Opinione di koreeda su Confessions
Con Takako Matsu, Masaki Okada, Yoshino Kimura, Mana Ashida, Kaoru Fujiwara, Sora Iwata, Daichi Izumi, Inowaki Kai, Karin Katô, Takuya Kusakawa
- sufficienti [2]
- positive [9]
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Sul film
La sequenza più spaventosa di Confessions è quella in cui, in seguito alla progressiva discesa agli inferi di un ragazzo, Naoki, vessato dai compagni e manipolato dall'amico Chuya, intelligente, ma disadattato il suo insegnante di ginnastica, si reca a casa sua per aiutarlo, ma inultilmente perchè viene respinto.
Confessions spiazza, avvince, si rivela come una vera e propria sorpresa nel panorama di un cinema giapponese di genere fortemente radicato nell'analisi di dinamiche sociali devianti e deviate. Tecnicamente è virtuosistico, anche se molti degli effetti messi in campo non sono nuovi, ralenti, montaggio alternato, angolazioni e punti di vista che si intrecciano. La colonna sonora riesce ad accrescere la sensazione di straniamento e scollamento tra realtà, tremenda, e modo interiore, a volte dolce e tristemente nostalgico (splendida Last Flowers dei Radiohead), anche se a volte il commento musicale risulta un po’ invadente e il sapore del videoclip diventa un po’ troppo forte.
Sulla trama
Ma sono le due istituzioni fondamentali della società, e a trovare qui la loro totale disfatta, come era accaduto già per altri autori giapponesi eccellenti, il Fukasaku Kinji di Battle Royale e l'inconoclasta e dissacrante Sono Shion, anche se qui Nakashima è un po' troppo compiaciuto per eguagliarli. La malvagità di Chuya e di Naoki, da lui abilmente manipolato, responsabili della tragica e gratuita morte di una bambina, figlia della loro insegnante, trova il suo contrappasso atroce nella vendetta incredibilmente feroce portata avanti dalla donna. Matsu Takako, la professoressa Moriguchi, sorprende, impassibile, composta, da’ sfogo al suo immenso dolore in modo davvero spaventoso, nella distanza abissale tra la sua apparente irreprensibilità e la devastazione interiore che la divora. Chuya, invece, agisce nel tentativo di riprendersi l’affetto della madre, scienziata, che lo ha lasciato. Abbandonato a se stesso, come tanti coetanei, reagisce in maniera violenta e esplosiva.
Sulla regia di Tetsuya Nakashima
Nakashima sa mescolare i linguaggi, dagli SMS, alle mail, al diario scritto al computer, da ragazzi che ormai non comunicano più se non attraverso la tecnologia. Aveva già lavorato sul disagio adolescenziale con risultati ottimi nella commedia Kamikaze Girls, in cui aveva esplorato il mondo delle band femminili e qui non delude nella sua trasposizione di un bestseller editioriale, creato apposta per il successo commerciale.
Eccessivo sì, ma mai marcato da esigenze di realismo psicologico e sociale, nonstante i temi, Kokuhaku, Confessions, si impone all'attenzione naturalmente, senza mai risultare implausibile. Da tenere d'occhio.
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