Opinione di jonas su Midnight in Paris
Con Rachel McAdams, Marion Cotillard, Michael Sheen, Owen Wilson, Kathy Bates, Alison Pill, Adrien Brody, Tom Hiddleston, Léa Seydoux, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Carla Bruni, Nina Arianda, Corey Stoll
- negative [18]
- sufficienti [22]
- positive [52]
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Sul film
40° film di Allen. Sviluppa lo spunto di un raccontino giovanile, Un ricordo degli anni Venti, dove un narratore in prima persona rievocava (in tono ironicamente dissacratorio, beninteso) i suoi incontri con Hemingway, Picasso, la Stein, Scott Fitzgerald e altri personaggi presentati già in termini analoghi a quelli del film. Tuttavia (a differenza di La rosa purpurea del Cairo, spesso citato come precedente) il suo nocciolo non si esaurisce affatto nella fuga nel sogno, al contrario: l’incantesimo che concede a Owen Wilson, ennesimo alter ego dell’autore, la possibilità di confrontarsi con i propri miti culturali (i quali, peraltro, a volte deludono le attese: Buñuel non capisce il soggetto di L’angelo sterminatore quando gli viene illustrato) gli regala anche la consapevolezza di essere irrimediabilmente diverso da loro e gli fa accettare sé stesso. Lui vuole vivere nella Parigi degli anni ’20, la modella durante la Belle Époque, Gauguin nel Rinascimento, e il gioco potrebbe continuare all’infinito: ognuno favoleggia una sua personale età dell’oro collocata in un passato più o meno lontano, perché nessuno è soddisfatto della propria esistenza e del mondo in cui gli è toccato in sorte di vivere. Se Ombre e nebbia si concludeva dichiarando che abbiamo bisogno delle illusioni “come dell’aria che respiriamo”, qui il protagonista giunge a capire che deve liberarsi delle proprie illusioni per poter scrivere meglio: perciò alla fine, quando rintocca la mezzanotte, non arriva un’auto d’epoca con a bordo una comitiva festante ma una sorridente Léa Seydoux insieme a cui camminare sotto la pioggia. Temo che in futuro, specialmente a giudicare dalle voci che circolano sulla sua prossima opera, ci sarà da rimpiangere che Allen non abbia detto basta dopo questo film, forse il più onesto che abbia mai realizzato: sarebbe stato il suggello perfetto della sua carriera.
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