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Opinione di Kurtisonic su Habemus Papam





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06/02/2012 voto al film: voto buono

Sul film

Con Habemus Papam, Moretti formalizza un percorso registico in crescita e affronta una tematica originale e di difficile manipolazione, con un respiro internazionale che solo pochi autori italiani, nell'attuale scenario, possiedono. Il papa designato dal voto dei cardinali chiusi nel conclave non se la sente, entra in crisi e rifiuta l'investitura. Attraverso un articolato gioco di rimandi, Moretti costruisce un intreccio abile e leggiadro senza cedimenti ideologici di parte, e gestisce una trama provocatoria mai fine a sè stessa. Nel film si tratta della trasfigurazione della vita, pubblica e privata, di ruoli sociali e di libero arbitrio, il regista combina profondità e leggerezza senza far mai cadere la vicenda in passaggi scontati. Moretti agisce sul codice rappresentativo dell'immagine di M.Piccoli (che impersona il cardinale Melville, cioè il papa neo eletto) facendo emergere la sua figura assoluta sullo sfondo, per esaltare la riappropriazione della persona sul suo possibile ruolo, la sua riconquista interiore completamente umanizzata e percorsa da sentimenti contrastanti e autentici. Moretti invece, oltre che regista del film, interpreta lo psicanalista che deve fare rientrare nei ranghi il disorientato cardinale Melville, la sua figura resta saggiamente emarginata, amalgamata e metabolizzata con l'ambito circostante, si limiterà a registrare gli sviluppi della vicenda e come avviene nei panni della figura professionale rappresentata non entra nel merito e non assume alcuna posizione giudicante. M.Piccoli offre un'interpretazione straordinaria e la riflessione del suo personaggio pieno di dubbi, ricordi e sussulti vitali, riassume la sua vita d'attore alle prese con quella commedia umana divisa fra finzione e realtà non solo da rileggere ad un certo punto della vita, ma anche con la quale prima o poi fare i conti.


SI

Commenti

  • 6 febbraio 2012, 20:20 di jonas

    A me sembra invece che, purtroppo, il personaggio dello psicanalista non resti affatto in disparte: il difetto principale del film è appunto quello di seguire più lui che il papa in libera uscita.

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  • 6 febbraio 2012, 21:56 di Kurtisonic

    Moretti non concepisce ancora un suo film senza di lui, ma ci arriverà. La sua entrata in scena in Habemus Papam con il tentativo della seduta psicanalitica davanti ai cardinali secondo me è l'unico momento in cui prende tutta la scena. Il resto del film lo vede progressivamente allontanarsi dal primo piano della vicenda, anche nella scena del torneo di pallavolo rimane un elemento di contorno perchè è il contesto surreale che prevale. E' stata una piacevole percezione, quella di perdere le sue vicissitudini che sono di semplice complemento, mentre il papa catalizza fortemente l'andamento del film, per quello che mi riguarda l'ho vissuto così. Un saluto. fabrizio

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  • 6 febbraio 2012, 22:46 di Stefano Battiato

    Sono d'accordo (in parte) con Kurtisonic: secondo me l'immagine di Brezzi che lascia cadere sconsolato il pallone nel campo rappresenta la definitiva uscita di scena del Moretti attore dai film del Moretti regista. Fateci caso: sembra quasi che Moretti cerchi di darsi spazio nel film ma che non ci riesca, il suo personaggio entra in scena dopo quasi mezz'ora e dopo una seduta (inutile, tra l'altro) con il Papa, diventa un elemento di disturbo: critiche fiacche al Vaticano (benzina, medicine) senza il nerbo di un tempo, e un tentativo di riportare alla memoria "Palombella rossa" con un torneo di pallavolo (incompleto!). Sembra quasi che Moretti volesse dirci che nel suo "spazio diegetico/filmico" non c'è più spazio per lui che recita sé stesso. Per vedere se ho ragione o sto vaneggiando dobbiamo aspettare che annunci il suo prossimo film (fra 5 anni!)

    cancella commento cancella commento e blacklista Stefano Battiato

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