L'amore che resta (2011)
Con Mia Wasikowska, Schuyler Fisk, Jane Adams, Lusia Strus, Chin Han, Henry Hopper, Ryo Kase, Jesse Henderson, Victor Morris, Colton Lasater
14/04/2011
Festival di Cannes 2011: Un Certain Regard
Insieme al programma del concorso è stato presentato anche quello della sezione "Un Certain Regard" che come di consueto offrirà una selezione delle opere più originali,...
di End User
La trama
Enoch è un giovane di 17 anni che ha perso entrambi i genitori e che da allora frequenta i funerali di gente che non conosce. Annabelle è una giovane ragazza di 16 anni, malata terminale di cancro. I due si incontrano per caso ad uno dei funerali frequentati da Enoch, si conoscono e si innamorano.
Il regista di Last Days torna a spiare l’espressione dei suoi teenager inquieti, ma non siamo nella vigilia macabra di Kurt Cobain, gli ”ultimi giorni” sono lunghi una vita, e il film fluttua in luoghi senza tempo, scivola nel look vintage di abiti anni 20 e 60, tra trine, merletti, jeans e t shirt. Gus Van Sant sa orchestrare i volti diafani e catatonici di questi angeli ragazzini, Enoch e Annabel, soli, in assenza di adulti (lui ha perduto i genitori in un incidente d’auto, lei ha una madre alcolista), alle prese con il countdown che li separerà. E ci regala un melodramma in forma di commedia, una sinfonia andante con brio.
La recensione di FilmTv
Di Mariuccia Ciotta - FilmTV n. 41/2011
L'opinione più votata
Di ROTOTOM scritta il 13/10/2011 - utile per 17 utenti
Voto al film: 
Invece no, il film è di Gus Van Sant, uno che con gli adolescenti problematici ha scritto pagine di immenso cinema, e la storia è quella di due giovanissime anime sospese in una Portland eterea: Enoch (Henry Hopper, figlio talentuoso del grande Dennis) ossessionato dalla morte che si imbuca ai funerali di perfetti sconosciuti e Annabelle (Mia Wasikowska) ammalata di tumore con ancora pochi mesi di vita. Un tema sulla carta pesante ma filmato con la leggerezza di tocco della commedia sentimentale in perfetto equilibrio tra il tabù del tema e la narrazione, mai sopra le righe.
Sono due spettri i ragazzi che imparano ad amarsi avendo già un comune bagaglio culturale sulla morte. Due spettri più uno vero, Hiroshi, fantasma di un Kamikaze della seconda guerra mondiale che appare a Enoch e funge da guida e grillo parlante in un limbo senza tempo. Delicatissima la messa in scena libera da qualsiasi retorica o ricerca della lacrima facile benché la commozione sgorghi spontanea nel seguire Annabelle farsi largo per il tempo che le rimane attraverso la sua vita a termine fisso. Saggia e curiosa, entusiasta della vita, Annabelle riporta alla vita Enoch, ossessionato dalla morte e bloccato anch’egli, come il suo amico fantasma, in un tempo scandito dalla ripetizione di gesti e azioni dalle connotazioni fortemente simboliche. Disegnare la propria sagoma a terra, partecipare ai funerali di sconosciuti, prendere a martellate la lapide sotto la quale i genitori sono tumulati sono tentativi di risalire dal trauma, essere notato dai vivi e avere così le prove per dichiararsi a propria volta vivo.
L’ironia foderata di tragedia riveste ogni azione dei due giovani soprattutto nelle “ prove di morte” che compiono un po’ per esorcismo e un po’ per gioco, ispirate ai melò dei classici romantici. Prove di assenza, costretti a vivere il presente, ogni gesto, espressione o oggetto rivela una propria preziosa importanza. Van Sant pennella momenti di poesia sulla quale aleggia lo spettro del nulla e riprende i due ragazzi senza concessioni al campo lungo. Inchiodati da una focale senza profondità di campo che li comprime al resto dell’ambiente, Enoch e Annabelle, un po’ Harold e un po’ Maude, traggono vita del momento che vivono, il futuro del loro rapporto è compromesso ma riescono a comprimere la felicità di una vita nel breve volgere di qualche mese. Il regista isola i personaggi nel loro spazio come esseri unici e fragili, mai giudicati ma compresi nelle incertezze e nelle bizzarrie un po’ surreali alle quali si abbandonano. Un umorismo sottile pervade la pellicola, sdrammatizzante il languore romantico che sottolinea l’accettazione della fine come un fatto essenziale della vita. Una piccola storia, dolce e commovente che ha in sé qualcosa di universale.
- negative [2]
- sufficienti [1]
- positive [18]
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28 maggio 2012 Opinione di GoonieAle su "L'amore che resta"
Bel film, invisibile, tristissimo ma con un tocco leggero. I tempi di Drugstore e Belli e Dannati (capolavori assoluti, per me l'apice del regista) sono lontani, ma Van Sant continua a parlare di giovani, dei loro problemi, delle loro vite, non tradendo mai il suo stile. Malinconico, ottima fotografia. Consigliato.
voto al film: 
17 aprile 2012 Opinione di BollerD2 su "L'amore che resta"
una perla,nera. il lato oscuro di Wes Anderson
voto al film: 
31 marzo 2012 Opinione di mm40 su "L'amore che resta"
In una prospettiva laica, Malick farebbe film di questo tipo. L'idea di fondo è quella di un romanticismo a oltranza, di quello che vince anche la morte insomma, con un retrogusto (amarognolo) di vaga 'speranza' o comunque di ottimismo gratuito e completamente fuori luogo, tutta roba che va a schiantarsi impietosamente contro l'esasperata ricerca del tragico della trama (a un certo punto è normale correre a toccare ferro, oggetti scaramantici vari o parti anatomiche atte all'uopo). Il...
voto al film: 
24 marzo 2012 Opinione di Elenna su "L'amore che resta"
Con le storie d'amore 'normali' ho sempre esorbitanti preconcetti, è come se mi facessero un'annoiata paura ma in qualche modo, poi, le accetto sempre. Siamo tutti un po' romantici. Un anno fa sento che finalmente esce il nuovo film di Gus Van Sant, che grande attesa. Una storia d'amore? Lei in fase terminale? Ed ecco che si erige una montagna di pregiudizi la cui conseguenza è stato il fatto che io abbia visto il film soltanto oggi. Come ogni stupida presa di posizione, la mia è stata...
voto al film: 
21 marzo 2012 Opinione di michemar su "L'amore che resta"
Gus Van Sant non abbandona il tema che ricorre più spesso nei suoi racconti: i giovani, adolescenti o più grandi, fa lo stesso. Per lui sono un mondo da studiare, seguire, descrivere. La sequenza dei suoi film sui giovani è lunga, “Belli e dannati” “Will Hunting. Genio ribelle” “Scoprendo Forrester” “Elephant” “Paranoid Park” e mai sono giovani facili e ordinari. Hanno un carattere soprattutto ribelle e sono anche difficili da trattare. Mai banali, sempre intelligenti,...
voto al film: 
12 marzo 2012 Opinione di marlucche su "L'amore che resta"
Incursione non richiesta nel sentimentale di Gus Van Sant. Interpreti insopportabili, Mia Wasikowska tutta smorfiette e ammicchi e lui, tra l'altro figlio di Dennis Hopper, con la stessa espressività di un modello di Calvin Klein, capace solo di un broncio perenne. Grande attenzione ai capelli sempre spettinati a dovere. Costumi orribili, la Wasikowska che tenta di creare un personaggio per mezzo di un abbigliamento un po' bislacco ma ne deve fare di strada per diventare un icona di...
voto al film: 
27 febbraio 2012 Opinione di manuel88 su "L'amore che resta"
Melodramma intenso sul senso della vita. Enoch (interpretato da Henry Hopper,figlio di Dennis Hopper) non è un ragazzo come tutti gli altri. I suoi genitori sono morti in un incidente stradale,lui si è salvato per miracolo rimanendo poi in coma per tre mesi. Passa le sue giornate con Hiroshi,un amico immaginario morto suicida durante la seconda guerra mondiale. Non frequenta il liceo e passa le sue giornate imbucandosi ai funerali. E proprio qui incontra Annabel,una malata terminale di...
voto al film: 
25 febbraio 2012 Opinione di Mulligan71 su "L'amore che resta"
Magnifico Van Sant, ancora una volta. Due adolescenti davanti a drammi più grandi di loro, in un film delicatissimo, danzante, essenziale e profondo. Un melodramma difficilissimo da gestire, senza scadere nel mieloso da quattro soldi. A livello personale, devastante.
voto al film: 
10 dicembre 2011 Opinione di leporello su "L'amore che resta"
Ho l'impressione che il melo puro non sia il metodo ricorrendo al quale Gus Van Sant possa fornire le sue prove migliori. Ciononostante, e nonostante qualche non lieve pecca di sceneggiatura ad inizio film (l'incontro tra i due protagonisti e' un po' appiccicato col bostick) e alcune fasi dei dialoghi piuttosto scadenti e deludenti, questo "Restless" (che orribile traduzione italiana! mi rifiuto di usarla e di memorizzarla!) puo' dirsi un film sicuramente riuscito. I meriti di cio' credo...
voto al film: 
- negative [2]
- sufficienti [1]
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