The Good Heart (2009)
Con Brian Cox, Paul Dano, Stephanie Szostak, Damian Young, Isild Le Besco, Clark Middleton, Edmund Lyndeck, Susan Blommaert, Naeem Uzimann, Bill Buell
La trama
Il vagabondo Lucas (Paul Dano) e Jacque (Brian Cox), proprietario di un bar, si ritrovano nello stesso ospedale a causa di un tentato suicidio e di una crisi cardiaca. Conscio che non vivrà ancora per molto, Jacque prende il giovane sotto la sua ala e gli insegna il mestiere di barman nel suo locale, frequentato sempre dalla stessa clientela. La vicinanza di Lucas, sensibile e altruista, rende Jacque meno cinico e collerico. L'arrivo di April (Isil De Lesco) una giovane hostess, mette a dura prova la loro amicizia.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 20/03/2011 - utile per 6 utenti
Voto al film: 
Qui s’incontrano Paul Dano, un Lucas homeless di mitezza angelica e Brian Cox, uno strepitoso Jacques, sanguigno e luciferino, cinico e dissacratore, fumatore incallito alle prese con il quinto infarto e il bisogno di assicurarsi una successione per il bar-feticcio, decrepito ostrica-house dove sono ammessi solo uomini, women, il cesso, è sbarrato, il caffè, selezionato chicco per chicco, gli arriva dall’amico della Martinica e guai a non trasferirne il gusto perfetto nella tazzina (“Disgustoso!” digrigna davanti alla decima tazza intatta sul bancone, non l’assaggia nemmeno, gli basta guardarla).
L’incontro avviene in ospedale, dove Jacques arriva col defibrillatore e il cane al seguito, bestemmiando contro le infermiere che non lo lasciano fumare e non vogliono il cane, e Lucas è lì accanto a riprendersi da un taglio verticale (quello giusto) di vene.
E’ convinto di essere un animale all’ultimo scalino della selezione naturale, il piccolo, dolcissimo gattino che apre il film insieme ad un violino in autentico stato di grazia, è l’unico essere vivente da stringere a sé, insomma non c’era scelta.
Il discorso della noce di cocco dello psicoterapeuta, però, lo colpisce:
“Siamo come una noce di cocco, dura e grezza fuori, ma se sai aprirla scopri il dolce frutto del cocco e potrai dividerlo con gli altri”.
Lucas ha di buono che non sa dire di no a nessuno, si convince che lo psicologo ha ragione e fa amicizia con Jacques, che decide di essere il suo Pigmalione e lo veste, gli taglia i capelli, lo rasa con un tremendo rasoio che Lucas guarda spaventato, ma neanche questa volta dice no, gli dà una camera con letto sopra il bar vicino alla camera sua (ma Lucas preferisce continuare a dormire a terra coperto da giornali).
Inizia così l’apprendistato da barman, mentre proseguono le sedute di psicoterapia di gruppo a cui Jacques partecipa per scrollarsi un po’di dosso quel caratteraccio malefico con risultati molto vicini allo zero.
L’arrivo come dal nulla di Avril, bionda, eterea, bevitrice di champagne, licenziata dal lavoro di hostess e senza fissa dimora sarà il detonatore che farà saltare gli equilibri.
Incerto se dire di no a lei (“manda via quella troia entro ventiquattro ore” ha ordinato Jacques) o a lui, Lucas opta per lui a favore di lei e la storia va avanti in vario modo che deve rimanere una sorpresa, perché il film è soprattutto una favola, e come una favola è ricco di tante cose belle e brutte da scoprire. ESPANDI +
20 marzo 2011 Opinione di yume su "The Good Heart"
Arrivato in Italia a Torino lo scorso dicembre al Sottodiciotto filmfestival (e non dimentichiamo che la sezione era stata inaugurata da quell’altro delizioso gioiello di Micmacs à tire-larigot - L'esplosivo piano di Bazil ) The good heart è la terza prova cinematografica di Dagur Kári, regista di un cinema di confine, l’Islanda, al debutto in lingua inglese, ma sempre poco distribuito e semi-sconosciuto da noi, come già avvenne con Nói...
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