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Opinione di ondecorte su Una sconfinata giovinezza





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01/11/2010 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Una parola sospesa, un improvviso buco mentale che impedisce a Lino Settembre (un grande Fabrizio Bentivoglio) di completare il suo articolo. In modo così innocuo esordisce, nella vita di questo affermato giornalista sportivo, una delle malattie più devastanti: il morbo di Alzheimer. Una demenza degenerativa invalidante che distrugge progressivamente le cellule cerebrali cancellando i ricordi, alterando la percezione temporale, impedendo la normale vita quotidiana. Gli resta accanto la moglie, Chicca (Francesca Neri), dolorosa testimone della sua dolce, tragica involuzione infantile.

Avati stringe le maglie del suo cinema intimista rinchiudendosi in una dimensione più ermetica, crepuscolare: gli incessanti flashback dell'infanzia del protagonista, immersi nella nebbiosa campagna emiliana, evocano l'acre malinconia di "La via degli angeli" senza, però, riprodurne il magico equilibrio formale.

Tra il solido soggetto (uno dei migliori del regista bolognese) e la debole sceneggiatura, che sconta qualche banalità, si muove la consueta colonna sonora di Riz Ortolani, questa volta più enfatica e patetica che precisa.


SI

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