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Le quattro volte (2010)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Le quattro volte: assente
Ritmo ritmo in Le quattro volte: presente
Impegno impegno in Le quattro volte: presente
Tensione tensione in Le quattro volte: presente
Erotismo erotismo in Le quattro volte: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Le quattro volte

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Le quattro volte (voti: 30 media: 3,77) 30

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La trama

Un vecchio pastore vive i suoi ultimi giorni in un pacifico borgo medievale arroccato tra le montagne della Calabria. Ha portato le sue capre molto in alto, in una zona abbandonata dagli abitanti del villaggio. È malato e crede di avere trovato una cura nella polvere che si accumula sul pavimento della chiesa e che beve ogni giorno insieme all'acqua. Un capretto è appena nato. Seguiamo i suoi primi passi e i suoi primi giochi, fino a quando è abbastanza forte per andare al pascolo. Altrove, un maestoso albero si muove con la brezza di montagna e cambia lentamente colori con le stagioni.  

Frammartino, milanese ma calabrese d’adozione e vocazione, già autore di Il dono, sa parlare il cinema in una lingua inaudita e sconosciuta, la lingua presocratica che esisteva prima di Platone, con la sua invenzione metafisica di un altro mondo da quello che c’è, eterno e incorruttibile (idea fotocopiata poi dal pensiero cristiano). Per 86 minuti, fatti di suoni e immagini perfettamente scanditi, possiamo vedere uomini, animali, piante e cose come se facessero parte di un tutto interminabile e sereno, come erano prima del paradiso.

La recensione di FilmTv

Di Mario Sesti - FilmTV n. 21/2010

Doveva esserci una frase di Pitagora, alla fine, per spiegare che ciò che l’occhio del film segue è il movimento della vita su questo pianeta: che passa dagli esseri umani alle piante alla terra in una circolazione incessante. Con il produttore, Gregorio Paonessa, l’autore ha deciso di non metterla e ha fatto bene. Non ce n’è bisogno. Anche se non ha praticamente parole, né scritte né parlate, il film racconta questo movimento con la stessa naturalezza con la quale si descrive la successione delle stagioni. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 18/11/2011 - utile per 16 utenti

Voto al film: voto buono

Il film inizia con dei battitori di carbone intenti nel proprio lavoro di carbonizzazione della legna. Poi si segue un vecchio pastore (Giuseppe Fuda) che vive con le sue capre in un piccolo paese dell’Aspromonte (Caulonia per l'esattezza). Sta male e la sua cura consiste nel bere un bicchiere d’acqua mischiato con della polvere raccolta nella chiesa del paese. La sua morte coincide con la nascita di un capretto. Questi cresce, incomincia a camminare, a giocare nel recinto insieme ad altri “cuccioli” e ad accompagnarsi al resto gregge nelle uscite quotidiane. Un giorno però si allontana da solo, si perde e non sa più ritrovare la strada. Va a ripararsi esausto sotto un grande abete, lo stesso che vediamo cambiare colore con lo scorrere delle stagioni, che viene, prima abbattuto, poi utilizzato come sorta di “albero della cuccagna" nell’ annuale festa dell'abete e quindi preso in consegna dai carbonai (Bruno Timpano,Nazareno Timpanoe Artemio Vellone) che lo lavoreranno per farne una cosa utile per l’inverno. Le bellissime vette della terra di Calabria fanno da sfondo a “Le quattro volte” di Michelangelo Frammartino, un film fatto di sospiri che aleggiano nell’aria come foglie al vento, sospeso tra l’elegia di un mondo incantevole e la descrizione accurata di uno scenario della natura che sembra essersi sottratto dalle incurie del tempo. Le quattro volte del titolo possono riferirsi sia al tempo della vita, evidenziato dal susseguirsi ciclico degli eventi naturali che, in quanto scritti nell’ordine naturale delle cose, sanno riprodurre eternamente se stessi, che al tempo della morte con la costatazione empirica mutuata dall’assioma biblico che “polvere siamo e polvere torneremo”. In ogni caso è la natura la padrona indiscussa del film, una natura intesa nella sua accezione più ampia possibile, comprensiva cioè di ogni elemento che gli è proprio, umano ed animale, vegetale e minerale, che attraverso la reciproca indispensabilità funzionale sanno garantire il suo perpetuo rigenerarsi. Il susseguirsi delle stagioni garantiscono la ciclica variabilità dei colori e dei venti, la presenza di uomini e animali forniscono suoni e rumori, l’occhio immobile di Frammartino, invece, sa immergere tutto in un universo cognitivo di grande efficacia iconografica dove, tanto la riconoscibilità di ogni“voce” particolare, quanto i rituali canonici che danno forma concreta alle indispensabili coordinate spazio temporali, si rendono partecipi di una inestinguibile liturgia naturalistica. Perché di questo insieme compatto, Michelangelo Frammartino sa cogliere l’essenza profonda con rispetto devoto, adagiandoci allo scorrere delle immagini allo stesso modo con cui le immagini si accompagnano al naturale scorrere della vita. Adotta una presenza discreta e mai invasiva, intenta ad osservare le cose in sé, come parte un disegno più ampio scolpito nelle pieghe del tempo eterno, un disegno che può rispondere solo a se stesso se vuole continuare a germogliare i suoi frutti, che sottopone tutti al rituale canonico della vita e della morte, della gioia e del dolore, della festa e del lavoro. ESPANDI +
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Opinioni su Le quattro volte


15 febbraio 2012 Opinione di alfatocoferolo su "Le quattro volte"
alfatocoferolo

Chiariamo subito che il mio giudizio di sufficienza non è legato all'estetica del film nè ai suoi intenti poetici e introspettivi. Questo è uno di quei film che entusiasmano gli amanti del genere ma uccidono di noia tutti gli altri ed io, banalmente, appartengo ai secondi. Dopo i primi quindici minuti di totale silenzio, qualche colpo di tosse e belato, ho capito che combattere col sonno sarebbe stato più impegnativo del solito e che quelle immagini per quanto evocative ed intense non...

voto al film: alfatocoferolo assegna il voto sufficiente a Le quattro volte (2010)

2 commenti
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10 gennaio 2012 Opinione di emmepi8 su "Le quattro volte"
emmepi8

  Finalmente sono riuscito e vedere il secondo film di Frammartino, certamente la visibilità di questa seconda opera è dovuta alla presenza a Cannes ed è questa la funzione vera di un festival, oltre agli aspetti divistici di cui una manifestazione come questa ha bisogno, per un sostegno più commerciale e di visibilità, che poi naturalmente serve ad opere come queste per essere imposte all’attenzione di un pubblico che altrimenti non avrebbe scoperto da solo. Per chi ha visto Il...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Le quattro volte (2010)

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23 novembre 2011 Opinione di Mulligan71 su "Le quattro volte"
Mulligan71

Un film circolare, muto, dove l'umanità è un bisbiglio e la natura, la protagonista. Il ciclo della vita e della morte in un film sereno, spirituale, crudele e pacato nello stesso tempo. Una poesia. Occorre, però, una certa predisposizione d'animo e di spirito. Altro che Malick.

voto al film: Mulligan71 assegna il voto buono a Le quattro volte (2010)

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18 novembre 2011 Opinione di Peppe Comune su "Le quattro volte"
Peppe Comune

Il film inizia con dei battitori di carbone intenti nel proprio lavoro di carbonizzazione della legna. Poi si segue un vecchio pastore (Giuseppe Fuda) che vive con le sue capre in un piccolo paese dell’Aspromonte (Caulonia per l'esattezza). Sta male e la sua cura consiste nel bere un bicchiere d’acqua mischiato con della polvere raccolta nella chiesa del paese. La sua morte coincide con la nascita di un capretto. Questi cresce, incomincia a camminare, a giocare nel recinto insieme ad...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a Le quattro volte (2010)

3 commenti
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18 ottobre 2011 Opinione di OGM su "Le quattro volte"
OGM

Il brulicare della vita semplice, in un microcosmo selvatico e diroccato. Sferzato dal sole e dal vento, e accarezzato dall’ombra. Una realtà minuscola e imperfetta, però pulsante di un  religioso amore per la vita. Ogni gesto è un rito devozionale, ogni movimento una preghiera, come in un presepe, come nella processione del Venerdì Santo. Uomini e animali condividono la terra e il cielo, e un po’ se li contendono, perché sono ugualmente piccoli e smarriti, nella vastità...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Le quattro volte (2010)

2 commenti
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19 agosto 2011 Opinione di gene55 su "Le quattro volte"
gene55

La magia e la poesia delle Serre Calabresi è cosa austera,chiodata,sicuramente non accessibile a tutti. Le immagini,poi,vengono anteposte a qualsiasi accenno di racconto e anche se è vero che le immagini,spesso,valgono più di mille parole,nel film si avverte un bisogno di confronto,di qualche dialogo,assenti oltremodo forzatamente. Così a frastuoni di ogni genere,versi animale,carretti in movimento,tosse malarica,fuoco che arde,campanelli che suonano,urla e...

voto al film: gene55 assegna il voto sufficiente a Le quattro volte (2010)

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8 febbraio 2011 Opinione di contemalfido su "Le quattro volte"
contemalfido

Detesto i cinefili e i film fatti per loro. Ma questo è da vedere e da capire. Se non vi piace non siete fatti per la decima musa. Fra tanti abatini minimalisti impegnati e sovvenzionati finalmente un vero irregolare.

voto al film: contemalfido assegna il voto ottimo a Le quattro volte  (2010)

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31 gennaio 2011 Opinione di cinefunken su "Le quattro volte"
cinefunken

Nessun capolavoro, nessun nuovo cinema e non scomodiamoci in paragoni con colleghi illustri. L'ultima pellicola di Frammartino convince meno della precedente e conferma una idea maliziosa: che il buon Michelangelo vada a pesca di qualche cinefilo à la page? quelli che abboccano di certo non mancano...

voto al film: cinefunken assegna il voto mediocre a Le quattro volte  (2010)



9 gennaio 2011 Opinione di Death By Water su "Le quattro volte"
Death By Water

Quattro volte, tre rinascite: l'uomo nell'animale; l'animale nell'albero; l'albero in cenere. Cenere eri (la prima scena, il battitore di carbone) e cenere ritornerai (il fumo dal camino di una casa - ogni volta la stessa, sempre, perentoriamente la stessa - di un paesino sulle montagne calabresi). In un film muto il racconto deve snodarsi, per forza di cosa, attraverso la forza delle immagini: io non ho trovato nessuna delle sequenze di questo film all'altezza di questo compito. Non...

voto al film: Death By Water assegna il voto pessimo a Le quattro volte  (2010)

10 commenti
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7 dicembre 2010 Opinione di Snaporaz68 su "Le quattro volte"
Snaporaz68

Frammartino continua il discorso iniziato nel 2003 con Il Dono e sposta la ricerca stilistica su un piano superiore. Dalla storia di un vecchio contadino calabrese che proprio in prossimità della morte realizza la completezza della propria vita nella gratuità di un dono, il regista milanese (ma con origini calabre) moltiplica le storie creando un filo comune invisibile che possa legare insieme il mondo umano, quello animale, quello vegetale e quello minerale. Dilatazione dei...

voto al film: Snaporaz68 assegna il voto ottimo a Le quattro volte  (2010)

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