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Opinione di chaplin77 su Kill Me Please





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11/03/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Nel mondo ogni anno, si registra un milione di suicidi e ognuno di essi costa alla collettività 850mila dollari che fanno in totale 850miliardi di dollari, secondo un'indagine condotta in Canada. Un problema sociale gigante presentato con estrema lucidità dal dottor Kruger titolare di una clinica francese in cui si pratica l'eutanasia medicalmente assistita. Una serie di protocolli prima di arrivare alla dolce morte che iniziano con l'accettazione in clinica e continuano con il periodo di “terapia” per pazienti che per vari motivi hanno deciso di chiudere con la vita. Stando al giuramento di Ippocrate, il compito di Kruger è quello di far desistere i suoi pazienti all'estrema decisione e se così non fosse, l'obiettivoè quello di accompagnarli fino alla fine, nel rispetto della dignità umano. L'eutanasia avviene con la somministrazione di veleno in un bicchiere d'acqua. Bevanda letale che provoca la morte in soli 3 minuti per chiunque faccia anche un solo sorso.Nella villetta del suicidio sbarcano i personaggi più disparati: dal malato di cancro alla bella sfortunata, dal depresso con la fantasia del Vietnam alla cantante lirica che ha perso la voce. Tutti con il desiderio di morire, ma morire non è così semplice e così nel film succede di tutto di più: situazione grottesche, ributtanti e disturbanti e nonsense. Ci si indigna e si ride, mentre  il tutto condito dal sano “cinismo” del regista Olias Barco che realizza questo piccolo cult-movie: “Kill me please”, politicamente scorrettissimo, tanto da guadagnarsi il premio per il miglior film al Festival di Roma 2010. Un film al quale bisogna forse prepararsi psicologicamente e non per un pubblico di massa, ma un'opera che sicuramente fa riflettere e sollecita la discussione su un argomento difficilissimo come il suicidio che mette in campo la morale e l'etica, la religione, il diritto,..., l'uomo e la società. E' indubbio il coraggio di Barco nell'affrontare questo tema così spinoso, nello scherzare perfino sulla e con la morte che nella nostra cultura è vista come un tabù,ossia qualcosa da allontanare da noi il più possibile. Gli strambi pazienti,invece, condividono a loro modo il dolore e le loro paure, ma questo non porta salvezza, anzi siamo di fronte a un film anarchico e senza speranza che non assolve proprio nessuno. Ottimi gli attori tra cui spicca Bouli Lanners che sta dando non poco al cinema francofono delle ultime stagioni, da Eldorado a Louise Michel a Mammuth. Tecnicamente Kill me please non è un granchè: girato (volutamente?) alla meno peggio, ma con una fotografia fatta di eccezionali contrasti di bianco e nerissimo. Nessuna cura ai titoli d'apertura e di coda, ma non importa: qui non siamo mica nella patinata e buonista Hollywood, bensì nella cervellotica e cruda(ele) produzione belga-francese. E' stata un'impresa vederlo in sala anche perchè il film ha fatto una breve comparsata in un multisala abruzzese  per poi scomparire definitivamente nel formato home video o in versione dvx scaricabile, magari... GROTTESCO D'AUTORE.


SI

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