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Ballata dell'odio e dell'amore (2010)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Ballata dell'odio e dell'amore: assente
Ritmo ritmo in Ballata dell'odio e dell'amore: assente
Impegno impegno in Ballata dell'odio e dell'amore: assente
Tensione tensione in Ballata dell'odio e dell'amore: assente
Erotismo erotismo in Ballata dell'odio e dell'amore: assente

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La trama

1937. Le scimmie del circo urlano selvaggiamente nella loro gabbia mentre, fuori, gli uomini uccidono e muoiono in un altro circo: la guerra civile spagnola. Il Pagliaccio Triste, arruolato contro il suo volere dalla Milizia, finisce per commettere con un machete un massacro di soldati nazionalisti mentre ha ancora indosso il suo costume. E così inizia questa movimentata avventura in cui Javier e Sergio, due pagliacci orrendamente sfigurati, combattono all’ultimo sangue per l’amore ambiguo di un’acrobata durante il regime di Franco. 

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L'opinione più votata

Di OGM scritta il 28/05/2011 - utile per 10 utenti

Voto al film: voto buono

Il terrore è un pagliaccio triste, la cui sinistra missione è vendicare il dolore, allo scopo di poter finalmente essere felice. Purtroppo la sofferenza gli è irrimediabilmente impressa sul volto, nei colori lunari della farina e del carbone, come cicatrici che eternano il pianto, rendendolo tutt’uno con la smorfia della rabbia. La vicenda di Javier Granados,  il clown figlio di un uomo catturato dai franchisti durante la guerra civile spagnola, rappresenta la scia di sangue che attraversa la storia senza soluzione di continuità, trasportando intatta, attraverso il tempo, la logica della violenza che si autoriproduce, in un inarrestabile ciclo di odio e morte. È lui l’anello di congiunzione tra i massacri del 1936 e gli attentati dell’ETA, tra le stragi di civili e le selvagge manifestazioni di una società che, a metà degli anni settanta, non sembra ancora in grado di darsi una morale che regolamenti la vita pubblica e privata. Il circo è l’ambiente dell’utopia cruenta e macabra, dove si sogna a suon di bestie feroci e uomini sparati dal cannone, di nani usati come oggetti da lancio  e fanciulle costrette a volteggiare appese a un filo.  Come nella politica, tutto è show, e nulla è umanità: l’anima tace, mentre la carne si lascia martoriare per fare scena. Lo stile di Alex de la Iglesia è un realismo grottesco e iperbolico, che schiaffeggia lo sguardo per risvegliarlo dal torpore del linguaggio metaforico: tutto è simbolo, a cominciare dai personaggi che abitano i carrozzoni e si esibiscono sotto il tendone,  e che, al pari dei potenti di turno, rappresentano una squallida filosofia dell’apparire che fa solo paura, impressione, e a volte anche un po’ pena. Tuttavia è necessario ricordare che questi sono individui effettivamente appartenenti alla realtà, che agiscono concretamente, e quando scatenano la loro perversa follia, riescono  sul serio a ferire e a uccidere. Come lo spettacolare attentato al primo ministero Luis Carrero Blanco, la cui automobile volò, il 20 dicembre 1973, oltre il tetto di una casa di sei piani, la cronaca quotidiana dei periodi di crisi è un fantasmagorico fuoco d’artificio, un acrobatico  numero da saltimbanchi, però è tutto dannatamente vero.  Ci sono le vittime e ci sono i carnefici, esattamente come, sulla pista di sabbia, ci sono le belve e i domatori, c’è chi dà le sberle e c’è chi le riceve, e nulla avviene per finta. I ruoli imposti dal copione finiscono per rimanere cuciti addosso alla persona, continuando anche fuori dal teatro: il travestimento diviene così una divisa, l’uniforme di tante battaglie assurde e crudeli, alla quale, alla fine, per nulla al mondo si vorrebbe rinunciare, anche a costo di doversela tatuare sulla pelle. In Balada triste de trompeta il “trash d’autore” diviene una sofisticata forma di poesia nera, in cui anche il pugno allo stomaco appare assoggettato ad un'estetica astratta, che costantemente devia verso il gioco, verso il regno delle bambole e dei burattini; e intanto, applicando al mondo i suio filtri surreali,  ci pone sotto gli occhi la prolifica, fantasiosa ed incredibile  creatività del Nulla.  
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SI

Opinioni su Ballata dell'odio e dell'amore


6 maggio 2012 Opinione di barabbovich su "Ballata dell'odio e dell'amore"
barabbovich

Dopo una serie di rinvii, non è mai riuscito ad approdare nelle nostre sale questo film geniale ed esageratissimo di Alex De La Iglesia, regista spagnolo che alle spalle ha opere come La comunidad e Oxford murders. Sarà per via dell'escalation di violenza da Grand Guignol, o per l'intersecarsi di registro fiabesco e dramma sociale, fatto sta che in Italia i distributori hanno nicchiato sicché lo si può vedere soltanto in versione casalinga e sottotitolata. Ambientato negli anni del...

voto al film: barabbovich assegna il voto buono a Ballata dell'odio e dell'amore (2010)

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21 dicembre 2011 Opinione di alan smithee su "Ballata dell'odio e dell'amore"
alan smithee

I pagliacci fanno davvero paura. Ne' fornisce una conferma - anni dopo "It", buon lavoro televisivo tratto dal romanzo fiume di King - questo straordinario lungometraggio gotico orrorifico di Alex De La Iglesia, qui al meglio della sua forma, gia' smagliante in diverse occasioni. Nella Spagna dittatoriale di Franco un pagliaccio, Javier - figlio d'arte di un eroe quasi involontario della resistenza - traumatizzato dagli orrori della guerra e per questo cresciuto insicuro e tendente alla...

voto al film: alan smithee assegna il voto buono a Ballata dell'odio e dell'amore (2010)

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13 agosto 2011 Opinione di Totororesurrection su "Ballata dell'odio e dell'amore"
Totororesurrection

Parecchio delirante, ma parecchio...

voto al film: Totororesurrection assegna il voto buono a Ballata dell'odio e dell'amore (2010)


28 maggio 2011 Opinione di OGM su "Ballata dell'odio e dell'amore"
OGM

Il terrore è un pagliaccio triste, la cui sinistra missione è vendicare il dolore, allo scopo di poter finalmente essere felice. Purtroppo la sofferenza gli è irrimediabilmente impressa sul volto, nei colori lunari della farina e del carbone, come cicatrici che eternano il pianto, rendendolo tutt’uno con la smorfia della rabbia. La vicenda di Javier Granados,  il clown figlio di un uomo catturato dai franchisti durante la guerra civile spagnola, rappresenta la...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Ballata dell'odio e dell'amore (2010)

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2 dicembre 2010 Opinione di Mathiasparrow su "Ballata dell'odio e dell'amore"
Mathiasparrow

L'ultimo prototipo di anarchia formato 35mm. Lo schermo si fa arena per guerrieri dal cuore speculare, uno tarato sull'amore e l'altro sull'odio. Ma non chiamateli gladiatori: sono pagliacci. Eremita scontroso giunto da chissà quale immaginario, Balada triste si divincola dalle classificazioni giocando a nascondino in un torbido e paradisiaco labirinto di generi, postaccio brutale in cui De la Iglesia è di casa e sa muoversi con destrezza. Il fumetto presta le proprie...

voto al film: Mathiasparrow assegna il voto buono a Ballata dell'odio e dell'amore (2010)

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