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Opinione di Paul Hackett su Qualunquemente





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12/02/2012 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Un paesino calabrese è "a rischio legalità" in seguito alla candidatura a sindaco dell'integerrimo De Santis e "gli amici degli amici" decidono di contrapporgli Cetto La Qualunque, ras locale da poco rientrato da una dorata latitanza: nel solco del ben noto aforisma di Flaiano secondo il quale la situazione politica italiana è sempre grave ma mai seria, la campagna elettorale del rampante Cetto assumerà ben presto i contorni di un teatrino grottesco a base di clientelismi, smargiassate, intimidazioni, ricatti e smaccate manipolazioni del consenso. Antonio Albanese porta sul grande schermo uno dei suoi personaggi più riusciti, creato qualche anno fa per uno dei tanti "Mai dire..." della Gialappa's Band e lo fa nel momento più propizio, un attimo prima che il monolitico sistema di potere berlusconiano cominci a franare sotto il peso di continui scandali sessuali e di una inadeguata gestione di una crisi economica troppo a lungo sottovalutata: ecco quindi che lo slogan LaQualunquiano (o meglio: "LaQualunquista") "Chiù pilu pe'ttutti", alla luce di un annus horribilis (a seconda dei punti di vista) nel quale troppo spesso la cronaca politica si è mescolata alla vera e propria letteratura erotica, diventa di gravissima (ma per niente seria, come dicevamo poco prima) attualità, specchio deformante di una politica che da anni, da decenni o forse da sempre, ha smesso di essere pubblico e disinteressato servizio per la collettività per diventare uno sbocco primario per raggiungere rapidamente la grande triade "Soldi, Sesso & Potere". "Qualunquemente" è il classico film uscito nel momento giusto e che, non a caso, ha potuto godere di un notevole (ma forse non del tutto meritato) apprezzamento: se le gag di Albanese, infatti, ficcanti e spiritose nella loro versione televisiva, anche grazie al controcanto della Gialappa's Band, risultavano spesso spassose o addirittura fulminanti, dilatate sul grande schermo perdono la loro efficacia e, forse anche complice il degrado della politica al quale abbiamo assistito negli ultimi anni, con la realtà che sempre più sovente ha superato l'immaginazione, lungi dall'apparire grottesche, risultano ora quasi realistiche, in una maniera francamente preoccupante. Già, perché il dramma di questo nostro derelitto paese è che c'è un po' di Cetto La Qualunque in ognuno di noi: beceramente anarchico, furbacchione, schifosamente maschilista, disonesto, corrotto... ma in fondo anche simpatico e bonaccione e, come tale, pericolosissimo, capace di fotterti da capo a piedi mentre stai sorridendo divertito per una barzelletta sconcia che ti ha appena raccontato con fare ammiccante. In definitiva "Qualunquemente" è una commediola ben confezionata ed ottimamente interpretata da un Antonio Albanese che per l'ennesima volta conferma di essere anche un eccellente attore, ma è anche un filmetto esile che raramente strappa una franca risata e che, paradossalmente e drammaticamente, risulta fin troppo realista per essere caricatura e per colpire a fondo con la sua satira rapidamente superata dagli eventi reali. Nell'insieme una sufficienza risicata.


SI

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