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Opinione di lorenzodg su L'albero





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09/07/2011 voto al film: voto sufficiente

Sul film

"L'albero" (The Tree, 2010) è un film di coproduzione australiana-francese  della regista d'oltralpe Julie Bertuccelli (figlia d'arte). Parecchio apprendistato (aiuto-regista, documentari) e poi firma nel 2003 "Da quanto Otar è partito" (degno di nota come opera prima)...poi si ritrova al lavoro in questo secondo film tratto dal romanzo "Our Father Who Art in the Tree" di Judy Poscoe.
Nel periodo intermedio le notizie sul cinema sono frammentarie per non dire nulle.
Il film racconta le vicende di un nucleo familiare formato da Dawn e Peter e i loro quattro figli. Dopo la morte improvvisa di Peter, Dawn si sente naufragare e il suo mondo reso complicato da troppi problemi. Fa fatica a ricordarsi che i suoi figli devono andare a scuola. La bambina Simone si attacca al ricordo di suo padre prendendo 'confidenza' col grande albero attaccato alle mura domestiche. Sale sopra i suoi rami e gli par di sentire lo 'spirito' paterno. Vive con un attaccamento viscerale le sue 'radici' e il 'micro-mondo'. Anche gli altri fratelli reagiscono in modo diverso alla scomparsa del padre. Si rendono conto di ciò che li aspetta. Mentre Dawn crede di ricostruirsi una vita con un uomo conosciuto in paese, l'albero dà segni di stanchezza ma è l'unico appiglio che tiene unita la famiglia (la metafora è veramente oltre il dovuto). Ma Le cose non si risolvono con il non taglio del grande vegetale (le sue grandi radici stanno distruggendo tutto l'abitato) perchè sulla zona un grande tempesta ....distruggerà ciò che la base di tutto: il loro ricordo, la loro vita... Riusciranno a 'prenderne' un'altra?
Con la natura viva e incontaminata, di grandi spazi e di cieli lontani, la regista vuole addossarci la nemesi di un tragitto trafitto dagli eventi; nemmeno le radici più profonde riescono a calmierare il dolore e la deriva lacerante. Purtroppo il film non riesce a metabolizzare gli eventi stessi: tutto viene messo in tono superficiale, da film-tv pomeridiano. Peccato perchè dal soggetto iniziale poteva scaturire un buon svuluppo 'drammatico'. Invece solo l'ambientazione (poco faticosa da trovare) e alcuni giochi dei bambini (il vedere il passaggio del treno, l'andare in libertà per i campi) riescono a colmare una pellicola troppo appiattita al 'simil-modo' di molte telefilm (oramai a iosa uguali a loro stessi).
La regia quindi non si concede elevati livelli (tutt'altro). La recitazione non è delle migliori; anche Charlotte Gainsbourg (Dawn) non appare pienamente convincente (si rocorda che ha tra l'altro recitato per i Taviani e per Zeffirelli, oltre a occuparsi di musica).
Voto: 6-.


SI

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