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Margin Call (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Margin Call: minimo
Ritmo ritmo in Margin Call: presente
Impegno impegno in Margin Call: forte
Tensione tensione in Margin Call: presente
Erotismo erotismo in Margin Call: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a Margin Call

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Margin Call (voti: 12 media: 4,17) 12

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locandina di Margin Call

Trailer italiano ufficiale

Margin Call Trailer italiano ufficialeplay

La trama

Un thriller giocato sulle reazioni e i comportamenti, nel corso di 24 ore, di un gruppo di impiegati di una grande banca di investimenti nel periodo iniziale della crisi finanziaria che ha colpito gli Stati Uniti (e il mondo) tra il 2007 e il 2010. 

Assomiglia a una pièce, tende all’unità di tempo e d’azione, ma con tensione altalenante. E se è un film parlato perché privo d’eventi concreti (la finanza d’altronde è un’astrazione che anche i protagonisti faticano a comprendere) è, giocoforza, un film d’attori: trattenuto sotto gli abiti eleganti, si destreggia un cast da tripla A, corpo e voce di una tipologia umana che Chandor ci mostra da vicino. E che comprende, forse, ma non perdona.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Giulio Sangiorgio - FilmTV n. 20/2012

Il lato fiction di Inside Job: Margin Call racconta la Crisi e il suo punto di non ritorno, il momento in cui gli uomini che governano una banca di investimento diventano consci del tracollo. Ogni riferimento alla Lehman Brothers è tutt’altro che casuale: quel che conta, per Chandor, non è la ricostruzione storica dell’evento, ma la descrizione di quegli attimi, di quei minuti in cui nasce la consapevolezza della crisi. Tutto in una notte: nelle riunioni si sciorinano dati e parole, uomini e lupi lottano in doppiopetto per non affondare insieme alla banca, l’istinto di sopravvivenza obnubila, l’etica è una parola come un’altra. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 13/05/2012 - utile per 16 utenti

Voto al film: voto ottimo

La lentezza nell’emergenza. Le sorti di una importante società finanziaria e, di riflesso, quelle del mercato globale si decidono in una notte. Però nessuno corre, nessuno urla. Si resta nell’attesa, e si parla sottovoce. Il tempo stringe, ma tutti conservano una calma artificiosa, racchiusa nell’amarissimo boccone della certezza che un’epoca si sta chiudendo, e la fine sta arrivando, come una frana rovinosa, che trascinerà con sé un mare di sensi di colpa. Una sera qualcuno si accorge che in un pendrive, affidato da un dirigente appena licenziato ad un suo giovane assistente, si nasconde una tremenda verità: il patrimonio dell’azienda è destinato a perdere rapidamente valore nell’arco di alcuni giorni, causando una perdita di immani proporzioni. Occorre agire in fretta, e vendere tutto, prima che all’esterno si avvertano i primi segnali dell’imminente catastrofe. L’operazione avverrà, all’indomani, circondata da mille dubbi e da profondi disaccordi tra i vertici della società, sbrigativamente rabberciati da squallidi compromessi e crudeli regolamenti di conti. La frenesia non è nell’azione, bensì nel pensiero, che, nel silenzio e nell’apparente tranquillità della diplomazia, compie giri vorticosi, prima di andare spietatamente a segno, con risoluzioni che aggirano i sentimenti e sopravanzano la morale. La strategia della sorpresa impone di tacere, di non anticipare le mosse, di ridurre al minimo i movimenti che precedono il colpo finale. Nelle poche ore che separano il momento della scoperta della verità dall’inizio della grande battaglia, tra i dirigenti della società si svolge, su scala ridotta, il cinico gioco che, di lì a poco, sarà messo in pratica ai danni del resto del mondo: una partita spietata, nella quale bisogna essere i primi ad agire, per poter essere gli ultimi a sopravvivere.    La tensione è prodotta dall’attenzione a non sbagliare, perché le circostanze richiedono estrema precisione nell’intervenire a favore o contro, nella scelta dei nemici e degli alleati, di chi  è bene salvare e di chi, invece, è necessario eliminare.  Nella penombra degli uffici deserti, in cima ad un grattacielo di Manhattan, la  consistenza torbida e densa del sotterfugio si sposa alla limpidezza dell’ingegno, mentre la compostezza coincide col desiderio di non scoprirsi mentre si è intenti a prendere la mira. In mezzo a tanta eleganza di comportamento e finezza dialettica, il denaro finisce per apparire come una questione pulita e innocua, una convenzione cartacea che passa quotidianamente di mano, mietendo solo vittime virtuali, e consentendo così al genere umano di mantenere vivi i principi della civiltà, anziché costringere gli individui ad uccidersi a vicenda per procurarsi qualcosa da mangiare. Il meccanismo può restare in piedi soltanto finché il numero dei vincitori è uguale al numero dei vinti. Anche una crisi di dimensioni cosmiche fa parte di quel fragile equilibrio, che prevede continui spostamenti dell’asse, e quindi incessanti capovolgimenti della situazione: per restare dal lato giusto, ci si deve di volta in volta spostare, nella direzione in cui il vento incomincia impercettibilmente a spirare. La storia si prepara, nell’ombra, quando la tempesta non è ancora scoppiata:  l’aria sembra ferma, lassù, e tutti, infatti, trattengono il fiato, mentre la ragione, tra un respiro e l’altro, matura le sue tattiche, che non possono permettersi di fallire il bersaglio. Margin Call è un film intrecciato con le tenui fibre dell’inganno, che reggono soltanto se conservate al freddo, al riparo dalla luce del sole. Su questo delicatissimo tessuto, la recitazione magistrale di tutti gli attori principali riesce a volteggiare in punta di piedi senza infrangerlo, regalandoci un esempio di ottimo cinema drammatico, in cui  l’espressività raggiunge il culmine negli attimi nei quali la parola si trattiene, per lasciare il posto al brivido del sottinteso.
Commenta l'opinione 6
SI

Opinioni su Margin Call


26 maggio 2012 Opinione di direzionecontraria su "Margin Call"
direzionecontraria

Uno di quei film che esce senza troppa pubblicità, quasi in sordina e che invece si rivela un'autentica sorpresa. Bellissima le atmosfere rappresentate in un pathos che accompagna l'intero film che diventa così avvincente e affascinante. Bellissime le riprese di New York che nell'oscurità sembra Gotham City. 

voto al film: direzionecontraria assegna il voto ottimo a Margin Call (2011)

nessun commento
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26 maggio 2012 Opinione di alan smithee su "Margin Call"
alan smithee

Dopo "Americani" di James Foley, dopo i due Wall Street di Stone, ecco il quasi gemello del televisivo pregevole "Too big to fall" dell'anno scorso; ecco una solida versione per il cinema coeva di quest'ultimo, affollata pure questa di un cast da capogiro; un film dell'esordiente (o presunto tale) J.C Chandor, che torna in argomento "finanza creativa", la piu' grande truffa degli ultimi due decenni ai danni della collettivita' ignara, cornuta e mazziata da una cricca di lestofanti assetati...

voto al film: alan smithee assegna il voto buono a Margin Call (2011)

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22 maggio 2012 Opinione di bufera su "Margin Call"
bufera

Una banca di investimenti fa da palcoscenico quasi in tempo reale ad uno degli antefatti della crisi finanziaria che ha travolto gli  US.A. nel 2007-2008. Siamo nel momento della percezione, che presto  diviene certezza, di un crollo imminente al quale dover mettere riparo al più presto,senza scrupoli o incertezze.  Anche i pochi tentati da qualche principio etico crolleranno di fronte alla potenza di un danaro che se lo perdi ti distrugge e se lo mantieni ti è oltremodo necessario e...

voto al film: bufera assegna il voto ottimo a Margin Call (2011)

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19 maggio 2012 Opinione di Gabriele X su "Margin Call"
Gabriele X

Film molto bello che visto l'argomento (all'insegna del c'è la crisi facciamoci quattro risate) in Italia lo vedranno quattro gatti. Al di la degli aspetti tecnici , oscuri per il 99% della pololazione non "Mit", il film è eccellente per spiergare i vari gradi di corruttibilità di ognuno di noi: Dal neoassunto al massimo dirigente. Ce n'è per tutti paga il piccolo/medio azionista :)  e dopo pochi anni l'economia reale. Spietato (in certi momenti  ma solo apparentemente) ben recitato,...

voto al film: Gabriele X assegna il voto buono a Margin Call (2011)

nessun commento
[utile per 4 utenti]


13 maggio 2012 Opinione di OGM su "Margin Call"
OGM

La lentezza nell’emergenza. Le sorti di una importante società finanziaria e, di riflesso, quelle del mercato globale si decidono in una notte. Però nessuno corre, nessuno urla. Si resta nell’attesa, e si parla sottovoce. Il tempo stringe, ma tutti conservano una calma artificiosa, racchiusa nell’amarissimo boccone della certezza che un’epoca si sta chiudendo, e la fine sta arrivando, come una frana rovinosa, che trascinerà con sé un mare di sensi di colpa. Una sera qualcuno si...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a Margin Call (2011)

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