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Marilyn (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Marilyn: assente
Ritmo ritmo in Marilyn: assente
Impegno impegno in Marilyn: assente
Tensione tensione in Marilyn: assente
Erotismo erotismo in Marilyn: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Marilyn (voti: 4 media: 2,50) 4

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locandina di Marilyn

Trailer italiano ufficiale

Marilyn Trailer italiano ufficialeplay

06/10/2011

Michelle Williams è Marilyn Monroe nel primo trailer di My Week with Marilyn

Che il set del film Il principe e la ballerina non fosse stato una passeggiata per Sir Laurence Olivier e Marilyn Monroe non è cosa nuova e a raccontarcelo in un libro fu proprio l'allora...

di Spaggy

La trama

Colin Clark, un impiegato al servizio di Sir Laurence Olivier, documenta l'intensa e tesa relazione in corso tra i due protagonisti del film Il principe e la ballerina, durante le riprese dello stesso. 

Incluso nelle taglist:

NON SOLO MITO: MARILYN, DONNA E ATTRICE

Realizzando Marilyn, il regista Simon Curtis si è prefisso in primo luogo di rivalutare la figura di Marilyn Monroe come attrice dato che, secondo la sua personale impressione, per molta gente la Monroe è un'icona prima di essere un'attrice, convinto - forse non a torto - che oggi la si conosca più per le fotografie che la ritraggono piuttosto che per i film che ha interpretato. Proprio per questo motivo, il libro Il principe, la ballerina e io di Colin Clark ben si prestava a una trasposizione cinematografica, avendo al suo interno ben due differenti percorsi narrativi che raccontano le fragilità di Marilyn come donna da un lato e le sue peripezie sul set dall'altro. Com'è noto, infatti, il set de Il principe e la ballerina (1957) non fu per nulla tutto rose e fiori. Per la prima volta produttrice e attrice di una pellicola, la Monroe andò incontro a una miriade di problemi di produzione, alimentati esclusivamente dalla mancanza di comunicazione e comprensione con sir Laurence Olivier, regista e interprete maschile: mentre i comportamenti e i ritardi della Monroe erano apparentemente inspiegabili (ma poi facilmente riconducibili alla sua dipendenza dall'alcol e dalla droga), sir Olivier, da tradizionalista convinto, faceva fatica ad accettare le idiosincrasie dell'attrice e la sua devozione al metodo recitativo dell'insegnante Paula Strasberg.

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FUGA DAL SET E DAL MATRIMONIO

Nel testo di Clark, quando lui - nel ruolo di assistente di terza categoria - arrivò sul set per il suo primo giorno di lavoro, si imbatté da subito nel clima di tensione stabilitosi tra la Monroe e sir Olivier. Per entrambi era un momento molto critico della loro vita privata. Marilyn si era appena sposata con Arthur Miller e il suo trionfale arrivo all'aeroporto di Heathrow era qualcosa che la inorgogliva: era la compagna di un grande intellettuale e pensava che quello sarebbe stato l'uomo che l'avrebbe affiancata per sempre. Stava, inoltre, per varare il primo progetto da produttrice per la sua Marilyn Monroe Productions ed era arrivata fino in Inghilterra per lavorare con il grande Laurence Olivier, sperando finalmente di mettere a tacere le malelingue che mettevano in dubbio le sue capacità recitative.

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LA SFIDA DI MICHELLE WILLIAMS

Per la parte della Monroe, il regista Curtis ha preso in considerazione solo un'attrice. Sin dal primo momento in cui ha deciso di realizzare il film, la sua Marilyn ha avuto nella sua mente il volto di Michelle Williams, considerata una delle migliori attrici della sua generazione. Dopo averla ammirata in I segreti di Brokeback Mountain (2005) e in Blue Valentine (2010) (due film che hanno portato l'attrice a sfiorare il premio Oscar), Curtis ne aveva apprezzato coraggio e doti recitative, tanto da non considerare mai l'ipotesi di far leggere il copione a qualcun'altra. Per la Williams, però, non è stato facile entrare nei panni del mito.

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L'opinione più votata

Di OGM scritta il 10/03/2012 - utile per 9 utenti

Voto al film: voto sufficiente

“Insegnare a recitare a Marilyn Monroe è come insegnare l’urdu a un tasso!”  Chissà se Sir Laurence Olivier, nel 1956, sul set de “Il principe e la ballerina” ha davvero pronunciato questa frase. A mettergliela in bocca è l’allora ventitreenne Colin Clark, figlio di un noto professore inglese di storia dell’arte, che in quel film era il terzo assistente alla regia. Col tempo sarebbe diventato un importante produttore di documentari. E tanti anni dopo, ormai alla fine della sua carriera, avrebbe raccolto le memorie di quella sua prima straordinaria esperienza nei libri The Prince, the Showgirl and Me (1996) e My Week with Marilyn (2000). Simon Curtis ne ha tratto quello che si potrebbe definire un romanzetto rosa di sontuosa fattura. Kenneth Branagh e Michelle Williams sfoggiano un’interpretazione tecnicamente ineccepibile (a volte così perfetta da risultare sorprendente), però, purtroppo, del tutto priva di carisma: di Laurence Olivier e di Marilyn Monroe riproducono fedelmente le movenze e l’espressività, ma non riescono a trasmetterne l’anima. Sono copie virtuosistiche degli originali, che spesso involontariamente sconfinano nella caricatura. Lo spirito della commedia hollywoodiana, con quei suoi cliché brillanti ma impomatati, a dire il vero, c’é proprio tutto: i personaggi sono i classici tipi buffi che strappano il sorriso prendendosi eccessivamente sul serio e, nei momenti tristi, suscitano un’infinita tenerezza. Il dramma della star infelice ed incompresa diventa lo spunto per farci innamorare, come adolescenti, di quella bellezza tanto divina nella presenza scenica quanto fragile nella vita privata. Un incanto finto e temporaneo, che ha la tenue consistenza di un’illusione. Marilyn, per il pubblico, è stata proprio questo: un’apparenza folgorante e fugace, presto affondata nell’abisso di un dramma nascosto nell’ombra. Tuttavia, in questo film, la luce dei riflettori viene sparata su quella figura anche nelle situazioni più delicate e intime: quella nuvola bionda su un corpo da favola non esce mai dal ruolo,  rimanendo sempre e comunque un personaggio da sogno,  romanticamente adorabile anche nel dolore.  Una donna inadatta alla durezza del mondo (di cui fanno parte anche il piglio severo ed i modi bruschi di Olivier), però costruita su misura per gli individui inoffensivi e sensibili come il macilento e lentigginoso Colin, stereotipo del ragazzo di buona famiglia, cresciuto in campagna e piuttosto sprovveduto.  Marilyn è, insomma,  una bambola, precisamente calibrata sull’immagine pubblicitaria eternata dai poster e dai tanti famosi fotogrammi. Simon Curtis la pone al centro di una pellicola dall’estetica volutamente anacronistica, che forse intendeva essere una nostalgica ed autoironica rievocazione della dorata epoca del divismo, o forse soltanto una piccola testimonianza storica avvolta nel patinato involucro dell’agiografia popolare. In ogni caso, lo stile appare interamente proiettato verso l’adesione ad un canone estetico precostituito, a cui il regista probabilmente si sente debitore, e che lo spinge ad astenersi da ogni intervento critico. Così nasce questo indefinito tributo di devozione, impersonale  e fuori dal tempo, ad una leggenda, eroica senza essere tragica, che parla innocentemente di amore, successo e solitudine: un omaggio scritto col cuore, però sapientemente modellato sulla poesia di tutti. Un mirabile impegno formale, che insegue strenuamente lo splendore ed immancabilmente lo trova: il che è troppo per dirne male, ma troppo poco per dirne bene.
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SI

Opinioni su Marilyn


7 aprile 2012 Opinione di alan smithee su "Marilyn"
alan smithee

Nell'anno dei biopic ecco quello definitivo su Marilyn, grazie alla notevole interpretazione di una ormai lanciatissima Michelle Williams, finalmente sempre piu' attrice ecclettica e sensibile, sempre meno vedova di Heath Ledger. Il film racconta una settimana di vita della star piu' famosa del mondo, quando, animata da ambiziosi propositi produttivi e da una voglia legittima di riscatto dalla figura frivola che aveva pervaso il suo personaggio, sbarca trionfalmente in Gran Bretagna per...

voto al film: alan smithee assegna il voto sufficiente a Marilyn (2011)

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10 marzo 2012 Opinione di OGM su "Marilyn"
OGM

“Insegnare a recitare a Marilyn Monroe è come insegnare l’urdu a un tasso!”  Chissà se Sir Laurence Olivier, nel 1956, sul set de “Il principe e la ballerina” ha davvero pronunciato questa frase. A mettergliela in bocca è l’allora ventitreenne Colin Clark, figlio di un noto professore inglese di storia dell’arte, che in quel film era il terzo assistente alla regia. Col tempo sarebbe diventato un importante produttore di documentari. E tanti anni dopo, ormai alla fine della...

voto al film: OGM assegna il voto sufficiente a Marilyn (2011)

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