Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Una sconfinata giovinezza (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Una sconfinata giovinezza: presente
Ritmo ritmo in Una sconfinata giovinezza: presente
Impegno impegno in Una sconfinata giovinezza: forte
Tensione tensione in Una sconfinata giovinezza: presente
Erotismo erotismo in Una sconfinata giovinezza: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Una sconfinata giovinezza

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Una sconfinata giovinezza (voti: 49 media: 3,47) 49

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina di Una sconfinata giovinezza

Trailer

Una sconfinata giovinezza Trailer play

Acquista Una sconfinata giovinezza

Scegli tra i formati disponibili

Una sconfinata giovinezza disponibile in DvdUna sconfinata giovinezza non disponibile in Blu-RayUna sconfinata giovinezza non disponibile in Umd

La trama

Lino Settembre e sua moglie Chicca conducono una vita coniugale serena e senza serie difficoltà. L’unico vero dispiacere che ha accompagnato i venticinque anni di matrimonio è la mancanza di figli. Una mancanza che non ha compromesso la loro unione ma l’ha al contrario rinsaldata. L’oggi però, in modo totalmente inatteso, presenta loro una grossa preoccupazione: Lino da qualche tempo accusa problemi di memoria che mano a mano si accentuano. Dapprima sia lui che Chicca decidono di riderci sopra ma il disturbo si manifesta sempre più, fino a rendere necessari attenti e approfonditi esami. Inizia così una toccante storia d’amore fra un uomo, che si allontana sempre più dal presente, con la mente trascinata altrove, e la sua donna che, rifiutando qualsiasi ipotesi di abbandono e qualsiasi ausilio che la escluda, decide di stargli accanto nel processo “regressivo”. 

Scritto con il gusto dell’intreccio di un romanziere, impregnato di malinconia e pietà, Una sconfinata giovinezza ci dice tutto ciò che non vorremmo mai conoscere di persona sull’Alzheimer, ma usa questa malattia spietata per dare corpo ancora una volta alla madre di tutte le utopie artistiche del Novecento, da Pascoli (che una passeggera in treno tiene in mano, nel sottofinale) a Orson Welles: il rimpianto dell’infanzia perduta.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Mario Sesti - FilmTV n. 41/2010

Eravamo già preparati a una difesa d’ufficio: un film sull’Alzheimer di un noto autore rifiutato a Venezia, diventa un film importante per default. Soprattutto se brutto. Ma non lo è. Per il suo film più concentrato e crepuscolare, Avati ha chiamato a raccolta le principali divisioni del suo cinema: i paesaggi autunnali dell’Appennino, le riunioni famigliari gremite di nipotini e convenevoli, gli interni borghesi benestanti, anonimi, pieni di cardigan e tailleur, bei divani e penombre. Per parlare di una malattia che prima ti priva della memoria e poi ti trasforma nel bambino di te stesso, il regista di Il papà di Giovanna e di Il cuore altrove sgombra il campo da sprezzature naïf e cori da Bar Margherita. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di bradipo68 scritta il 22/09/2011 - utile per 16 utenti

Voto al film: voto mediocre

Guardando le ultime cose di Avati da qualche anno in qua( da quando la sua barba si è fatta più bianca e ha fatto riparare la casa ai furbetti del mattoncino,unico caso nella lista di Anemone che ha potuto presentare fattura,forse perchè è l'unico che ha pagato) ho sempre più l'impressione di non essere di fronte a un film ma di leggere un suo diario, di vedere un suo album di fotografie, di origliare insomma, di farmi un pacchettino di cavoletti di Bruxelles che non dovrei farmi.
Una sensazione estremamente spiacevole.
E mentre vedevo questo suo ultimo film mi chiedevo: e mò chi c'ha l'Alzheimer a casa sua?
Perchè credevo che questo film parlasse di Alzheimer come scritto da illustri recensori.E invece no.
Parla sempre dei tempi andati, di quella stagione che non ritornerà mai,di quanto era bella la fanciullezza che si stava meglio quando si stava peggio,che non esistevano le mezze stagioni, che non  piove perchè il governo ladro s'è fregato pure l'acqua e che i negri c'hanno il ritmo nel sangue.
Avati parla sempre di se stesso e della sua famiglia, di sua zia Serena Grandi(la facevo più giovane) che un tempo tutti i camionisti avevano la sua foto nel camion che si portavano appresso come un santino, del cane che si chiamava Perchè( e i suoi amici a chiedergli perchè gli ha messo nome perchè e lui a rispondere perchè no e quelli ma non ci hai detto il perchè e così via per cinque minuti ...) e dei ciclisti appiccicati sui tappi delle bottiglie con cui si faceva a gara nelle piste di sabbia e di come era difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano.Il problema del protagonista è che i figli non sono cresciuti(nemmeno arrivati) e la mamma purtroppo è imbiancata.
E parla dello stesso bambino che fa il giornalista sportivo e che comincia a dimenticare la partita di calcio che ha appena visto.Che avrebbe pure una sua ragione per certe squadre affondate nella tundra piemontese ma in televisione farsi prendere una specie di coccolone mentre stai alla Domenica Sportiva o a Controcampo non è precisamente elegante. Però ricorda sempre chi ha vinto il Giro d'Italia durante la Seconda Guerra d'Indipendenza.
E questo è strano. Sarà che aveva sbagliato sport?
Il Pupetto nostro Avati è palesemente a disagio nel narrare l'oggi:il suo diventa postmodernismo involontario con Bentivoglio zazzera al vento che balbetta,che gioca con le costruzioni e non capisce neanche come funziona una battaglia navale elettronica e Francesca Neri truccata da Virna Lisi( ma con tante attrici brave italiane di una certa età ma perchè dare una parte del genere a un'attrice ancora nel fiore degli anni?) che cerca disperatamente di essere seria nelle scene madri del film.Tipo una scena in cui Bentivoglio cerca di picchiarla: lei che con uno schiaffo gli potrebbe fare un intervento di otorinolaringoiatria senza nemmeno l'anestesia, si lascia picchiare coprendosi il viso e il parruccamento.Per non far vedere quanto stava ridendo.
Una sconfinata giovinezza non è un film , è un malinteso.Se uno volesse vedersi un film su quella malattia bastarda allora è meglio dirigersi su Away from her ,storia di un amore mandato nell'oblio proprio dall'Alzheimer con una fantastica Julie Christie.
Avati continua da vari anni a fare lo stesso film,presumo.E, citando un filosofo moderno,  magari nella sua bolla spaziotemporale continua a pensare che dare la sensazione di poter fare un bel film è molto meglio che farlo veramente.
Commenta l'opinione 9
SI

Opinioni su Una sconfinata giovinezza


11 aprile 2012 Opinione di wfrcrd su "Una sconfinata giovinezza"
wfrcrd

LA MIA SCHEDA PERSONALE : (voti da 0 a 10)  SOGGETTO:  8 RECITAZIONE:  8 SCENOGRAFIA/FOTOGRAFIA/EFFETTI SPECIALI:  6 NOTE: Il tema e' arduo, l'autore riesce per meta' nell'intento; calmorosa la svolta troppo rapida e superficiale nel secondo tempo: un cambio di passo che stride con il ritmo del film.  

voto al film: wfrcrd assegna il voto sufficiente a Una sconfinata giovinezza (2011)


23 gennaio 2012 Opinione di Carlo Ceruti su "Una sconfinata giovinezza"
Carlo Ceruti

Le cose migliori del film sono le interpretazioni dei due attori principali. Bentivoglio è fantastico per l'intensità con cui mostra il decorso della malattia ed il suo graduale ritorno all'infanzia e la Neri non gli è da meno. Incerta è invece la sceneggiatura di Avati. Inizia come dramma sulla terribile malattia di Alzheimer, poi si concentra sul punto di vista della Neri e sulla sua tenacia nel voler comunicare col marito a tutti costi e nel voler stargli vicino, perché in lui vede...

voto al film: Carlo Ceruti assegna il voto sufficiente a Una sconfinata giovinezza (2011)



22 settembre 2011 Opinione di bradipo68 su "Una sconfinata giovinezza"
bradipo68

Guardando le ultime cose di Avati da qualche anno in qua( da quando la sua barba si è fatta più bianca e ha fatto riparare la casa ai furbetti del mattoncino,unico caso nella lista di Anemone che ha potuto presentare fattura,forse perchè è l'unico che ha pagato) ho sempre più l'impressione di non essere di fronte a un film ma di leggere un suo diario, di vedere un suo album di fotografie, di origliare insomma, di farmi un pacchettino di cavoletti di Bruxelles che non dovrei farmi. Una...

voto al film: bradipo68 assegna il voto mediocre a Una sconfinata giovinezza (2011)

9 commenti
[utile per 16 utenti]

23 agosto 2011 Opinione di gene55 su "Una sconfinata giovinezza"
gene55

Chi su questo sito ha avuto l'occasione e il (dis)piacere di leggere qualcosa di mio,specie in periodi come questo di maggior frequenza,avrà potuto senz'altro notare la massiccia presenza di proverbi e modi di dire locali mista ad una soglia di folklore,spesso dalla punte altissime. Molta della mia formazaione la devo alla crescita assidua avuta con i nonni nonchè alla mia naturale predisposizione a non disdegnare mai (in viaggio,alla fermata dell'autobus,dal...

voto al film: gene55 assegna il voto buono a Una sconfinata giovinezza (2011)

2 commenti
[utile per 4 utenti]


4 luglio 2011 Opinione di hallorann su "Una sconfinata giovinezza"
hallorann

Raccontare il dramma dell’Alzheimer non è cosa facile, Pupi Avati con l’aiuto di alcuni consulenti ci ha provato imbastendo una storia verosimile e soprattutto fedele al suo percorso artistico. “Ognuno fa ciò che gli è più congeniale” diceva Fellini e Avati ha introiettato da tempo questo motto. UNA SCONFINATA GIOVINEZZA ricorda la struttura a flashback e salti temporali di DICHIARAZIONI D’AMORE, più qualche elemento tragico...

voto al film: hallorann assegna il voto sufficiente a Una sconfinata giovinezza (2011)

nessun commento
[utile per 9 utenti]

9 giugno 2011 Opinione di OGM su "Una sconfinata giovinezza"
OGM

La memoria si perde, e la vita, improvvisamente, si allarga. Più la coscienza si distacca dalla quotidianità, più la mente si apre alla fantasia, senza pudori o inibizioni, senza quei limiti imposti dal dovere di obbedire alle richieste del presente. Lo stesso cognome del protagonista, il giornalista sportivo Lino Settembre, a cui una malattia neurologica degenerativa sta rubando la lucidità, è l’evocazione di un sole al declino, che acceca mentre si...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Una sconfinata giovinezza (2011)

3 commenti
[utile per 6 utenti]


1 aprile 2011 Opinione di panflo su "Una sconfinata giovinezza"
panflo

Pupi Avati sta invecchiando troppo e diventa troppo involuto. Non ho capito proprio che storia volesse raccontarci e le chiavi di lettura del film sono pertanto, per me numerose e incomplete: il regista intendeva 1) Mostrarci i danni che provoca il morbo di Halzaimer sul cervello     umano, ma purtropo ne siamo già tutti al corrente; 2) Mostrarci come una donna innamorata e coraggiosa sia caparbiamente intenzionata ad assistere da sola il marito malato;  poteva essere...

voto al film: panflo assegna il voto sufficiente a Una sconfinata giovinezza  (2011)

nessun commento
[utile per 4 utenti]

27 marzo 2011 Opinione di fralle su "Una sconfinata giovinezza"
fralle

Tratteggia con estrema delicatezza un momento molto toccante di un rapporto di coppia.E' SEMPRE PUPI!

voto al film: fralle assegna il voto buono a Una sconfinata giovinezza  (2011)



18 marzo 2011 Opinione di mm40 su "Una sconfinata giovinezza"
mm40

Toccante è certo l'aggettivo che più si addice a questa storia di (perdita della) memoria e di (ritorno alla) infanzia. Le parentesi sono doverose, perchè il tono malinconico e quasi leggero - nell'accezione di ben lontano dal soffocante e dal patetico - con cui Avati, anche sceneggiatore, affronta questa storia di alzheimer è innanzitutto omaggio agli anni giocosi delle esperienze, quelli della prima gioventù, la stessa fase della vita interpretata e...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Una sconfinata giovinezza  (2011)

nessun commento
[utile per 2 utenti]

12 marzo 2011 Opinione di satura su "Una sconfinata giovinezza"
satura

Elegantissimo, composto e perfetto come il complesso del Laocoonte. Un mare agitato in profondità ma calmo in superficie, direbbe Winckelmann. Pupi Avati è, ancora una volta, un grande regista.

voto al film: satura assegna il voto buono a Una sconfinata giovinezza  (2011)




scrivi la tua opinione su Una sconfinata giovinezza


Voti a Una sconfinata giovinezza



login

hai dimenticato la password?