Kaboom - La recensione di FilmTv
Con Juno Temple, Thomas Dekker, Kelly Lynch, James Duval, Haley Bennett, Chris Zylka, Roxane Mesquida, Nicole LaLiberte, Andy Fischer-Price, Jason Olive
La recensione di FilmTv
Così finisce il mondo, per Gregg Araki: con un’esplosione e con un gemito, i tanti gemiti di piacere dei suoi protagonisti felicemente pansessuali e confusi. L’Apocalisse è tendenza di queste ultime stagioni cinematografiche grazie alla lungimiranza dei Maya, ma Araki lavora al suo Ordigno Fine di Mondo da tempi non sospetti: con Kaboom ha rispolverato un progetto rimasto sullo scaffale dal 1999, quando Mtv gli commissionò la serie televisiva This Is How the World Ends, poi rimasta al palo per questioni di budget (ma il pilota si può scovare in Rete). Il regista riparte da lì, con pochi aggiustamenti, per mettere in scena un’Apocalisse pop che ha tutto il sapore di un dichiarato ritorno alle origini per l’autore di Doom Generation ed Ecstasy Generation. Prima sceneggiatura originale firmata da Araki in oltre 10 anni, Kaboom è una sarabanda di turbamenti tardoadolescenziali virati in tinte giallo/horror/Sci-Fi: mentre la principale preoccupazione del timido Smith e della sua migliore amica Stella è vivere il loro anno da matricole universitarie con la giusta dose di compagni di letto, nel campus accadono eventi inquietanti, legati a un omicidio e a una strana setta di uomini con maschere animalesche. Smith, omosessuale inesorabilmente attratto da uomini etero, s’improvvisa investigatore per unire i puntini di un mistero ingarbugliato, con l’aiuto della spregiudicata London (Juno Temple, figlia del regista Julien, la migliore del cast), scoprendo di essere molto più coinvolto di quanto immaginasse. Araki dirige con evidente divertimento, lasciando che la commedia teenager si ibridi con il cinema di genere, senza curarsi di rispettare le regole di nessuno dei due: i corpi perfetti, levigati e generosamente esposti dei suoi protagonisti sono il centro calamitante di un caos indiscriminato, in cui la narrazione mystery è continuamente e gustosamente dilatata da digressioni erotiche e ironiche. Niente è preso sul serio, tutto si divora e consuma in pochi minuti e la messa in scena del 50enne Araki ha la stessa voracità sensuale e spensierata delle matricole che al college provano tutto per principio. Una corsa a perdifiato sul ritmo degli Explosions in the Sky, senz’altra pretesa che di «vibrare alla propria anomala frequenza»: obiettivo pienamente raggiunto.
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