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Opinione di koreeda su 13 Assassini





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25/06/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Miike rilegge " I sette samurai" e l'etica di Kurosawa, modernizzandola e spettacolarizzandola, con un realismo a tratti davvero convincente. Fango, pioggia, fuoco, e naturalmente sangue a fiumi. Con  una ricostruzione accurata e una fotografia virata sui toni del grigio e del marrone, e luce naturale, Miike ci riporta a un Giappone cupo, brumoso, quasi primordiale, immerso nel verde e nell'umidità, intriso di fango e purificato nel fuoco e nel sangue. Non rinuncia ai suoi temi preferiti, quelli che caratterizzavano l'inizio di "Imprinting", e lascia alle figure femminili, mutilate e violate della parte iniziale, l'orrore in tutta la sua forza, per poi dedicarsi esclusivamente a un mondo maschile di crudeltà, sadismo, vendetta, ma anche di onore, lealtà, amicizia estrema. 

Sulla trama

Inizia con un harakiri, in una luce livida e scura, la storia di questi tredici guerrieri, capeggiati dal valoroso Shimada Shinzaemon (Yakusho Koji), che accettano di uccidere in un agguato lo spietato fratello dello Shogun Matsudaira Naritsugu, destinati a misurarsi con un nemico implacabile, che sembra quasi compiacersi del sangue e della morte. Durante il loro cammino incontreranno anche un cacciatore che vive nei boschi che pur non essendo un samurai e considerandoli inutili, li aiuterà nella loro impresa, quasi un folletto immortale che procede a balzi, non camminando, interpretato da un Iseya Yusuke quasi mai ben sfruttato e qui pienamente consapevole del suo talento. Gli eroi di Miike non sono mai a senso unico, sono incredibilmente deboli nelle piccole cose e attanagliati dai dubbi, e dialoghi e situazioni si colorano di un'ironia sottile e inattesa.

Sulla regia di Takashi Miike

Miike ripèrende uno stile classico e pulito, che passa dalle inquadrature scure e dalle riprese in cui la visione della spettatore è in parte ostacolata  dalla presenza di porte scorrevoli, o travi di legno, alle trappole realizzate con pali appuntiti, per cercare di opporsi alla superiorità numerica degli avversari, alle sequenze della battaglia, convulse e interminabili, in cui addirittura a un certo punto il regista capovolge totalmente la macchina da presa per assumere il punto di vista dei combattenti ormai costretti a difendersi all'altezza del suolo.

Sull'interpretazione di Tsuyoshi Ihara

I tredici protagonisti sono ottimamente assortiti e le loro motivazioni e il loro intento ben indagati.

Sulla colonna sonora

Sobrio ed essenziale anche il commento sonoro, il suono delle spade è estremamente vicino alla realtà, i combattimenti non eccessivamente coreografati, tutto molto naturale e realistico.

Cosa cambierei

L'epopea di Miike non è quella solare e positiva, quasi didascalica di Kurosawa e degli anni Sessanta, ma un mito che si nutre di contrapposizioni, antagonismi, gesti di grande coraggio e umanità, che poi vengono contraddetti improvvisamente. Qui le scelte non sono mai irrevocabili, solo la malvagità umana, giustamente punita, si nutre di certezze.lte non sono 


SI

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