Stones in Exile (2010)
Con Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts, Bill Wyman, Mick Taylor, Marshall Chess, Sheryl Crow, Benicio Del Toro, Caleb Followill, Andy Johns
La trama
Le sedute di registrazione di _Exile on Main Street_, del 1972, album dei Rolling Stones passato alla storia. Considerato tra i migliori dischi della storia del rock e influenzato dal contesto di grande fermento politico e sociale della fine degli anni 60, venne registrato presso gli studi Olympic, a Londra, nel castello privato di Keith Richard in Francia e a Los Angeles.
Proiettato al Festival di Cannes del 2010, è uno tra gli innumerevoli documentari sul percorso artistico di uno tra i gruppi che ha segnato in modo indelebile la storia del rock. In questo caso si esplora il loro lato apocalittico e distruttivo, finalizzato alla creazione e alla produzione del disco.
L'opinione più votata
Di 21thcentury schizoid man scritta il 27/02/2011 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
Diciamoci la verità: sul piano della tecnica strumentale i Rolling Stones non sono mai stati un granché. Un buon bassista, Bill Wyman (che ha lasciato il gruppo nel 1993), un discreto batterista, Charlie Watts, e un chitarrista, Keith Richards, che sarà pure “l’imperatore del riff”, come ampiamente dimostrato dalla leggendaria (I Can’t Get No) Satisfaction, ma che quando si tratta di eseguire un assolo non è capace di produrne uno degno di questo nome (i mostri sacri della chitarra sono altri: Jimi Hendrix, David Gilmour, Robert Fripp, Tony Iommi e Jimmy Page, giusto per fare qualche nome), tanto è vero che la band ha sempre avuto un secondo chitarrista, da Brian Jones (morto, a soli 27 anni, in circostanze misteriose, il 3 Luglio del 1969) a Ron Wood, passando per il talentuoso Mick Taylor (che, prima di intraprendere un’oscura carriera solista, ha militato nel gruppo dal 1969 al 1974). Eppure, nonostante tecnicamente valgano la metà dei Led Zeppelin, dei Cream e degli Who, gli Stones sono considerati come una delle più grandi rock’n’roll band del mondo. Questo perché sono forse il gruppo che meglio di chiunque altro incarna lo spirito del rock and roll. Ancora oggi, quasi cinquant’anni dopo il loro esordio (il primo album, omonimo, uscì nel 1964), si divertono come dei matti a suonare sui palchi di tutto il mondo. Alla faccia dell’età che avanza e, soprattutto, di chi vorrebbe mandarli in pensione.
Di dischi memorabili, gli Stones, ne hanno fatti tanti. Difficile, quindi, dire quale sia il più bello. Personalmente confesso di avere un debole per Sticky Fingers (1971), che oltre alle celeberrime Brown Sugar, Wild Horses e Sister Morphine contiene pezzi fantastici del calibro di Sway, Can’t You Hear Me Knocking, Bitch e Moonlight Mile. Mica male, eh? Tutto quel ben di Dio in un album solo. Detto ciò, ci sono almeno altri cinque/sei album assolutamente degni di giocarsi il titolo di miglior disco delle Pietre Rotolanti. Uno è Aftermath (1966), che può vantare Paint It Black, un brano storico che non manca mai in ogni concerto del gruppo, e la dolcissima e bellissima Lady Jane; in entrambe le canzoni, si rivela fondamentale il contributo offerto da Brian Jones, che nella prima si esibisce al sitar, mentre nella seconda è impegnato a suonare il dulcimer e il clavicembalo (era un polistrumentista, Brian Jones: chitarra, mellotron, clavicembalo, dulcimer, armonica, flauto, organo, theremin e sax sono solo alcuni dei tanti strumenti che sapeva suonare). E Beggars Banquet (1968)? Cosa vogliamo dire di un disco che contiene almeno tre capolavori assoluti quali Sympathy for the Devil, No Expectations e Street Fighting Man, se non che è eccezionale? Nondimeno efficace risulta essere Let It Bleed (1969), che può sfoggiare pezzi da novanta come Gimme Shelter, Midnight Rambler e You Can’t Always Get What You Want, superba ballata introdotta da un coro gospel da brividi. ESPANDI +
27 febbraio 2011 Opinione di 21thcentury schizoid man su "Stones in Exile"
“Nei primi anni ’70 eravamo giovani, belli e molto stupidi, ora siamo solo stupidi”. (Mick Jagger) Diciamoci la verità: sul piano della tecnica strumentale i Rolling Stones non sono mai stati un granché. Un buon bassista, Bill Wyman (che ha lasciato il gruppo nel 1993), un discreto batterista, Charlie Watts, e un chitarrista, Keith Richards, che sarà pure “l’imperatore del riff”, come ampiamente dimostrato dalla leggendaria (I Can’t Get No) Satisfaction, ma che...
voto al film: 
6 febbraio 2011 Opinione di kthrcds su "Stones in Exile"
Nanker phelge, Berkaal e Buckets of rain hanno già detto ciò che volevo dire io. E lo hanno detto meglio.
voto al film: 
6 febbraio 2011 Opinione di nanker phelge su "Stones in Exile"
So per certo di non essere imparziale, ma a me questo film documentario è piaciuto parecchio, e non mi resta altro che consigliarvene la visione. Anche se non siete fans degli Stones guardatelo, potreste ricredervi, in fin dei conti sono tuttora considerati la più grande rock'n'roll band del mondo...
voto al film: 
6 giugno 2010 Opinione di buckets of rain su "Stones in Exile"
Gli Stones all'apice del successo. Può essere un'opinione negativa?
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