Una sconfinata giovinezza (2011)
Con Fabrizio Bentivoglio, Francesca Neri, Serena Grandi, Lino Capolicchio, Gianni Cavina, Manuela Morabito, Erika Blanc, Vincenzo Crocitti, Osvaldo Ruggieri, Brian Fenzi, Marcello Caroli, Riccardo Lucchese, Lucia Gruppioni
La trama
Lino Settembre e sua moglie Chicca conducono una vita coniugale serena e senza serie difficoltà. L’unico vero dispiacere che ha accompagnato i venticinque anni di matrimonio è la mancanza di figli. Una mancanza che non ha compromesso la loro unione ma l’ha al contrario rinsaldata. L’oggi però, in modo totalmente inatteso, presenta loro una grossa preoccupazione: Lino da qualche tempo accusa problemi di memoria che mano a mano si accentuano. Dapprima sia lui che Chicca decidono di riderci sopra ma il disturbo si manifesta sempre più, fino a rendere necessari attenti e approfonditi esami. Inizia così una toccante storia d’amore fra un uomo, che si allontana sempre più dal presente, con la mente trascinata altrove, e la sua donna che, rifiutando qualsiasi ipotesi di abbandono e qualsiasi ausilio che la escluda, decide di stargli accanto nel processo “regressivo”.
Scritto con il gusto dell’intreccio di un romanziere, impregnato di malinconia e pietà, Una sconfinata giovinezza ci dice tutto ciò che non vorremmo mai conoscere di persona sull’Alzheimer, ma usa questa malattia spietata per dare corpo ancora una volta alla madre di tutte le utopie artistiche del Novecento, da Pascoli (che una passeggera in treno tiene in mano, nel sottofinale) a Orson Welles: il rimpianto dell’infanzia perduta.
La recensione di FilmTv
Di Mario Sesti - FilmTV n. 41/2010
L'opinione più votata
Di bradipo68 scritta il 22/09/2011 - utile per 16 utenti
Voto al film: 
Una sensazione estremamente spiacevole.
E mentre vedevo questo suo ultimo film mi chiedevo: e mò chi c'ha l'Alzheimer a casa sua?
Perchè credevo che questo film parlasse di Alzheimer come scritto da illustri recensori.E invece no.
Parla sempre dei tempi andati, di quella stagione che non ritornerà mai,di quanto era bella la fanciullezza che si stava meglio quando si stava peggio,che non esistevano le mezze stagioni, che non piove perchè il governo ladro s'è fregato pure l'acqua e che i negri c'hanno il ritmo nel sangue.
Avati parla sempre di se stesso e della sua famiglia, di sua zia Serena Grandi(la facevo più giovane) che un tempo tutti i camionisti avevano la sua foto nel camion che si portavano appresso come un santino, del cane che si chiamava Perchè( e i suoi amici a chiedergli perchè gli ha messo nome perchè e lui a rispondere perchè no e quelli ma non ci hai detto il perchè e così via per cinque minuti ...) e dei ciclisti appiccicati sui tappi delle bottiglie con cui si faceva a gara nelle piste di sabbia e di come era difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano.Il problema del protagonista è che i figli non sono cresciuti(nemmeno arrivati) e la mamma purtroppo è imbiancata.
E parla dello stesso bambino che fa il giornalista sportivo e che comincia a dimenticare la partita di calcio che ha appena visto.Che avrebbe pure una sua ragione per certe squadre affondate nella tundra piemontese ma in televisione farsi prendere una specie di coccolone mentre stai alla Domenica Sportiva o a Controcampo non è precisamente elegante. Però ricorda sempre chi ha vinto il Giro d'Italia durante la Seconda Guerra d'Indipendenza.
E questo è strano. Sarà che aveva sbagliato sport?
Il Pupetto nostro Avati è palesemente a disagio nel narrare l'oggi:il suo diventa postmodernismo involontario con Bentivoglio zazzera al vento che balbetta,che gioca con le costruzioni e non capisce neanche come funziona una battaglia navale elettronica e Francesca Neri truccata da Virna Lisi( ma con tante attrici brave italiane di una certa età ma perchè dare una parte del genere a un'attrice ancora nel fiore degli anni?) che cerca disperatamente di essere seria nelle scene madri del film.Tipo una scena in cui Bentivoglio cerca di picchiarla: lei che con uno schiaffo gli potrebbe fare un intervento di otorinolaringoiatria senza nemmeno l'anestesia, si lascia picchiare coprendosi il viso e il parruccamento.Per non far vedere quanto stava ridendo.
Una sconfinata giovinezza non è un film , è un malinteso.Se uno volesse vedersi un film su quella malattia bastarda allora è meglio dirigersi su Away from her ,storia di un amore mandato nell'oblio proprio dall'Alzheimer con una fantastica Julie Christie.
Avati continua da vari anni a fare lo stesso film,presumo.E, citando un filosofo moderno, magari nella sua bolla spaziotemporale continua a pensare che dare la sensazione di poter fare un bel film è molto meglio che farlo veramente.
- negative [4]
- sufficienti [9]
- positive [13]
- leggi tutte le opinioni
11 aprile 2012 Opinione di wfrcrd su "Una sconfinata giovinezza"
LA MIA SCHEDA PERSONALE : (voti da 0 a 10) SOGGETTO: 8 RECITAZIONE: 8 SCENOGRAFIA/FOTOGRAFIA/EFFETTI SPECIALI: 6 NOTE: Il tema e' arduo, l'autore riesce per meta' nell'intento; calmorosa la svolta troppo rapida e superficiale nel secondo tempo: un cambio di passo che stride con il ritmo del film.
voto al film: 
23 gennaio 2012 Opinione di Carlo Ceruti su "Una sconfinata giovinezza"
Le cose migliori del film sono le interpretazioni dei due attori principali. Bentivoglio è fantastico per l'intensità con cui mostra il decorso della malattia ed il suo graduale ritorno all'infanzia e la Neri non gli è da meno. Incerta è invece la sceneggiatura di Avati. Inizia come dramma sulla terribile malattia di Alzheimer, poi si concentra sul punto di vista della Neri e sulla sua tenacia nel voler comunicare col marito a tutti costi e nel voler stargli vicino, perché in lui vede...
voto al film: 
22 settembre 2011 Opinione di bradipo68 su "Una sconfinata giovinezza"
Guardando le ultime cose di Avati da qualche anno in qua( da quando la sua barba si è fatta più bianca e ha fatto riparare la casa ai furbetti del mattoncino,unico caso nella lista di Anemone che ha potuto presentare fattura,forse perchè è l'unico che ha pagato) ho sempre più l'impressione di non essere di fronte a un film ma di leggere un suo diario, di vedere un suo album di fotografie, di origliare insomma, di farmi un pacchettino di cavoletti di Bruxelles che non dovrei farmi. Una...
voto al film: 
23 agosto 2011 Opinione di gene55 su "Una sconfinata giovinezza"
Chi su questo sito ha avuto l'occasione e il (dis)piacere di leggere qualcosa di mio,specie in periodi come questo di maggior frequenza,avrà potuto senz'altro notare la massiccia presenza di proverbi e modi di dire locali mista ad una soglia di folklore,spesso dalla punte altissime. Molta della mia formazaione la devo alla crescita assidua avuta con i nonni nonchè alla mia naturale predisposizione a non disdegnare mai (in viaggio,alla fermata dell'autobus,dal...
voto al film: 
4 luglio 2011 Opinione di hallorann su "Una sconfinata giovinezza"
Raccontare il dramma dell’Alzheimer non è cosa facile, Pupi Avati con l’aiuto di alcuni consulenti ci ha provato imbastendo una storia verosimile e soprattutto fedele al suo percorso artistico. “Ognuno fa ciò che gli è più congeniale” diceva Fellini e Avati ha introiettato da tempo questo motto. UNA SCONFINATA GIOVINEZZA ricorda la struttura a flashback e salti temporali di DICHIARAZIONI D’AMORE, più qualche elemento tragico...
voto al film: 
9 giugno 2011 Opinione di OGM su "Una sconfinata giovinezza"
La memoria si perde, e la vita, improvvisamente, si allarga. Più la coscienza si distacca dalla quotidianità, più la mente si apre alla fantasia, senza pudori o inibizioni, senza quei limiti imposti dal dovere di obbedire alle richieste del presente. Lo stesso cognome del protagonista, il giornalista sportivo Lino Settembre, a cui una malattia neurologica degenerativa sta rubando la lucidità, è l’evocazione di un sole al declino, che acceca mentre si...
voto al film: 
1 aprile 2011 Opinione di panflo su "Una sconfinata giovinezza"
Pupi Avati sta invecchiando troppo e diventa troppo involuto. Non ho capito proprio che storia volesse raccontarci e le chiavi di lettura del film sono pertanto, per me numerose e incomplete: il regista intendeva 1) Mostrarci i danni che provoca il morbo di Halzaimer sul cervello umano, ma purtropo ne siamo già tutti al corrente; 2) Mostrarci come una donna innamorata e coraggiosa sia caparbiamente intenzionata ad assistere da sola il marito malato; poteva essere...
voto al film: 
27 marzo 2011 Opinione di fralle su "Una sconfinata giovinezza"
Tratteggia con estrema delicatezza un momento molto toccante di un rapporto di coppia.E' SEMPRE PUPI!
voto al film: 
18 marzo 2011 Opinione di mm40 su "Una sconfinata giovinezza"
Toccante è certo l'aggettivo che più si addice a questa storia di (perdita della) memoria e di (ritorno alla) infanzia. Le parentesi sono doverose, perchè il tono malinconico e quasi leggero - nell'accezione di ben lontano dal soffocante e dal patetico - con cui Avati, anche sceneggiatore, affronta questa storia di alzheimer è innanzitutto omaggio agli anni giocosi delle esperienze, quelli della prima gioventù, la stessa fase della vita interpretata e...
voto al film: 
12 marzo 2011 Opinione di satura su "Una sconfinata giovinezza"
Elegantissimo, composto e perfetto come il complesso del Laocoonte. Un mare agitato in profondità ma calmo in superficie, direbbe Winckelmann. Pupi Avati è, ancora una volta, un grande regista.
voto al film: 
- negative [4]
- sufficienti [9]
- positive [13]
- leggi tutte le opinioni
-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:





























