La fuga di Martha (2011)
Con Elizabeth Olsen, Sarah Paulson, John Hawkes, Hugh Dancy, Brady Corbet, Christopher Abbott, Michael Chmiel, Maria Dizzia, Julia Garner, Louisa Krause
La trama
Martha (Elizabeth Olsen) è una donna emotivamente debole che riesce a scappare da una comunità religiosa attestata nella campagna dello stato di New York e a fare ritorno a casa dove viene accolta dalla sorella Lucy (Sarah Paulson). Martha fa di tutto per cercare di integrarsi nuovamente nella società e per gestire gli effetti del lavaggio del cervello cui era stata sottoposta, ma i ricordi scatenano in lei paure e paranoia.
L’esordio nel lungometraggio di Sean Durkin è un’opera delicata e disturbante. Abbraccia il campo visivo della protagonista senza mai cedere al ricatto della spiegazione. Così gli occhi velati, inquieti di Elizabeth Olsen diventano la nostra porta sulla sua realtà delle cose. Il futuro è un’illusione mai cullata, in un crescendo di tensione che lascia soltanto presagire il suo apogeo.
La recensione di FilmTv
Di Chiara Bruno - FilmTV n. 21/2012
L'opinione più votata
Di spopola scritta il 29/03/2012 - utile per 22 utenti
Voto al film: 
La fuga di Martha (Martha Marcy May Marlene in originale) ha meritatamente vinto il premio per la miglior regia al Sundance Film Festival del 2011, portando con prepotenza in primo piano il nome di un giovane interessantissimo filmaker come T. Sean Durkin che mostra già con questa sua pellicola, qualità straordinarie e inusuali di introspezione empatica nel mettere in scena una storia che si potrebbe definire l’analisi psicologica della labile e complessa personalità di una donna, raccontata con un linguaggio che è al tempo stesso asciutto e inquietante. Un regista insomma che sembra possedere un talento quasi istintuale, oltre che una insolita curiosità indagativa che gli consente di scandagliare un inconscio fortemente devastato dagli eventi e dai soprusi, in modo originale e stimolante, ma senza rinunciare a una altrettanto puntuale e attenta accuratezza “sintomatologica” tutt’altro che sensazionalistica finalizzata a privilegiare i dettagli (anche quelli percettivi) di una deriva mentale, degna della precisione di uno studio che potrebbe essere definito di entomologia sociale, visto che il “privato” per quanto possa risultare tragico e disturbato, non è poi mai del tutto avulso dal contesto generale che gli ruota intorno.
Il film si presenta infatti come un angosciante diario di sopravvivenza che tenta di ricostruire fragili equilibri e (im)possibili punti di contatto con il mondo esterno dopo una rottura “traumatica” e per molti versi insanabile, e lo fa con una modalità tutta sua e decisamente singolare che, se da una parte sembra voler in un certo senso citare (o per meglio dire “rifarsi” e da lì ripartire) l’Altman dell’indimenticato (e indimenticabile) Tre donne a cui si riferisce espressamente (è “chiamato in causa” il grande regista e quella sua opera in particolare, soprattutto per quello speciale tocco di ermetismo un po’ criptico con cui viene tratteggiata la famiglia e la provincia americana che anche qui traspare in assoluta evidenza e che è davvero il modo più concreto che consente di scavare impietosamente e fino alle radici più profonde, dentro l’humus controverso e un po’ “malato” di un paese enigmatico e contraddittorio come si conferma essere ancora oggi l’America, soprattutto nella realtà multiforme della emarginazione solitaria che si sviluppa con preoccupante vigore proprio nella campagna più remota e lontana dai grandi centri della modernità e che qui si identifica in quell’isolata casa rurale all’interno della quale un gruppo di giovani donne aderenti a una delle tante “congregazioni anomale”, si è trovato in qualche modo ad essere “prigioniero” - anche delle proprie insicurezze - sotto l’influsso coercitivo di un uomo assolutamente dominante e manipolatore che predica l’amore per la morte e la totale sottomissione al suo volere, una condizione inquietante e tutt’altro che marginale nella storia quotidiana delle sette, capace di richiamare la memoria su molti fatti anche tragici accaduti nelle società rurali – e non solo - prive di stimoli e di prospettive), dall’altra sembra invece aver perfettamente (e magnificamente) metabolizzato la complessità e le sfaccettature antropologiche del cinema di Cassavetes che Durkin – anche autore della sceneggiatura – mostra di aver studiato con particolarissima attenzione non tanto per emularlo, ma per estrarne i succhi. ESPANDI +
26 maggio 2012 Opinione di SaintlySinner su "La fuga di Martha"
L'esordiente Sean Durkin dirige con mano sicura il suo primo film (vincitore della miglior regia al Sundance 2011). Efficace la doppia narrazione che contrappone il ritorno alla vita "normale" di Martha con la sorella Lucy e il cognato, con dei flashback di quando la ragazza faceva parte della comunità. Una comunità che apparentemente accoglie facendo sentire ognuno libero di esprimere se stesso ma che a poco a poco fagocita fino ad annullarne ogni libertà. I deliri e le paranoie di...
voto al film: 
29 marzo 2012 Opinione di spopola su "La fuga di Martha"
I think as a child I was really afraid of groups that conformed. Cults were really an example of that. I'm attracted to fear. I'm attracted to movies that scare you. I knew I would just end up working in that realm. (T. Sean Durkin) La fuga di Martha (Martha Marcy May Marlene in originale) ha meritatamente vinto il premio per la miglior regia al Sundance Film Festival del 2011, portando con prepotenza in primo piano il nome di un giovane interessantissimo filmaker come T. Sean Durkin...
voto al film: 
28 novembre 2011 Opinione di OGM su "La fuga di Martha"
Il dramma del plagio. Del lavaggio del cervello operato da un guru ai danni di tante ragazze instabili e ribelli, fuggite da casa per unirsi ad una sedicente comunità religiosa. La principale fonte ispiratrice sembra essere il caso di Waco, Texas (con qualche intersezione con la vicenda di Charles Manson): una cascina isolata nella campagna americana, dove un gruppo di giovani donne è in balia del potere carismatico di un uomo, un certo Patrick, che predica la sottomissione e l’amore per...
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