Danza macabra (1964)
Con Barbara Steele, Georges Rivière, Margarete Robsahm, Arturo Dominici, Silvano Tranquilli, Sylvia Sorrente, Giovanni Cianfriglia, John Peters, Merry Powers, Umberto Raho
La trama
Ad Alain Foster, giornalista londinese, viene affidato il compito di intervistare Edgar Allan Poe. Durante l'intervista il grande scrittore afferma che le sue storie sono vere e che lui si considera un cronista. Alain è scettico e, per scommessa, accetta di passare la notte del 2 novembre da solo nel castello abbandonato di Lord Blackwood. Se riuscirà a resistere lì dentro l'intera notte, riceverà dallo stesso Lord, una ricompensa di cento sterline. Recatosi al castello Alan incontra una bellissima donna, Elizabeth Blackwood, senza accorgersi di aver in realtà a che fare con un fantasma. Inizia così una lunga, interminabile notte, durante la quale Alain dovrà fare i conti fino in fondo con il sovrannaturale.
L'opinione più votata
Di kotrab scritta il 30/10/2010 - utile per 11 utenti
Voto al film: 
Nel 1960 Mario Bava dirige l'audace La maschera del demonio, mescolando orrore, sensualità, gioco morboso tra peccato e rettitudine cristiana. Nel 1964 Antonio Margheriti (con lo pseudonimo Anthony M. Dawson) rimpiazza Sergio Corbucci per Danza macabra, horror gotico che ripropone l'icona del genere, la B. Steele del film baviano. Margheriti ha detto di considerare datato il suo Danza macabra, eppure credo che il film abbia ancora ottime carte da giocare anche a molti anni di distanza per merito della notevole cura tecnica e stilistica, per il trattamento di temi umanamente universali, nonostante la particolarità del genere e del contesto culturale.
Danza macabra è un affondo inquieto nell'inconscio e nel mistero della morte, certo declinato con l'uso della fantasia ma comunque capace di interpellare le nostre paure e le nostre attrazioni e repulsioni. La cornice narrativa con il giornalista scettico Alan Foster (G. Rivière), il famoso scrittore Edgar Allan Poe (Silvano Tranquilli/Montgomery Glenn) e Lord Thomas Blackwood (Umberto Raho/Raul H. Newman) introduce la dicotomia tra razionalità ed eventi soprannaturali, tra una realtà calcolabile e una realtà/irrealtà che segue leggi proprie, tra "professioni tecniche", cronaca e arte. E proprio Poe, parlando di arte, dichiara che la cosa più poetica è l'immagine di una donna morta, metafora del legame tra la morte e la bellezza; la sensibilità artistica malinconica è quindi capace di capire il fascino della morte, è il mezzo per connettere due mondi, di prendere il posto della corruttibilità del corpo.
Il fulcro della vicenda è la casa maledetta, essa delinea una Zona morta vivente, un luogo isolato dalla temporalità esterna e che rimaterializza gli spiriti in corpi soggetti però ad un eterno ritorno come fossero in un limbo, causa la morte avvenuta in circostanze particolarmente intense per l'attività dei sensi: i sensi sono la parte tra corpo e anima che tormenta anche dopo la morte, sono, come l'arte, ciò che lega gli estremi e guarda caso, ancora, l'arte passa tra la percezione sensibile e quella mentale. Chi entra nella casa, quindi nel segreto, è ormai parte di essa: le basi razionali consolidate si sgretolano, una nuova conoscenza è in atto e non si può regredire, pena un corto circuito che porta alla follia e all'incomprensione e solo l'arte può manipolare e competere con i paradossi. Come Alan dovrà soccombere mentre tenta di uscire dalla zona, così anche Elisabeth (B. Steele) svanirà il suo pseudocorpo, quell'apparenza tenuta in pseudovita dalla fame di sangue e d'amore.
La bellezza paradossale del macabro è evidenziata dal bianco e nero intensissimo curato da Riccardo Pallottini/Richard Kramer, dalle penombre scaturite dai forti contrasti tra luci di candela e dense oscurità. Inoltre dai riferimenti erotici non solo tra Alan ed Elisabeth, ma anche dalla relazione extraconiugale, dalla sensualità dei torsi nudi (non solo maschili, ma anche un seno femminile, fugace ma chiaramente visibile e quasi frontale) e soprattutto dalla esplicita attrazione lesbica di M. Robsham per la Steele, dagli occhi grandi che sembrano corvi in volo e dal fascino sinistro, in bilico tra delicata bellezza e crudele bruttezza. La lentezza narrativa e i piani-sequenza sostengono il senso di attesa e l'atemporalità dell'atmosfera. Certo gli spaventi non fanno presa come una volta, ma la qualità artistica protegge sicuramente il valore del film. 8
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23 novembre 2011 Opinione di ezio su "Danza macabra"
Piccolo grande capolavoro horror italiano oltre che splendido bianco e nero,pubblicato in dvd dalla Sinister in una splendida copia in versione integrale.Rifatto dallo stesso regista qualche anno dopo ma a colori.Barbara Steele rimane la numero uno per questo genere di film.Per chi ama l'horror gotico questo film e' il massimo.Da vedere.
voto al film: 
17 novembre 2011 Opinione di chribio1 su "Danza macabra"
Circa 15 anni fa,avevo comprato in Edicola,una di quelle collane ad uscita settimanale della serie "Demoni & Streghe" con vari films gotici Italiani e non solo,degli anni '60-'70 ma,dopo qualche anno,li vendetti tutti ad un mio amico ed estrapolai in 1 vhs solo i pezzi migliori di tutte queste pellicole. Questo film in questione,"Danza macabra" del '64,non era in questa collezione,pero' visto il tema trattato,le ambientazioni e l'hanno di uscita,ci sarebbe proprio stato a pennello. In...
voto al film: 
6 aprile 2011 Opinione di cheftony su "Danza macabra"
"In ogni essere umano esistono tre forme di vita: quella del corpo, che è la più debole; quella dello spirito, che è indistruttibile; e quella dei sensi, che pur non essendo eterna può continuare per molto tempo ancora dopo la morte. Specialmente quando un essere umano viene strappato alla vita con un atto di violenza in un momento particolare, in cui i sensi vivono un'intensa emozione." Londra, circa metà dell'800: un giornalista londinese, Alan Foster,...
voto al film: 
13 dicembre 2010 Opinione di mm40 su "Danza macabra"
Horror romantico, nel senso più ampio del termine, con un sapiente uso della suspence ed un tocco di erotismo (davvero spolverato e nulla più) che non guasta. Un film che a fatica potrebbe credersi italiano e che infatti il regista (Antonio Margheriti) e l'intero cast scelgono di firmare sotto pseudonimi anglofoni. Margheriti diventa così Anthony Dawson, gli sceneggiatori Gianni Grimaldi e Sergio Corbucci assumono le identità di Jean Grimaud e Gordon Wilson jr.;...
voto al film: 
30 ottobre 2010 Opinione di kotrab su "Danza macabra"
Siamo in un periodo di passaggio cruciale e storico per il cinema italiano, il primo lustro degli anni '60 (prima ancora delle contestazioni del '68): tira aria di rinnovamento che si vuole distanziare dal paludamento delle convenzioni, le leggi in materia di censura e "buon costume" conoscono qualche modifica e registi e produttori colgono la palla al balzo osando di più nel campo del mostrabile e nelle allusioni, senza esagerazioni ma con elementi già destabilizzanti per...
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