Opinione di stanley kubrick su La mia Africa
Con Meryl Streep, Robert Redford, Klaus Maria Brandauer
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Sul film
LA CONTRAPPOSIZIONE TRA L'AMORE E LA STATICITA'
"Non un granchè come bacio d'addio..."
"Sono più brava a dare il benvenuto."
Sidney Pollack si è distinto, nel corso della sua lungissima filmografia, in molti generi. Si passa dal thriller di spionaggio "I tre giorni del Condor" passando per il western "Corvo Rosso non avrai il mio scalpo", il suo capolavoro, fino ad arrivare al drammatico incontro/scontro di "Destini incrociati" e "Havana", il suo film meno riuscito, per passare infine al sentimento con "Sabrina" e con questo "La mia Africa". Naturalmente ho tralasciato altri buoni film diretti dal bravo regista statunitense quali "Tootsie" o "Come eravamo". "La mia Africa" è già di per sè un sentimento vero e proprio. Il continente più povero del mondo fà già presupporre che siamo davanti a un inno all'amore, una ricerca spropositata e infinita della felicità, oltre che dell'amore. Interpretato da una Meryl Streep in uno dei suoi ruoli più intensi e da un Robert Redford alla quinta partecipazione in un film di Pollack, sempre più bravo e sentimentalista. Una storia d'amore deve subire delle complicazioni, specialmente in un film, altrimenti la tensione, i brividi e le incertezze, noi spettatori, non si sentirebbero nemmeno di striscio. In questo caso, la vera storia d'amore viene preceduta da un altra storia. Non c'è amore nella prima storia e infatti la protagonista, Karen, ha sposato senza amore il barone Bror Blixen, attratta solo dal titolo di baronessa e da una nuova possibilità di comprare una fattoria, in Africa, in modo e maniera di piantare i semi del caffè (anche se all'inizio lei era per la produzione di latte). Un treno la porta in questo posto sporco, povero e pieno di gente malata. Un treno però la fa incontrare la prima volta quello che sarà successivamente l'amore della sua vita. C'è solo una breve presentazione trai due che sfoggerà poi in un amore che non ha confini. La vita con il marito diventa presto noiosa. Lui che va e viene, la guerra che è iniziata, i continui giorni di sole che rallentano le piantagioni. Queste ultime potrebbero rappresentare le radici dell'amore che si sta inizializzando tra lei e quel giovane e avvenente uomo già incontrato nel viaggio di andata. Attorno a lei, ad aiutarla nei lavori quotidiani, ci stanno uomini e ragazzini dalla pelle scura. Loro sono la sua prima vera famiglia dato che suo marito, nella fattoria, non è mai presente. Karen è una raccontastorie. Anzi, un inventastorie a storia appena iniziata. Anche questo sta a simboleggiare un inizio di un nuovo amore, dimostrato anche dalla presenza di lui e di un suo amico alla prima (e unica) vera storia da lei raccontata. Le malattie imperversano e hanno un ruolo utile e non. C'è contrapposizione tra le due parti della malattia. Da una parte c'è la silifide, contratta da lei per mezzo di suo marito, che la costringe a stare in Europa per curarsi per un lungo tempo, ma che poi la farà innamorare definitivamente di Denys e che le farà finalmente aprire gli occhi per quanto riguarda suo marito, che l'ha tradita per tutto questo tempo con altre donne. Dall'altra parte ci sono le solite malattie africane che però hanno il ruolo di uccidere e massacrare dall'interno le persone anche più buone di spirito. Succede ad almeno due amici dei due protagonisti. Il divorzio, stranamente, non si concede subito. Karen deve maturare dentro e fuori di sè. E, dopo che è notevolmente maturata riesce a dare il divorzio al marito, il quale nel frattempo sta per sposare una donna americana molto ricca. In questo modo i due ruoli si possono interscambiare. All'inizio era Karen a volere a tutti i costi il titolo di baronessa. Alla fine però l'immaturo è il suo ex marito che vuole il divorzio solo per i soldi che poi otterrà da quella donna. Ma prima della maturazione, Karen ha bisogno di un pò di amore manifestato dal nuovo fidanzato, Denys. Fanno giri sul nuovo aereo di lui, si amano carnalmente, fanno falò all'ombra della sera. E intanto anche per Karen và per il meglio. Piove abbastanza per far crescere le piante di caffè. L'incendio, però, distrugge tutto. A cominciare dalla cosiddetta "mano di Dio" per l'incendio nella fattoria dove tutto il raccolto è andato perduto. Dove erano in quel momento le piogge torrenziali che caratterizzavano questi graditi momenti? Il film ci dà una prova ancora più convincente di quanto il Santo Creatore, Dio, possa, se vuole, comandare su tutto e su tutti gli abitanti di questo misero mondo. L'altro successo del fuoco avviene sull'aereo di Denys che prende fuoco poco dopo essere partito per un lungo viaggio dal quale non tornerà mai più. In quel momento non c'è nessuno a sostenere lei. Il trasloco dall'Africa all'Europa è inevitabile. Specialmente per il raccolto perso.
La stanza è vuota e l'amore della sua vita rappresenta quella stanza. Non c'è più nessuno accanto a lei.
La donna che iniziava le storie ha perso per sempre la parola. E divenne, tutto ad un tratto, scrittrice.
Commenti
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26 febbraio 2011, 07:36 di bradipo68
eh eh staley non siamo mica tanto d'accordo sulla valutazione della filmografia di Pollack(che poi di film non ne ha fatti tantissimi).Secondo me Havana non è il suo peggior film,anzi pr la plama del peggior film se la battono Sabrina e Destini incrociati,poi parlando di Pollack non si può parlare forse del suo vero capolavoro che è Yakuza(ma Corvo Rosso è messo benissimo) e poi ho due film suoi a cui sono legato a triplo filo:Non si uccidono così anche i cavalli? e Il cavaliere elettrico.Anche Tootsie per me è un capolavoro.Per me La mia Africa è un fumettone calligrafico creato a tavolino per racimolare più Oscar possibili..Un saluto.
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26 febbraio 2011, 09:39 di spopola
... anche io soprattutto per quel che riguarda il sottovalutatissimo Havana... concordo con Emidio (io lo trovo "imperfetto" ma interessante, e anche la sua presunta "freddezza" per me è un pregio, non un difetto.)
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26 febbraio 2011, 13:43 di stanley kubrick
@bradipo, spopola io invece Havana l'ho trovato molto noioso. Forse è perchè l'ho visto un pò di tempo fa, forse perchè ricalca (una specie) di storia d'amore come questo La Mia Africa. Yakuza è un gran film, anche Non si Uccidono così anche i Cavalli e Il cavaliere Elettrico. Ma a me, come Corvo Rosso, non mi ha entusiasmato nessun altro della filmografia di Pollack. Concordo con Tootsie e sono molto contento di questa (breve) discussione che abbiamo avuto. Dovremmo rifarla più volte eheheh. Un saluto ad entrambi!!
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4 marzo 2011, 22:12 di lorenzodg
"Havana" è un film 'didascalicamente-bello' con alcune sequenze magistrali. Purtroppo il cinema di Pollack ha seguito troppo l'escursus vitale di Redford...e nel "La mia Africa" si vede e si sente... La natura messa in tale film è fin troppo persuasiva per non far pensa all'Oscar (dell'epoca)...anche se si deve dire cha la Streep è straordinaria e ....K.M. Brandauer ruba la scena più volte a tutti. Bravissimo. Anche "The interpreter" è un film pollackiano imperfetto ..dove gli attori sembrano scambiali nelle parti (soprattutto Penn)... Il miglior...Pollack...è (con altri)..."I tre giorni del condor"..vero capolavoro con sintesi e movenze ritmiche-psicologiche tipiche del regista americano. Grazie.
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