Attenberg (2010)
Con Ariane Labed, Evangelia Randou, Giorgos Lanthimos, Vangelis Mourikis
La trama
Marina, una ragazza di ventitrè anni, vive con il padre, un architetto, in una città industriale sperimentale sul mare. Trovando la specie umana strana e repellente, se ne tiene lontana. Invece la osserva testardamente attraverso le canzoni dei Suicide, la serie di documentari sui mammiferi di Sir David Attenborough e le lezioni di educazione sessuale impartite dalla sua unica amica, Bella. Uno sconosciuto arriva in città e la sfida a una gara di subbuteo. Suo padre intanto si prepara ritualisticamente a lasciare il XX secolo, che considera “sopravvalutato”. Invischiata tra i due uomini e Bella, la sua aiutante, Marina indaga i meravigliosi misteri della fauna umana.
L'opinione più votata
Di OGM scritta il 29/04/2012 - utile per 9 utenti
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29 aprile 2012 Opinione di OGM su "Attenberg"
Una rivoluzione ha saltato a piè pari gli stadi intermedi dell’evoluzione. È accaduto in Grecia, un Paese che è passato direttamente dai pastori ai bulldozer, da una cultura rurale ad un’economia basata in buona parte sull’edilizia, senza transitare per l’era industriale. È come se la nostra specie venisse catapultata dalla primitività degli istinti all’intellettualismo più spinto, dalla schiavitù del corpo alla libertà della mente, senza attraversare il secolare conflitto...
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11 febbraio 2012 Opinione di bradipo68 su "Attenberg"
Attenberg è un film che per essere compreso (almeno in parte!) per prima cosa deve essere contestualizzato. E' l'opera seconda di Athina Rachel Tsangari, già produttrice di titoli come Kynodontas e Kinetta, pellicole dirette da Giorgios Lanthimos, nome di punta del nuovo cinema greco da esportazione, che qui recita nella parte dell'ingegnere che cerca di iniziare alle gioie del sesso la giovane Marina ( Ariane Labed). E proprio come Kinetta e Kynodontas parla di linguaggio da una...
voto al film: 
6 ottobre 2010 Opinione di Mathiasparrow su "Attenberg"
Un semplice errore di pronuncia dà origine al titolo. Un errore ben più grande dà invece origine al film: credere che alla mancanza di un'idea cinematografica primaria si possa rimediare distraendo lo spettatore attraverso frivolezze, scene maldestramente "spinte" e lungaggini pseudo-intellettuali. La regista traveste di pretenziosità il nulla basilare su cui fonda la propria opera prima, un accumulo incosciente di temi e temini svariati che trovano più...
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