Henry (2010)
Con Dino Abbrescia, David Coco, Carolina Crescentini, Pietro De Silva, Eriq Ebouaney, Vito Facciolla, Roberta Fiorentini, Aurelien Gaya, Claudio Gioè, Susy Laude
La trama
In una Roma notturna e inedita, le indagini del commissario Silvestri (Claudio Gioè) si incrociano con la giovane coppia Nina (Carolina Crescentini) e Gianni (Michele Riondino), rimasta coinvolta in due omicidi. Sullo sfondo, una banda di malavitosi meridionali e una gang di africani che si combattono il dominio sulla droga.
Più che un omaggio al passato, Henry pare il corrispettivo italico del Pusher di Winding Refn e - nonostante dissemini come specchietti per allodole tarantinate quali l’inquadratura dal bagagliaio - come il fratellastro danese contamina la materia narrativa “pulp mainstream” con un registro visivo a costo ridotto. L’immagine sporca e in movimento incessante riflette la natura bassa e frenetica di formiche operaie in rotta di collisione: tutto torna, secondo le regole del purgatorio urbano.
CHI È HENRY?
Henry è il motore di tre giorni di fughe, terrore, inseguimenti e amore, senza essere una persona. Nonostante a prima vista possa sembrare il nome di uno dei protagonisti in carne e ossa, "Henry" è in realtà il termine con cui si fa riferimento all'eroina nel sottobosco romano dello spaccio di sostanze stupefacenti. Usato per lo più dai ghanesi, sembra che il termine sia nato nelle comunità afro-americane di New York e che da lì sia stato esportato in tutto il mondo arrivando anche in Italia.
ROMA VIOLENTA E PULP
Tratto dall'omonimo romanzo di Giovanni Mastrangelo (lo stesso autore di Piccolo Buddha (1993), da cui aveva tratto ispirazione Bernardo Bertolucci), Henry si prefigura come una stralunata storia di gangster, poliziotti e giovani borghesi alla deriva sullo sfondo di una periferia romana violenta e nera, lontana dagli stereotipi delle cartoline. Né dark né poliziottesco, Henry è uno dei possibili punti di vista su una Roma inedita, condito da una spruzzata di Quentin Tarantino: umorismo nero e monologhi dei protagonisti che rompono l'azione contribuiscono a renderlo un film surreale a causa del doppio registro a cui è chiamato.
La recensione di FilmTv
Di Claudio Bartolini - FilmTV n. 9/2012
L'opinione più votata
Di PompiereFI scritta il 05/03/2012 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
Inizia più o meno così “Henry”, terzo film di Alessandro Piva, tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Mastrangelo. La prima impressione è che Piva abbia buttato dalla finestra una porzione di spaghetti cotti al punto giusto, sprecando un panorama a tinte noir e angolazioni visive alle quali arride un ritmo di montaggio afro beat che fa tanto esotico, mettendo in risalto un mix di generi che vanno dal poliziottesco anni ’70 a venature pulp (ma Tarantino non c’entra niente), più alcune ventate fitness/new age.
Sarà colpa del commissario Silvestri che si mette a regalare perle di filosofia tra un semaforo rosso e uno verde, il quale sembra aver intrapreso un’idea della vita molto più blanda e saggia rispetto a quando era single. Adesso ha una compagna che si prende cura di lui, che gli ricorda di non uscire senza la sciarpa, cucina macrobiotico, elimina la televisione da casa, ma non interviene nel caso in cui il compagno lasci sul tavolino del soggiorno il cellulare di servizio.
Girato in una Roma multietnica, e incerto fra la paura di sforare il già ridotto budget e la voglia di avventura, “Henry” è la coraggiosa ricerca di una nuova frontiera espressiva nel panorama italiano e un’occasione persa. Tra borse contenenti vestiario lanciate da Ponte Sant’Angelo, vesciche fragili, e monologhi/deposizioni fuori scena che dovrebbero dare un tocco di verismo a una vicenda che di per se’ indossa lo scialle dell’assurdo, la sceneggiatura butta giù briciole di qualunquismo che mettono a confronto la religione “libera” con quella “dogmatica”, l’eroina con la guerra.
C’è anche la pretesa di capire qualcosa sul mondo del cinema attuale avanzando dubbi sulla sua esistenza e imburrando i dialoghi con un Jean-Pierre Belmondo a individuare come “molto intelligente” chi è in grado di riconoscerne l’autentico nome. Ed è vero che il regista non giudica, ma nemmeno rientra nei termini di legge.
Intanto la mala si prende cura dei problemi scottanti rispondendo con un “vaffanculo” in viva voce. E poi ordina, sì, ma bucatini e maialino al forno.
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20 aprile 2012 Opinione di ico su "Henry"
Non sono convinto che HENRY possa percorrere le strade del noir, piuttosto quelle nostrane del poliziottesco. Certo, forse non è neppure accostabile ai capisaldi imprescindibili del genere, ma neppure alle derive povere e inconsistenti degli ultimi anni tipo LA BANDA DEL BRASILIANO. Film medio, questo di Piva, con difetti gravi perché tipici del cinema italiano di oggi, laddove non si riesce più a bilanciare dramma e ironia, con l'uno sempre eccessivo e sopra le righe e l'altra...
voto al film: 
10 aprile 2012 Opinione di barabbovich su "Henry"
Un pusher (Mazzotta) e sua madre (Fiorentini) vengono uccisi nel loro appartamento, nella periferia romana. Il commissario Silvestri (Gioè) e il suo vice (Sassanelli) indagano su una guerra tra malavita campana e un nuovo gruppo di africani per accaparrarsi il mercato della droga. La trama di Henry, termine in codice per eroina, è tutta qui. Il salernitano naturalizzato barese Alessandro Piva, tornato al lungometraggio dopo anni di assenza (l'ultimo suo film era stato Mio cognato), si...
voto al film: 
7 marzo 2012 Opinione di XANDER su "Henry"
Io non amo il noir. Ciò nonostante ho visto i veri capolavori con questo genere e mi hanno molto appassionato. Questo non è niente, solita periferia romana, attori per niente convincenti (mi piace tantissimo Claudio Gioè ma qui è proprio fuori luogo, Dino Abbrescia con quella finta parrucca anni'70 è ridicolo). Noiosissimo, privo di tensione, di emozione, addirittura pure la colonna sonora di Andrea Farri è quasi inesistente. Non perdete tempo con questa porcheria
voto al film: 
5 marzo 2012 Opinione di PompiereFI su "Henry"
La polizia di Roma, dopo aver indagato peracottaramente su un duplice delitto avvenuto nell’ambito della droga, arresta Giovanni (Michele Riondino, conosciuto per il ruolo del giovane Montalbano), un fannullone innamorato trovato in possesso di 10 grammi di eroina e subito imputato di omicidio. Il tutto senza preoccuparsi di confrontare le impronte del ragazzo con quelle lasciate sull’arma del delitto. Giusto per ridere, Giovanni viene messo al fresco per due/tre giorni, in una cella...
voto al film: 
5 marzo 2012 Opinione di alan smithee su "Henry"
Henry piace a molti, ma se lo vuoi te lo devi guadagnare…Henry contribuisce ad arricchire una gang organizzata di neri stabilitisi nel quartiere popolare di una capitale romana qui insolita, cupa e grigia come troppe anonime periferie di citta' del nord… Henry, se lo conosci, e’ facile che non potrai piu’ fare a meno di lui, e che sarai disposto a correre rischi impensabili per potertene riappropriare….Henry e’ una soluzione effimera e posticcia di chi si accontenta anche solo...
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