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RCL - Ridotte capacità lavorative (2010)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in RCL - Ridotte capacità lavorative: minimo
Ritmo ritmo in RCL - Ridotte capacità lavorative: presente
Impegno impegno in RCL - Ridotte capacità lavorative: presente
Tensione tensione in RCL - Ridotte capacità lavorative: assente
Erotismo erotismo in RCL - Ridotte capacità lavorative: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a RCL - Ridotte capacità lavorative

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a RCL - Ridotte capacità lavorative (voti: 3 media: 2,67) 3

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La trama

Luglio 2010. Una troupe sgangherata, capitanata da Paolo Rossi in veste di regista, arriva a Pomigliano d’Arco, dopo il referendum sull’accordo proposto dalla Fiat, per fare i sopralluoghi di un film. Incontra il sindaco, il parroco, il sindacalista e gli operai e riesce così a farsi un’ idea di cosa sia veramente accaduto a Pomigliano con il referendum.  

La troupe del mattatore Rossi cerca ispirazione per un metafilm impossibile: invoca il nume tutelare di Chaplin ma si rende conto che questi tempi sono ben oltre il moderno. L’unico modo per raccontarli è la fantascienza.

La recensione di FilmTv

Di Ilaria Feole - FilmTV n. 51/2010

Pomigliano d’Arco: un paese in provincia di Napoli. Ma anche: un pianeta a parte. Un comune di quasi 40 mila anime, delle quali oltre 5 mila lavorano nello stabilimento Fiat noto come “Giambattista Vico”. Nel torrido luglio 2010, una troupe cinematografica sgangherata e capitanata dal “maestro” Paolo Rossi sbarca sul Pianeta Pomigliano. Dove, il 23 giugno, la quasi totalità degli operai ha dovuto dire sì o no a un accordo tra sindacati e azienda. Con un’affluenza senza precedenti (95%), i dipendenti Fiat hanno accettato l’intesa, che prevede notevoli limitazioni dei diritti dei lavoratori:? ESPANDI +

L'opinione più votata

Di Spaggy scritta il 10/12/2010 - utile per 8 utenti

Voto al film: voto mediocre

Piccola premessa: opinione scritta da uno spettatore di sinistra che non ama il compiacimento fine a sé stesso del regista e della troupe del film in questione.


Esperimento mal riuscito di coniugare informazione, politica, cinema e linguaggi tramutati dai reality show. Quando il "Grande Fratello" incontra "Ballarò" o "Report" (nonostante se ne prendano le distanze), il risultato è soltanto un ibrido senza testa tra quello che era nelle intenzioni del regista e quello che invece ne è venuto fuori.

Voleva essere un film di "surrealismo civile" ma l'unico surrealismo che si nota è quello che coglie l'a-spettatore, commistione tra "colui che aspetta" e "colui che guarda privandolo del piacere stesso di guardare". Si ha la sensazione di essere di fronte agli "extra", al "making of", di un dvd, realizzato in maniera casereccia e sulla possibilità di cavalcare l'onda di problematiche operaie (la produzione Fiat di Pomigliano, il referendum dei lavoratori, la catena di montaggio) per spillare dieci euro proprio a quei lavoratori che sperano di veder rappresentata la loro precaria situazione, caratterizzata da nessun diritto, da schiavitù, da alienazione e dalla loro stessa spaccatura su due fronti..

Girato per lo più "dal vero", con piani sequenza di morettiana memoria nelle scene "all'improvviso" (e non "improvvisate", termine che si adatterebbe bene a tutto il progetto), il film è caratterizzato da una serie di interviste: da quella del sindaco (paradossalmente di destra in un paese di operai, ma questa è la nostra Italietta) a quella del parroco (quasi di sinistra, Peppone e Don Camillo invertiti di ruolo), da quella del sindacalista FIOM a quella degli operai. Interviste caratterizzate dal rimpianto di "ciò che era la società prima della globalizzazione" (si potrebbe imbastire un discorso sulla sociologia dei processi culturali, mostrando che forse il pericolo non è la globalizzazione in sé ma gli effetti che i "globalizzati" non riescono a reggere e sorreggere), una società agricola basata sul lavoro in proprio e sul culto del cortile domestico, inteso sia in senso fisico che metaforico... E poco importa se poi Pomigliano d'Arco (come Giovanna, per accentuare la devozione ma anche il sacrificio) abbia goduto del benessere che quella stessa globalizzazione ha apportato al paese (cosa accennata da una delle mogli "imprenditrici" degli operai: "prima si compravano le mutande, ora no... non se le cambiano più?")...
Paradossalmente allo spirito del documentario poco giovano le parole degli stessi operai: danno in chi assiste alla loro conversazione la sensazione di essere preso per i fondelli da parte del regista che, più che soffermarsi sulle cause delle loro agitazioni e paure, si diverte a mostrarci il loro scontro di opinioni fondato sullo stesso argomento: nel bene o nel male, tutti vogliono che la Fiat continui a produrre sul luogo. ESPANDI +
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SI

Opinioni su RCL - Ridotte capacità lavorative


10 dicembre 2010 Opinione di Spaggy su "RCL - Ridotte capacità lavorative"
Spaggy

Piccola premessa: opinione scritta da uno spettatore di sinistra che non ama il compiacimento fine a sé stesso del regista e della troupe del film in questione. Esperimento mal riuscito di coniugare informazione, politica, cinema e linguaggi tramutati dai reality show. Quando il "Grande Fratello" incontra "Ballarò" o "Report" (nonostante se ne prendano le distanze), il risultato è soltanto un ibrido senza testa tra quello che era nelle intenzioni del regista e...

voto al film: Spaggy assegna il voto mediocre a RCL - Ridotte capacità lavorative (2010)

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