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Pina (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Pina: assente
Ritmo ritmo in Pina: forte
Impegno impegno in Pina: forte
Tensione tensione in Pina: minimo
Erotismo erotismo in Pina: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Pina

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Pina (voti: 36 media: 4,03) 36

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locandina di Pina

Clip 8 | Senza Peso

Pina Clip 8 | Senza Pesoplay

31/10/2011

Oggi a Roma: Speciale sul film Pina di Wim Wenders

Sarà presentato alle 19:30 all'Auditorium Santa Cecilia per gli Eventi Speciali del Festival di Roma il documentario in 3D Pina di Wim Wenders, il film che il regista ha dedicato a Pina...

di Spaggy

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Pina disponibile in DvdPina disponibile in Blu-RayPina non disponibile in Umd

La trama

Un omaggio all'opera della straordinaria ballerina e coreografa Pina Bausch, interprete di una vera e propria rivoluzione all'interno della danza contemporanea. 

Un documentario che trasuda la passione e l’affetto di un omaggio sentito, capace attraverso l’intensità e la varietà dei balli e delle ambientazioni, di reinventarsi ogni pochi minuti e ammaliare anche lo spettatore più disinteressato. Il 3D trova dunque un’applicazione d’autore e Wenders ne sfida i limiti nel rappresentare il movimento, scegliendo focali ampie che mimino le caratteristiche dell’occhio umano e facendo danzare anche la macchina da presa, per mantenere vivo il senso della profondità. Come se regista e coreografa dialogassero un’ultima volta in un ballo a due.

Incluso nelle taglist:

Pina. Lo sviluppo del progetto.

Wim Wenders rimase molto colpito e commosso quando, nel 1985, vide per la prima volta “Café Müller” della coreografa Pina Bausch. Il Tanztheater Wuppertal lo portò in scena a Venezia, in occasione di una retrospettiva dell’opera della Bausch. Dall’incontro fra questi due artisti è nata un’amicizia che è durata nel tempo e, più avanti, è nato anche il progetto di fare un film insieme. Purtroppo, la realizzazione del progetto è stata sempre rimandata per via dei limiti imposti dal mezzo: Wenders era convinto di non avere ancora trovato il modo di tradurre nella forma cinematografica l’arte fatta di movimento, gesto, parola e musica della Bausch. Nel corso degli anni, quel futuro progetto comune si era trasformato in un piccolo rituale tra amici, quasi un tormentone. Ogni volta che si incontravano la Bausch chiedeva a Wenders: “Quando?” E lui rispondeva. “Appena avrò trovato il modo…”

 

Il momento della svolta, per Wenders, è arrivato quando la band irlandese degli U2 ha presentato il suo film-concerto in 3D a Cannes. Wenders l’ha capito subito: “Con il 3D il nostro progetto si poteva realizzare! Solo così, incorporando la dimensione dello spazio, potevo tentare di portare sul grande schermo il teatro-danza di Pina.” Da quel momento, ha cominciato a visionare sistematicamente tutti i film in 3D della nuova generazione. E nel 2008, lui e Pina hanno ripreso il loro vecchio progetto e hanno scelto alcune coreografie per il film – “Café Müller”, “Le Sacre du printemps”, “Vollmond” e “Kontakthof” – che sono state inserite nel cartellone della stagione 2009-2010 della compagnia.


Dopo lo shock un nuovo inizio

Nei primi mesi del 2009, Wenders e la sua casa di produzione Neue Road Movies, insieme a Pina Bausch e alla compagnia Tanztheater Wuppertal, sono entrati in fase di pre-produzione. Ma dopo un anno e mezzo di intenso lavoro, e soltanto due giorni prima delle prove programmate per le riprese in 3D è successo l’impensabile: Pina Bausch è morta il 3 giugno del 2009, in modo del tutto improvviso e inaspettato. In tutto il mondo, i suoi ammiratori e gli amici del Tanztheater Wuppertal piangevano la scomparsa della grande coreografa. Wenders ha immediatamente interrotto il lavoro, convinto che il film, senza Pina, non si dovesse più fare.

 

Dopo un periodo di lutto e di riflessione, e incoraggiato da molti appelli internazionali, dal consenso della famiglia e dalla richiesta dello staff e dei danzatori della compagnia che stavano per cominciare le prove delle coreografie già scelte per il film, Wim Wenders ha deciso di andare avanti, anche senza Pina:

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Ripartire da zero

Pina non è solo uno dei primi film europei in 3D, è anche il primo film d’autore in 3D. Il produttore Gian-Piero Ringel ha dovuto affrontare un’impresa tutt’altro che facile: “Con Pina siamo entrati in un territorio vergine, inesplorato, sia dal punto di vista delle tecnologie che del genere artistico. E’ stato un problema perfino trovare i tecnici in grado di sviluppare e realizzare materialmente il progetto, perché erano pochi”. Oggi come oggi, attraverso l’uso del 3D si sta sviluppando un nuovo linguaggio cinematografico che

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Le riprese

 

Il film Pina è stato girato a Wuppertal in tre fasi: nell’autunno del 2009, e in primavera ed estate del 2010. Nella prima fase, “Café Müller”, “Le sacre du printemps” e “Vollmond” sono stati eseguiti dal vivo sul palco del Teatro dell’Opera di Wuppertal, in alcuni casi col pubblico, e registrati per intero. La complessa registrazione in 3D è stata resa ancora più impegnativa dalle difficoltà delle riprese dal vivo,

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Wim Wenders su Pina Bausch

«No, non c’era nessun uragano che spazzava il palcoscenico c’erano solo… persone che danzavano, che si muovevano in modo diverso da quello che conoscevo e che mi commuovevano come mai nient’altro prima.

Dopo pochi istanti avevo già un groppo in gola, e dopo qualche minuto di stupore incredulo ho dato libero sfogo ai miei sentimenti, e ho pianto senza ritegno.

Non mi era mai successo… Forse nella vita, a volte al cinema, ma non guardando le prove di uno spettacolo — di danza, per giunta.

Quella non era danza, né pantomima o balletto,  e meno che mai opera.

Pina è, lo sapete, la creatrice di una nuova arte.

Il Tanztheater – teatro-danza».«Pina vedeva col cuore, fino allo sfinimento, non si

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IL TANZTHEATER WUPPERTAL PINA BAUSCH

Gli inizi sono stati difficili per Pina Bausch, quando ha assunto la direzione del Dipartimento Danza del Wuppertal Theater, per la stagione 1973/74: la forma di spettacolo che aveva sviluppato nel corso degli anni, una combinazione di danza e teatro, era troppo insolita. I suoi artisti non danzavano soltanto, parlavano, cantavano, a volte piangevano o ridevano anche. Ma questa sua svolta non-convenzionale alla fine ha prevalso. Da Wuppertal è partita una rivoluzione che

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Quattro lavori di Pina Bausch per il film

 

LE SACRE DU PRINTEMPS (1975)

“Le sacre du printemps” è uno dei primi lavori di Pina Bausch, tra i più rappresentati e applauditi dopo “Iphigenie auf Tauris” e “Orpheus und Eurydike”. L’intero palcoscenico è ricoperto di pece fino all’altezza della caviglia di un piede nudo, così che tutti i movimenti dei danzatori lascino una traccia. A poco a poco, l’ambiente si modifica e diventa un’arena arcaica in cui uomini e donne si combattono fra loro. Una donna alla fine sarà sacrificata secondo un preciso rituale. La musica ritmica di Igor Stravinsky amplifica la violenza della dinamica del gruppo e a poco a poco spegne tutte le reazioni individuali.

 

KONTAKTHOF (1978 / 2000 / 2008)

Per molti versi, “Kontakthof” potrebbe essere considerato la summa dell’opera di Pina Bausch. L’azione si svolge in un ambiente unico, una grande sala da ballo o teatro. La sala è completamente vuota: davanti, è aperta al pubblico, come in un peep-show, e sugli altri tre lati sono sistemate lunghe file di sedie. Uomini e donne siedono allineati contro le pareti. Lentamente si alzano per venirsi incontro. Alcuni si muovono circospetti, altri di slancio, con irruenza. A volte sulla pedana c’è una sola coppia, a volte tutti e trenta i ballerini dell’ensemble. Pina Bausch ha creato questo lavoro nel 1978. Lo ha ripreso anni dopo, nel 2000, ma stavolta con danzatori non-professionisti — per la precisione, anziani dai 65 anni in su. Questa scelta ha fatto (e fa ancora) scalpore, perché mette in discussione e modifica radicalmente la nostra percezione degli anziani, di cose come la bellezza, la grazia, la mortalità, la compassione, l’emozione e la passione. Otto anni dopo, nel 2008, la Bausch ha affidato l’esecuzione di “Kontakthof” ad adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Gli stessi gesti e gli stessi movimenti assumevano ancora nuovi significati. Lo spettatore si trova di fronte a se stesso, alla sua vita — con le sue paure, i suoi sogni, le sue proiezioni.

 

CAFÉ MÜLLER (1978)

“Café Müller” è un lavoro quasi minimalista, interpretato da sei danzatori/interpreti. La scena è uno spazio spoglio e grigio, ingombro solo di tavolini e sedie da bar. Gli interpreti si cercano, ma i loro movimenti sono lenti e impediti dagli oggetti che incontrano. Si muovono come sonnambuli, con gli occhi chiusi, restando estranei, ciechi gli uni agli altri. Solo un uomo ha gli occhi aperti e cerca di aiutare gli altri a trovarsi, aprendo freneticamente dei varchi in quella foresta di sedie. Sulla musica malinconica di Henri Purcell, “Café Müller” racconta un mondo onirico fatto di solitudine e desiderio.

 

VOLLMOND (2006)

“Vollmond” illustra perfettamente il genio artistico di Pina Bausch, valorizzato da una musica esuberante e dalle splendide scene di Peter Pabst, suo collaboratore storico. La scena è dominata da un grande masso e da un fossato che la taglia a metà, come un fiume. Dodici danzatori si muovono in questo scenario argenteo, alla ricerca febbrile dell’amore, esposti a pioggia e tempeste. Anche qui, al centro di tutte le relazioni c’è una lotta (o una guerra) tra i sessi. Una lotta che, come in tutti i nuovi lavori della Bausch, può condurre a situazioni che vanno dalla leggerezza comica al terrore. La coreografia inizia giocosa, per poi farsi sempre più scatenata e selvaggia fino allo sfinimento dei danzatori.

 

La recensione di FilmTv

Di Andrea Fornasiero - FilmTV n. 44/2011

Ci sono voluti oltre vent’anni per arrivare a Pina 3D. Stregato nel 1985 dalla visione di Café Müller, Wim Wenders incontra Pina Bausch, diventano amici e iniziano a parlare di un film. Negli anni si fa quasi un tormentone: si scambiano idee ma Wenders dice di non saper raccontare la danza sul grande schermo. Il blocco si scioglie nel 2007, con la visione di U2 3D: il regista tedesco si convince che la stereoscopia possa trasmettere il senso dello spazio tanto centrale nel Teatro Danza della Bausch. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di yume scritta il 11/10/2011 - utile per 23 utenti

Voto al film: voto ottimo

COSÌ DANZAVANO UNA VOLTA, IN ARMONIA,
LE FANCIULLE DI CRETA, CON I DELICATI PIEDI,
INTORNO ALL'AMOROSO ALTARE,
DELICATO FIORE D'ERBA
TENERAMENTE CALPESTANDO
Saffo
_______________________________________________
 
Philippine Bausch, detta Pina, aveva danzato fino a quindici giorni prima, ma il suo ultimo ballo per il festival di Spoleto, a luglio di quell’anno, Bamboo blues, no, quello non ce l’aveva fatta.
Era il 30 giugno 2009, cinque giorni prima la diagnosi di un tumore, poi le luci si spensero all’improvviso, ci fu un silenzio attonito, come per i cari compagni del nostro viaggio immaginario nella vita.
Due anni prima le avevano consegnato il Leone d’oro alla carriera:
 
"Pina Bausch è un'artista che ha segnato una nuova via originale all'espressione scenica del corpo danzante e parlante, influenzando non soltanto la danza contemporanea, ma anche le arti ad essa contigue, mutandone gli orizzonti. La Bausch è una coreografa che ha innovato il teatro, rendendolo più che mai fisico e musicandone la drammaturgia: una regista che ha firmato montaggi sapienti di passi, suoni e testi per raccontare con la danza storie di persone, di individui, di vite, raggiungendo un pubblico tanto numeroso e vario, come la danza non aveva mai incontrato prima"
 
Pina aveva già incontrato il cinema.
Una delle tappe era stata Hable con ella, con frammenti dal suo spettacolo più famoso, Café Müller.
 
J’adore l’oeuvre de Purcell, Didone et Enée, mais la choreographie de Pina Bausch m’a assis! così Almodovar nei titoli di apertura.
 
Prima, nell’84, era stata La Principessa di Fellini in E la nave va e qualche annno dopo aveva girato Die Klage Der Kaiserin (Il   lamento  dell’imperatrice) suo unico lungometraggio, una serie di improvvisazioni di carattere onirico dei danzatori del Wuppertal Opera House, il Tanztheater nato nel ‘73 a Wuppertal, città immersa nel verde del Bergisches Land, cuore della sua attività creativa e centro della sua vita. 
Wenders arrivò nell’’85, vide Café Müller e ne uscì conquistato.
Fu subito amicizia, sintonia di visioni e un progetto comune, portare il Tanztheater  al cinema, ma serviva qualcosa di diverso, un linguaggio nuovo per tradurre in immagini coreografie che avevano rivoluzionato l’arte della danza e reso tangibile l’onda emotiva che si sprigionava dai gesti, i nodi di quel corpo teatrale totale che aveva reinventato il senso del tempo e dello spazio, il suo rapporto con l’estetica contemporanea e con la sua definizione del bello.
 
Pina aveva un modo suo di guardare le cose e questo mi affascinava molto, dava ampio spazio ai movimenti e all’espressione: non avevamo mai visto una cosa del genere. Nulla le si poteva nascondere, sapeva guardare attraverso le persone, con una enorme accuratezza, e un enorme amore. Le sue opere avevano in sé la sua emotività. Non sapevo come mostrarla”. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Pina


19 maggio 2012 Opinione di OGM su "Pina"
OGM

La danza come un segno in movimento. Pura essenza ritmica tradotta in figure viventi eppure astratte, il vero corrispettivo corporeo del flusso armonico di una melodia. Un dinamismo che sembrerebbe attinto al simbolismo pittorico, se non fosse che è più carico di emozioni che di significati. Interpretare l’ineffabile. Recitare senza storia. Disciplinare la follia secondo un ordine privo di senso, nel quale però, tutto risulta leggibile, fin nei minimi dettagli. Il linguaggio coreutico...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a Pina (2011)

nessun commento
[utile per 9 utenti]

27 gennaio 2012 Opinione di ZioMaro su "Pina"
ZioMaro

Quando due artisti si incontrano e condividono sensibilità e visioni del mondo e dell'arte, il sodalizio non può che essere totale. Per questo sarebbe scorretto ritenere “ Pina” solamente un omaggio in memoriam di una grande donna. Wim Wenders mette in scena la sua stima, profonda e da tempo coltivata, per Pina Bausch, ponendosi al servizio di lei e delle sue invenzioni di coreografa passionale e rivoluzionaria. Lui concepisce un documentario atipico e partecipato. Non ha la benché...

voto al film: ZioMaro assegna il voto buono a Pina (2011)

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[utile per 4 utenti]


24 gennaio 2012 Opinione di Winnie dei pooh su "Pina"
Winnie dei pooh

Non essendo un appassionato di danza (che sia essa classica oppure moderna - Momix, che ho visto per ben tre volte, a parte -), confesso che non conoscevo affatto tale incredibile artista e che solo in virtù dell'uscita di questo documentario, semplicemente straordinario, ma soprattutto grazie alle segnalazioni dei vari utenti che mi hanno preceduto (Yume in primis) e che l'hanno portata alla mia attenzione, ho potuto colmare una grave lacuna. Scritto quanto mi premeva, per un'opinione...

voto al film: Winnie dei pooh assegna il voto buono a Pina (2011)


16 gennaio 2012 Opinione di vjarkiv su "Pina"
vjarkiv

...non sempre convinto dalle sue opere (specie le ultime!), in questo film wenders supera se stesso!!!

voto al film: vjarkiv assegna il voto ottimo a Pina (2011)

1 commento
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30 dicembre 2011 Opinione di Abbi su "Pina"
Abbi

Mi è piaciuto, pur non conoscendo la danza moderna in generale, nè Pina Bausch in particolare. Belle le ambientazioni dei balletti in esterno, belle le musiche. Da profano avrei accorciato un po', magari eliminando alcune performance più "minimaliste", ma si sa che la sintesi non è la qualità migliore di Wenders.

voto al film: Abbi assegna il voto buono a Pina (2011)


25 dicembre 2011 Opinione di fefy su "Pina"
fefy

Film suggestivo,realizzato a regola d'arte, ma sono rimasta piuttosto delusa per il fatto che ci sono poche immagini di repertorio relative proprio a Pina. Poche interviste a Pina stessa.

voto al film: fefy assegna il voto sufficiente a Pina (2011)



18 dicembre 2011 Opinione di mm40 su "Pina"
mm40

Pina è l'omaggio che l'amico Winders fa all'amica Bausch, nonchè ai suoi sostenitori; se non siete ferrati in materia, invece, e pensate di guardare questo film per saperne di più sulla coreografa tedesca, sulla sua vita o sui suoi lavori, bene: cambiate pure programma per la serata. Perchè in Pina, che non sarebbe sbagliato definire agiografia dell'appena defunta (estate 2009) artista, non si fa alcun riferimento alla vita concreta e alle esperienze della Bausch, se ne tessono...

voto al film: mm40 assegna il voto mediocre a Pina (2011)


15 dicembre 2011 Opinione di bufera su "Pina"
bufera

Non c'è punteggio per l'arte di Pina Bausch, ma ho dato,per quanto possibile, una valutazione del film di  Wenders, documentario e celebrazione adorante alla grande artista e amica, alla quale tutto è riferibile. Wenders dopo tanta riflessione e lavoro ha elaborato un'opera che è riduttivo definire documentario e limitativo definire omaggio materializzato in una presentazione diversificata, ad ampio respiro,avvolgente e sempre ispirata . Vari sono i luoghi in cui i danzatori con intensa...

voto al film: bufera assegna il voto ottimo a Pina (2011)

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4 dicembre 2011 Opinione di seminarista su "Pina"
seminarista

Il film in generale è mia nonna.

voto al film: seminarista assegna il voto ottimo a Pina (2011)

nessun commento
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27 novembre 2011 Opinione di barabbovich su "Pina"
barabbovich

Amici di lungo corso, entrambi tedeschi, Wim Wenders e Pina Bausch si incontrano finalmente al cinema in un'opera che è più merito della seconda, morta di cancro nel 2009, che del primo. Wenders sperimenta per la prima volta il cinema in 3d, esalta le straordinarie coreografie dell'artista di Wuppertal, condisce tutto con una straordinaria colonna sonora ma firma un'opera che non è cinema. Al regista, da anni a corto di guizzi, va il merito di aver dato vitalità ai non luoghi,...

voto al film: barabbovich assegna il voto sufficiente a Pina (2011)




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