Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Silent Souls (2010)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Silent Souls: assente
Ritmo ritmo in Silent Souls: presente
Impegno impegno in Silent Souls: forte
Tensione tensione in Silent Souls: presente
Erotismo erotismo in Silent Souls: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Silent Souls

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Silent Souls (voti: 7 media: 3,57) 7

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina di Silent Souls

Trailer Internazionale | Sottotitoli Francese

Silent Souls Trailer Internazionale  |  Sottotitoli Franceseplay

La trama

Alla morte dell’adorata moglie Tanya, Miron chiede al suo migliore amico, Aist, di aiutarlo a dirle addio secondo i rituali della cultura Merya, un’antica tribù ugro-finnica del lago Nero, pittoresca regione della Russia centro-occidentale. Nonostante la popolazione Merya sia stata assorbita da quella russa nel XVII secolo, i suoi miti e tradizioni si sono perpetuati nella vita moderna. I due uomini partono per un viaggio che li porterà per migliaia di chilometri attraverso terre sconfinate. Assieme a loro, due piccoli uccelli in gabbia. Lungo la strada, Miron condivide i ricordi più intimi della sua vita coniugale. Ma quando raggiungono le rive del lago sacro dove si separeranno definitivamente dal corpo, Miron si accorge di non essere stato il solo ad amare Tanya. 

Con lunghe inquadrature, Fedorchenko intesse una lirica acquatica – non senza rimandi a Tarkovskij – il cui ritmo fluido e costante trova passaggi indimenticabili, come la preparazione del cadavere di Tanya. Morte e vita: «Il corpo vivo di una donna è un fiume che porta via il dolore. È un peccato non ci si possa affogare». Spetta all’acqua di richiamare i merja tra le loro memorie e così il progetto di Aist, di preservarne l’identità, abbraccia la propria sparizione nella corrente eterna del Volga. «Solo l’amore non ha fine».

La recensione di FilmTv

Di Andrea Fornasiero - FilmTV n. 12/2011

Il frullo dei passeri come canto di morte, malinconica elegia per una cultura già scomparsa e suggestivamente reimmaginata da Aleksei Fedorchenko, maestro della commistione tra reale e fantastico, in una delle più belle pellicole della Mostra del Cinema di Venezia 2010. Il regista siberiano ha lavorato come tecnico in un’industria di progetti di difesa spaziale, quindi è stato economista dello Sverdlovsk Studio dove ha presieduto alla realizzazione di numerosi documentari. Coniugando queste esperienze esordisce nel lungometraggio con il mockumentary First on the Moon, premiato a Venezia Orizzonti nel 2005, dove si “ritrovano” documenti sulle dimenticate vittorie sovietiche nella corsa allo spazio. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 28/10/2011 - utile per 9 utenti

Voto al film: voto buono

Si può essere ebbri di morte. Si può venerare una sensualità che ha il colore dell’acqua e il sentore pungente dell’alcol che brucia. Si può coltivare il silenzio ed assecondare il grigiore, eppure portare orgogliosi, nel cuore, il grido primordiale di un’anima pagana. I Finnici del Volga sono una minoranza etnica, abitante in territorio russo, che ha perso la memoria delle proprie tradizioni, delle quali sopravvivono solo segni flebili e passeggeri: i fili colorati che ornano il corpo delle spose, il fiume  visto come un immenso ventre materno. Sarà forse il vago retaggio di una gloria trapassata, ormai avvolta nella foschia dell’autunno, a confondere l’immortalità con il dissolvimento, con la sparizione della carne, con la riconsegna ad un’eternità invisibile e impalpabile come un liquido che scorre tra le dita. Aist e Miron sono discendenti dei Merya, un popolo antico le cui radici si perdono nella notte dei tempi. Eppure il peso di una misteriosa e primitiva magia  continua a gravare sulle loro menti, indirizzando i loro pensieri verso un’indefinibile fuga dalla realtà: un salto verso il cielo, o un tuffo nel profondo, dove i rumori sono messi a tacere, e tutto ritorna ad essere unito, armonioso e perfetto. Un desiderio inconfessabile risucchia le esistenze fuori dalla plumbea tristezza del mondo, verso una fine che è sempre preannunciata dalla levità della follia e dalla solennità di un gesto sacrificale: la poesia ingenua e sconnessa del padre di Aist, che getterà la sua macchina da scrivere in un lago ghiacciato, oppure i cosiddetti discordi di fumo, che mettono impudicamente a nudo la vita di un defunto, prima che il suo corpo venga cremato e disperso. A precedere l’estremo passaggio è un momento leggero e straordinario come il volo di uno zigolo, un piccolo uccello raro e dal nome singolare, che sembra l’incarnazione della fantasia letteraria. Aist ne acquista due al mercato, all’inizio del film, e li sceglie come compagni di viaggio nella sua dolorosa missione: aiutare un amico a  celebrare – con un rito intimo e di carattere ancestrale -  le esequie della sua giovane moglie. Quel percorso, fatto di lunghe strade solitarie e di racconti d’amore,  è un itinerario attraverso il ricordo, che prosegue con un un’incursione nella trascendenza: una proiezione dell’eterea figura di Tanya nella dimensione ultraterrena, dove il nulla è un paradiso di ineffabile bellezza. In questa immagine, la sua pelle chiara e morbida è la fragilità dell’essere che si trasforma in aria, in profumo, nell’aroma delle spezie e delle erbe officinali, che curano lo spirito con  un semplice soffio della loro essenza. Emanazione è tutto ciò che, sollevandosi libero dal suolo, salva l’uomo dal decadimento. È l’alito muto e odoroso che si sostituisce alle parole, e che, in questa vita, è anticipato solo dalle evanescenti allusioni della seduzione. Vapori di incenso ed effluvi di palude si mescolano in una religiosità silvestre, in cui la fisicità è madida di emozioni, ma è anche splendente di spiritualità. Pioggia e fuoco sono gli unici elementi  di un universo in cui la terra è sommersa, oppure imprigionata nel ghiaccio, e l’atmosfera è intrisa di nebbia: gelo e calore coprono  l’epidermide di goccioline, la sostanza dell’uomo di scioglie e diventa  così inafferrabile. Sognare è partecipare consapevolmente a questo inizio di disgregazione, accettando che la gioia degradi nella pace del sonno. Aleksei Fedorchenko fa del suo film non un racconto, ma l’impronta di una storia, vaga e fugace come un segno lasciato su un vetro appannato. E come tono narrativo sceglie l’accento dell’inconsistenza, che fa da uniforme contrappunto all’inespressivo refrain del ciclo vitale: la natura è quella che, da sempre, decide il ritmo del canto, ma gli uomini, esuli di una remota età dell’oro, hanno dimenticato per sempre le sue note. 
Commenta l'opinione 2
SI

Opinioni su Silent Souls


28 maggio 2012 Opinione di bufera su "Silent Souls"
bufera

Cinema ambizioso e difficilmente accostabile, non per incomunicabilità che, anche a discapito delle parole, ce ne è tanta con le immagini splendide ed il sommesso canto che le accompagna, ma perchè le usanze di una etnia, in via di estinzione come quella dei Merja ( centro - Russia), sono un tema di  pura conoscenza. Fedorchenko  ha elaborato un racconto, emozionante eppur  rasserenante, incentrato sulle usanze funebri di questa gente, quieta e discreta, ma tenacemente legata all'acqua...

voto al film: bufera assegna il voto buono a Silent Souls (2010)

nessun commento
[utile per 4 utenti]

21 maggio 2012 Opinione di miss brown su "Silent Souls"
miss brown

Nella regione della Russia centro-occidentale posta fra i fiumi Volga ed Oka, presso le attuali città di Rostov, Kostroma, Jaroslav e Vladimir, prima del Comunismo, prima degli Zar, prima del Cristianesimo, viveva la tribù ugro-finnica dei Merja del Lago Nero, coi suoi usi, costumi, lingua e rituali; una terra al confine tra oriente ed occidente, territorio di lotta fra Cristianesimo ed Islam. Benché tale popolazione sia stata assorbita dai Russi fin dal XVII secolo, qualcosa ancora ne...

voto al film: miss brown assegna il voto buono a Silent Souls (2010)

nessun commento
[utile per 3 utenti]


1 gennaio 2012 Opinione di Mulligan71 su "Silent Souls"
Mulligan71

Il viaggio di due uomini, due amici, verso la celebrazione finale della morte della donna da ambedue amata. Allegorìa, con finale splendido, di una cultura destinata a scomparire, quella dei Merja, in un film visionario, profondo e poetico. "Solo l'amore non ha fine".

voto al film: Mulligan71 assegna il voto buono a Silent Souls (2010)

nessun commento
[utile per 1 utenti]

28 ottobre 2011 Opinione di OGM su "Silent Souls"
OGM

Si può essere ebbri di morte. Si può venerare una sensualità che ha il colore dell’acqua e il sentore pungente dell’alcol che brucia. Si può coltivare il silenzio ed assecondare il grigiore, eppure portare orgogliosi, nel cuore, il grido primordiale di un’anima pagana. I Finnici del Volga sono una minoranza etnica, abitante in territorio russo, che ha perso la memoria delle proprie tradizioni, delle quali sopravvivono solo segni flebili e passeggeri: i fili colorati che ornano il...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Silent Souls (2010)

2 commenti
[utile per 9 utenti]


23 novembre 2010 Opinione di Mathiasparrow su "Silent Souls"
Mathiasparrow

Ambizioso esperimento d'autore. Sfortunatamente malriuscito benché abbia avuto il suo effimero momento di gloria grazie ai rumors veneziani, che lo davano per quasi vincitore durante il 67mo festival lagunare. Fedorchenko punta alto, in direzione Tarkovskij, ma le sue aspirazioni si arrestano fin dal principio con la mancata fusione di immagini e voce off, a malapena in grado di sfiorarsi. Ne soffrono di più le parole, costrette a predicare filosofia in un deserto di morte che...

voto al film: Mathiasparrow assegna il voto mediocre a Silent Souls  (2010)

nessun commento
[utile per 1 utenti]


scrivi la tua opinione su Silent Souls


Voti a Silent Souls



login

hai dimenticato la password?