A Dangerous Method (2011)
Con Viggo Mortensen, Keira Knightley, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon, Katharina Palm, André Dietz, Andrea Magro, Bjorn Geske, Christian Serritiello
02/09/2011
Venezia 2011, Giorno 3 - Venerdì 02/09: Il maestro, Scialla, El Campo, Out of Tehran, Cafè de flore, Whores' Glory, Rudolf Jacobs, Mildred Pierce, A Dangerous Method, Un été brûlant, Le petit Poucet, Hail, The Sorcerer and the White Snake
Con una giornata meno rumorosa di ieri, quando Carnage di Roman Polanski ha riscosso un tripudio di ovazioni, il collettivo Scossa commosso e smosso gli animi e W.E. di Madonna ha mostrato come i...
di Spaggy
La trama
La storia della nascita del pensiero psicoanalitico raccontata attraverso il rapporto tra i due colossi della scienza dell'inconscio: Sigmund Freud (Mortensen) e Carl Jung (Fassbender).
Nella ricerca di massima precisione storica, appena prima della pedanteria, o appena dopo il realismo, Cronenberg riesce a spandere un soffio onirico sulla consistenza dei conflitti e delle ragioni. Nei dettagli storici delle esplorazioni scientifiche, tra Zurigo e Vienna, del 30enne Jung e del suo mentore 50enne Freud, Cronenberg tiene stretti nel film, e nella logica emotiva e intellettuale dello spettatore, i fili della passione tra l’insoddisfatto Jung e la nevrotica Sabina, che suggerì la questione fondamentale della tensione mortale della sessualità. È una scelta cruciale: in questa relazione, supervisionata da un Freud in difesa, ci sono luci, ombre, materia e ossessioni di una delle grandi scoperte dell’umanità. Figli di ogni crisi della mente mentre diventavano genitori di una sua luce. Opaca.
La recensione di FilmTv
Di Silvio Danese - FilmTV n. 39/2011
cui il film è tratto, che questo sistema di relazioni pericolose sotto ambigua forma di biografia istituzionale è una “rappresentazione” dell’umano troppo umano scoperchiato dalla psicoanalisi di Sigmund Freud e Gustav Jung. Ma diventando film di Cronenberg, pensatore della razionalità alchemica della mente umana, ogni personaggio è esplicitamente una forza, un’energia diversa del sistema. E la rappresentazione, proprio perché asseconda la presunta realtà biografica delle relazioni, si stacca, dall’evidenza di cronaca al rito. ESPANDI +
L'opinione più votata
Di M Valdemar scritta il 01/10/2011 - utile per 23 utenti
Voto al film: 
A Dangerous Method è una metalinguistica, materica e lucida analisi sulle nebulose e vischiose “contorsioni” patogene, (il)logiche e deformate, della mente e dei suoi effetti sull’involucro-corpo.
Esplorando i consueti anfratti dell’inconscio disturbato e malato e delle deviazioni psicofisiche, il geniale regista canadese mette mirabilmente in scena, nero su bianco - come l’inchiostro che “vive” (e simboleggiato nei titoli di testa e di coda) sulle lettere che si “corrispondono” Freud, Jung e Spielrein - la celebre “disputa” tra i primi due, maestro e allievo, precursore e prosecutore, padre e figlio.
Un rapporto, il loro, germogliato dai semi dell’ammirazione del giovane svizzero nei confronti del fondatore della psicoanalisi, e inesorabilmente mutato in aperta contesa: Freud è rigoroso, pragmatico, è attento all’opinione della comunità scientifica e a porre confini precisi e inalterabili alla malvis(su)ta dottrina che ha creato; al contrario, Jung, che considera eccessiva e sbagliata la pratica di Freud di ridurre ogni problematica solo alla sfera sessuale, è più aperto, dubbioso, desideroso di allargare il campo a teorie e suggestioni spirituali. Per il benessere del paziente, perché non è sufficiente dirgli: <<ecco, tu soffri di questo o di quello, punto.>>; bisogna andare oltre la fredda diagnosi, al di là di uno sterile e bloccato transfert. Ciò, per Freud è indegno, significa solo curare un’illusione instillando un’altra illusione.
Ma il loro contrasto - e qui il film “vola” altissimo - ha origini e sintomi lontani e importanti: Jung è ricco e ariano; l’altro ebreo e non così agiato; inoltre la protervia di Freud, quel suo non raccontare all’amico-allievo il suo sogno per non “minare la propria autorità” (meravigliosa sequenza tra Mortensen e Fassbender) dà il colpo di grazia. Certificato con parole grevi, moleste, quelle cioè scritte nel loro scambio epistolare. Almeno finché non spira anche quello.
In tutto ciò incisivo è il ruolo dell’acuta Sabina Spielrein, dapprima paziente isterica di Jung e poi sua amante (e in seguito medico a sua volta), che funge da ipnotico catalizzatore tra i due, nelle loro aspre contrapposizioni scientifico-personali. Scoperchia caratteri avversi e simili, morbosamente attaccati ai loro dogmatismi. Nevrotici anch’essi.
Se la sceneggiatura si rivela perfetta, con meccanismi ben calibrati a raccontare un’alterata discesa nella metamorfosi di una relazione che ha fatto un pezzo di Storia, Cronenberg, aderendovi compiutamente ed educatamente, impianta le sue prolifiche e cupe allucinazioni e le sue oblique turbe interiori(zzanti), in un continuum spazio-temporale prodigioso.
Ogni scena tra (i superbi) Viggo Mortensen e Michael Fassbender ha una resa incredibile e spettacolare: percepiamo i loro sguardi (quelli veri, dietro la facciata) e pensieri, che si esplicitano in maniera sublime anche nei momenti più “normali”, come nel giro in barca, con Freud costretto in una posizione d’inferiorità a guardare verso l’alto l’”altro“ (sé?).
Concorrono a comporre un film meraviglioso un’avvolgente fotografia e una riuscita colonna sonora. Prova straordinaria di tutti gli interpreti, a partire dai due protagonisti, con una menzione speciale per Vincent Cassell (in un breve ruolo), sempre ottimo, e per una bravissima Keira Knightley alle prese con una caratterizzazione rischiosissima.
Gran film insomma, che va rivisto più volte per studiare/lasciarsi stupire dalle piccole grandi sottigliezze (di parole, suoni e immagini) disseminate abilmente lungo tutta la pellicola.
David Cronenberg grazie di esistere.
- negative [17]
- sufficienti [11]
- positive [26]
- leggi tutte le opinioni
17 aprile 2012 Opinione di Carlo Ceruti su "A Dangerous Method"
Il genio di Cronenberg è qui al servizio di una storia appassionante, malinconica, stimolante, poetica, geniale e coinvolgente. Ovviamente il regista canadese ci mette molto del suo e se non arriva al capolavoro poco ci manca. Cronenberg riesce genialmente a mescolare sequenze toccanti e romantiche con altre rozze e brutali, arrivando a realizzare una pellicola in cui il sentore di cinema classico è forte, anche nelle scene più dure. Solo un grande talento poteva riuscire in questo...
voto al film: 
6 aprile 2012 Opinione di Argan su "A Dangerous Method"
Personalmente non ho trovato questo film molto interessante, anche se indubbiamente trovo interessanti le teorie di Freud che rappresentano il fulcro del film, ma il film racconta di una storia d'amore (non è stato mai confermato che Jung e Sabina Spielrein avessero una relazione) che rischia di banalizzare l'intera trama del film, sono rimasto deluso, poichè mi aspettavo un film che approfondisse il mondo della psicoanalisi, del subconscio, onirico, dell'ipnosi, ma niente di tutto...
voto al film: 
21 marzo 2012 Opinione di GoonieAle su "A Dangerous Method"
Sconcertato, sconcertante...almeno per il nome del regista. Se si vuole scrivere che Cronenberg viaggi sugli stessi binari di un tempo ma cambiando obbiettivo, quindi l'anima, le pulsioni e tutto il resto... lo si può fare tranquillamente perchè i critici ci vanno a nozze su queste cose. Parlando di Tsukamoto, regista che si avvicina, io vedo lo stesso spirito e soprattutto lo stesso stile sia nel primo che nell'ultimo film. Che poi lui indaghi non più la carne ma l'anima, non più il...
voto al film: 
19 marzo 2012 Opinione di negro su "A Dangerous Method"
La prova di Keira Knightley ha dato spessore ad un film altrimenti troppo sobrio e freddo nonostante le scene di sesso superino per importanza le discussioni ideologiche. Nessun dialogo infatti rimane impresso mentre i veri malati sebrano i dottori. Freud descritto abbastanza fedelmente anche se fisicamente lontano da Viggo Mortensen
voto al film: 
11 marzo 2012 Opinione di sasso67 su "A Dangerous Method"
Mentre guardavo A Dangerous Method mi domandavo se abbia ancora un senso l'aggettivo "cronenberghiano" e soprattutto se sia ancora applicabile al cinema del David Cronenberg di oggi. Per "cronenberghiano" intendevo un insieme di elementi che caratterizzavano il cinema del regista canadese e lo rendevano peculiare, disseminato com'era di particolari inquietanti. Adesso Cronenberg fa film come questo, talmente piatto che ci si potrebbe giocare sopra a biliardo. A meno che non si vogliano...
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21 febbraio 2012 Opinione di emmepi8 su "A Dangerous Method"
Naturalmente il tema mi ha riportato subito al film di qualche anno fa di Roberto Faenza, dove c'era stato un approccio interessante per porgere il tema, ma che poi le semplificazioni e leggerezze del regista con i suoi sceneggiatori, avevano ridotto ad un film piatto e televisivo, come ormai è tutta la produzione di questo regista. Certamente il tema che Cronenberg ha scelto è spigoloso, difficile a mettere insieme senza slittare nella facile dimensione drammaturgica che porterebbe ad...
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15 febbraio 2012 Opinione di Mulligan71 su "A Dangerous Method"
L'opera di un maestro, stilizzata e quasi immobile fra i carteggi, le teiere e le luci degli austeri paesaggi viennesi nei primi del '900, ma in cui cova la solita, magmatica, ricerca di Cronenberg, che appoggiandosi alla psicanalisi e al triangolo Freud/Spielrein/Jung, sviscera l'insondabile oscurità che vive fra passione e pentimento, in ognuno di noi. Una ricerca infinita e conitnua e il suo miglior lavoro da parecchio tempo a questa parte. Grandissimo.
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13 gennaio 2012 Opinione di ezio su "A Dangerous Method"
Ed ecco un mio grande mito che cade come una pera matura.Gia' gli ultimi film di Cronenberg si reggevano per il tipo di genere che manteneva alta la qualita' del prodotto,ma qua si tocca veramente il fondo,in modo totale.Si studia la psicanalisi con risultati che a volte toccano la noia piu' assoluta e al diavolo tutti i bei film di horror,di manipolazione della carne che il regista canadese ha saputo regalarci,fino agli ultimi anni,quando ha poi svoltato di netto verso un cinema...
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16 dicembre 2011 Opinione di giorgiobarbarotta su "A Dangerous Method"
Controllato, disciplinato, rigoroso, formale. Piace fin là la scelta di voler aderire anche stilisticamente all'ambiente e ai personaggi trattati con fermezza gelida e compassata. Piace molto l'applicare questo registro all'ampia parte dell'opera dedicata al carteggio-colloquio tra i tre protagonisti della vicenda. Simboliche e autorali la passeggiata iniziale del dott. Jung e Sabina Spielrein su un ponte nell'attraversamento dei valichi della psiche, così come quella finale del dott....
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1 dicembre 2011 Opinione di LAMPUR su "A Dangerous Method"
Attonitamente basito. Forse l'aggettivo che rappresenta meglio lo stato d'animo al termine della visione dell'ultima fatica cronenberghiana. Una basitezza cristallina e stupita che si è andata delineando in tutta la sua imponente incredulità mano a mano che la pellicola andava farseggiando a grandi falcate. Il quadretto d'epoca che vede smolecolare i colossi della psicoanalisi riducendo, loro per primi, con singolare ribaltamento dei ruoli, a pupazzetti da psicanalizzare; con un...
voto al film: 
- negative [17]
- sufficienti [11]
- positive [26]
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