L'illusionista (2010)
La trama
Nella Francia del 1959 si incontrano un anziano illusionista in declino, oscurato dalla fama crescente delle rock band, ed una giovane ragazzina scozzese. Ammaliata dai suoi giochi di prestigio, decide di seguirlo nel suo viaggio alla ricerca di nuovi palcoscenici ed insieme a lui diventerà grande....
Inquadratura immobile, campo lungo, inizia lo spettacolo. L’illusionista è un malinconico omaggio al mondo del vaudeville e ai suoi artisti dimenticati che, come Monsieur Hulot, muto e surreale, sono travolti dalla modernità del rock’n’roll, della Tv, del jukebox. La sceneggiatura, scritta da Tati tra il 1956 e il 1959, è stata “ritrovata“ dalla figlia Sophie e consegnata al disegno animato - più fedele all’originale del cinema live - nei tratti lievi ed eleganti di Chomet, che restituisce il nome originale all’attore regista, Tati Tatischeff, l’“illusionista“ del gesto e della comicità impercettibili.
La recensione di FilmTv
Di Mariuccia Ciotta - FilmTV n. 43/2010
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 04/06/2011 - utile per 15 utenti
Voto al film: 
Alla satira grottesca del lavoro precedente subentra un tono malinconico con uno sguardo di rimpianto verso un mondo che va piano piano scomparendo. E' facile ritrovare nella storia del laconico Tatischeff (il vero cognome di Tati) mago di mezz'età verso il tramonto della carriera e della adolescente Alice pronta a entrare nelle meraviglie della illusione, quella del rapporto incompiuto tra Jacques Tati e la figlia Sophie. Tatischeff è alto, un po' goffo, i piedi grossi, le movenze da clown, ma quando agita le sue mani affusolate il gioco di prestigio è di quelli che fanno spalancare gli occhi. Eppure la sua arte sembra fuori posto, fuori tempo, incompresa dalla folla che corre verso gli idoli del rock n roll o si lascia ammaliare dalla nascente seduzione della televisione.
Il mutismo di Tatischeff-Hulot sembra proprio una reazione verso un mondo che sembra andare in direzione opposta alla sua: da Parigi a Londra e poi ancora fino a Edinburgo, l'illusionista cambia latitudine e longitudine alla ricerca di un pubblico che sappia ancora sorprendersi e sognare. In realtà trova una adolescente-bambina (Alice) che è disposta a lasciarsi trasportare dalla fantasia e dalla immaginazione e che diventa una sua irriducibile fan. Il casto rapporto che si viene a creare arrichisce entrambi: Tatischeff-Hulot trova un motivo per continuare il suo mestiere anzi si inventa improbabili doppi lavori (un imbranato garagista) per garantire un adeguato tenore di vita alla piccola donna che sta sbocciando. Alice si occupa del cibo (stupenda la scena di Tatischeffch preoccupatissimo perchè crede di avere per pranzo il suo coniglio da cilindro) e dei mestieri di casa e si rende conto di quanta solitudine sia presente in questo mondo di saltimbanchi, popolato da clown e ventriloqui tristi. Com il poster della diva prende colore grazie a Tatischeff e ai tre saltimbanchi, così la piccola Alice diventa una donna completa e adesso è pronta per una nuova fase, lo stato nascente dell'innamoramento per un vicino di casa. Quando Tatischeff li incontra per caso per strada non può fare altro che abdicare: entra in un cinema, prende coscienza del proprio alter ego sullo schermo (Hulot nel film Mon Oncle) e decide di riprendere il viaggio in un altrove improbabile che lo possa ancora accogliere. Alice crescendo diventa donna amata e desiderata e cessa di essere figlia protetta e guidata. Tatischeff passa il testimone della vita e lascia un biglietto dalle forti note ambivalenti:”i maghi non esistono”. Ma il disvelamento del trucco del prestigiatore non può mettere in discussione il suo esempio di vita e la coerenza morale. Se Alice adesso ha una vita accettabile lo deve proprio alla magia di un uomo che si è speso per lei. E a Chomet riesce anche una altre grande magia, mentre le luci della ribalta ad una ad una si spengono e cala il sipario su maschere e burattini, quello di avere ridato forma animata al grande Jacques Tati senza farci notare la differenza.
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20 marzo 2012 Opinione di negro su "L'illusionista"
Quando le parole non servono e a pensarci bene neanche la mimica. Il nostro illusionista comunica con i movimenti delle mani (di cui è maestro) e con la sua postura; tra inchini, passi lunghi e distesi...pause di riflessione. Tutto viene accompagnato da un delicato piano mai invadente che addolcisce le lunghe trasferte che portano l'artista in Scozia a conoscere una giovane ed ingenua ragazzina che trasformerà il tramonto della carriera dell'illusionista.
voto al film: 
14 marzo 2012 Opinione di alfatocoferolo su "L'illusionista"
Tenero ed intenso, con disegni molto suggestivi che richiamano tutta un'epoca passata ed una regia dalla mano sicura. E' il tipico pezzo d'animazione francese, con musichette al pianoforte, un candore ed una leggerezza che aleggiano nell'aria nonostante le miserie umane ci siano e si vedano tutte ma senza mai scendere nel sordido, nello squallore. Un film grazioso che richiama le atmosfere viste nel favoloso mondo di Amelie, non imperdibile ma sicuramente interessante.
voto al film: 
7 febbraio 2012 Opinione di tobanis su "L'illusionista"
Ordunque, siamo verso gli anni 50-60 e c’è questo mago di mezza età che si esibisce con il suo spettacolino nei vari teatri, sempre quasi deserti. La società (di allora) non è per nulla interessata al suo spettacolo, come a quelli di clown, ventriloqui e altro. Sbarca il lunario girando qua e là, incontrerà una ragazzina che lo penserà una specie di semidio, si aggregherà a lui (ma non ai suoi spettacoli) finchè questa fanciulla non troverà un ragazzo per lei. Il mago capirà che...
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20 luglio 2011 Opinione di bradipo68 su "L'illusionista"
Jacques Tati vive. Oltre a vivere ancora nel ricordo dei tanti cinefili innamorati della sua arte ora rivive su grande schermo grazie al film d'animazione di Chomet basato su una sua sceneggiatura poi accantonata perchè ritenuta troppo autobiografica. Curioso che oggi sia preziosa proprio perchè dice tanto di Tati e della sua arte, con quell'illusionista di mezza età, stanco di esere soppiantato dai nuovi mezzi di intrattenimento di massa,...
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4 giugno 2011 Opinione di Snaporaz68 su "L'illusionista"
Dopo il successo di Appuntamento a Belville, Sylvain Chomet mette mano a una sceneggiatura incompiuta di Jacques Tati (Film Tati n 4, scritta intorno al 1959 e dedicata alla figlia Sophie) e dà vita alla sua opera più compiuta, L'illusionista. Lo stato di grazia si avverte subito dalla qualità dei disegni e dell'animazione che ricalcano il modello Disney de Gli Aristogatti e la Carica dei 101. Alla satira grottesca del lavoro precedente subentra un tono malinconico con...
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3 aprile 2011 Opinione di michel su "L'illusionista"
I MAGHI CHE NON ESISTONO Una servetta scozzese segue un gentile e anziano illusionista sino a Edimburgo, dove, sotto al suo sguardo vigile, si trasforma in una donna. Il progetto nasce attorno a un vuoto, quello lasciato da Tati, morto in disgrazia senza aver potuto realizzare questo film; figurarsi che allegria. Il personaggio disegnato che lo raffigura non è li per far rivivere il grande comico, come potrebbe, anzi rievocandolo ne sottolinea l'assenza. Neppure il soggetto è...
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13 febbraio 2011 Opinione di Mike.Wazowski su "L'illusionista"
Dopo "Appuntamento a Belleville", la paura di non ottenere le stesse immense emozioni era tanta. E invece così non è stato e l'attesa si è dimostrata ampiamente meritata, l'animazione è veramente sublime, e in certi momenti è così altamente piena di dettagli che arriva "quasi" a parimerito con l'animazione digitale di oggi per lo stupore che lascia voto 9
voto al film: 
11 dicembre 2010 Opinione di fefy su "L'illusionista"
Da una sceneggiatura scritta e mai realizzata del geniale autore Francese (Tatì) il regista del meraviglioso "Appuntamento a Belleville" realizza questa pellicola animata.Un' opera densa di poesia, un'opera commovente e colma di cinefila malinconia per la fine di un'era magica. Struggente e dolcissimo omaggio a Tatì.
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6 dicembre 2010 Opinione di chinaski su "L'illusionista"
I maghi non esistono e L’illusionista non è un film sulla magia. Forse sulle illusioni. Sicuramente un’elegia malinconia, tristissima, su un tempo perduto che non ritornerà più. Le illusioni sono quelle di Alice, una ragazza di campagna, che arriva in città insieme al mago Tatischeff e scopre le dolci bugie della moda e compie lentamente una trasformazione, fino a diventare una ragazza meravigliosa che scoprirà anche l’amore. La nostalgia...
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