosa. Intrecci. Un'ora e venti di dramma a tratti statico, supportato da bravi interpreti...
voto al film: 
13 agosto 2011 Opinione di XANDER su "Rabbit Hole"
Mattone americano , dura poco (appena un'ora e venti) ma si sente tutta la durata. Troppo pesante, situazioni viste e riviste ma almeno l'interpretazione dei due protaognisti è ottima. Invece la sceneggiatura poteva essere migliore
voto al film: 
- negative [3]
- sufficienti [11]
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