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Raskolnikov (1923)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Raskolnikov: assente
Ritmo ritmo in Raskolnikov: assente
Impegno impegno in Raskolnikov: assente
Tensione tensione in Raskolnikov: assente
Erotismo erotismo in Raskolnikov: assente

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La trama

 

Adattamento di Delitto e castigo, importante sopratutto per l'apparente incongruenza dovuta all'utilizzo di un impianto scenografico di chiara ascendenza espressionista, utilizzando però la recitazione naturalista di un gruppo di attori  reclutati dal Teatro  d'arte di Mosca fondato nel 1898 da Stanislavskij.

L'opinione più votata

Di spopola scritta il 05/06/2010 - utile per 9 utenti

Voto al film: voto buono

La notorietà (e l’importanza anche “storica”. ovviamente riferita al cinema) di Robert Wiene, è indubbiamente legata più che al suo effettivo talento, a una serie di contingenze (e anche di favorevoli coincidenze)  che lo hanno  portato con prepotenza (suo malgrado) sotto la luce dei riflettori, essendo rimasto il suo nome indelebilmente legato a un titolo imprescindibile (quasi un manifesto) dell’espressionismo cinematografico come Il gabinetto del Dottor Caligari.
George Sadoul per esempio, nella  breve  sintesi che fece sulla sua attività di “autore”, tradotta in italiano per le Enciclopedie Pratiche Sansoni, lo liquida così: Wiene, pur avendo firmato nel 1919 un film fondamentale della storia del cinema come “Il gabinetto del dottor Caligari”, non fu che un regista di second’ordine, essendo il successo del suo capolavoro dovuto, più che a lui, a un eccezionale incontro di interpreti, di soggettisti e scenografi. “Genuine” (1920), “Raskolnikov”  (1923) e “Orlach Hände” (1924) conservano ancora un certo interesse, ma il sonoro e le opere realizzate in quel periodo conclusivo della sua attività (“Polizeiakte 909” del 1934 e “Ultimatum” del 1939 – per altro rimasta incompiuta per la sua prematura dipartita e portata a termine da Siodmak) finirono per declassarlo definitivamente.
Dal mio punto di vista però, è paradossalmente proprio con questo Raskolnikov (ancora per Sadoul  un successo di stima o poco più)  che ci si trova invece di fronte al suo miglior risultato in assoluto, e lo dico valutando il suo lavoro principalmente nell’ottica delle “intuizioni” e della conseguente  realizzazione registica che ne viene fuori. Magari sarà ancora un  caso fortuito, ma questa volta, nonostante molte apparenti “disomogeneità” che da più parti sono state imputate alla pellicola come elementi di parziale “discredito”, tutto sembra alla fine coagulare perfettamente verso un apprezzabilissimo esito che lo spettatore  “moderno”, che può affrontarne la visione con una prospettiva critica più distanziata e meno “emotivamente” condizionata di un tempo,  riesce sicuramente meglio a misurare e comprendere.
Meno compatto e “spiazzante” del Caligari, è proprio nel confronto con tale opera  che  saltano agli occhi (per lo meno ai miei) i pregi di una messa in scena più accurata e ponderata soprattutto nell’utilizzo di un adeguato “linguaggio cinematografico” che è pertinente e problematico, ma soprattutto più ricco, inventivo e  “rischioso” di quanto non fosse quello del suo clamoroso exploit. E le  ambiziose innovazioni che si riscontrano nell’impiego creativo della macchina da presa, sono proprio quelle “specifiche” del mezzo (montaggio alternato, primi piani, sovrimpressioni, sfocature e deformazioni ottiche), riguardano insomma la forma dello stile, qui autonomo e prezioso, non esclusivamente finalizzato al diligente e “puntuale” servizio  delle stravolgenti “sperimentazioni” di soggetto, scenografia, recitazione e illuminazione. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Raskolnikov


5 giugno 2010 Opinione di spopola su "Raskolnikov"
spopola

La notorietà (e l’importanza anche “storica”. ovviamente riferita al cinema) di Robert Wiene, è indubbiamente legata più che al suo effettivo talento, a una serie di contingenze (e anche di favorevoli coincidenze)  che lo hanno  portato con prepotenza (suo malgrado) sotto la luce dei riflettori, essendo rimasto il suo nome indelebilmente legato a un titolo imprescindibile (quasi un manifesto) dell’espressionismo cinematografico come Il...

voto al film: spopola assegna il voto buono a Raskolnikov (1923)

2 commenti
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