Tomboy (2011)
Con Zoé Héran, Malonn Lévana, Jeanne Disson, Sophie Cattani, Mathieu Demy
La trama
Laure si trasferisce con i suoi genitori e sua sorella minore in una cittadina in cui non conosce nessuno. Quando incontra Lisa, una ragazzina della sua stessa età, si fa passare per un maschio e così Laure diventa Mickaël e inizia sperimentare e a condividere il gioco con gli altri ragazzi.
La Sciamma impiega poi una messa in scena sobria, calibrata, e una fotografia chiara, che trasmette la sensazione, quasi fuori dal tempo, dell’estate di un gruppo di ragazzini, quando appunto ci si può illudere che una partita possa durare in eterno. Quasi l’altra faccia di Boys Don’t Cry, Tomboy dilegua la suspense dell’intrigo tra placidi pomeriggi assolati e, quando i nodi vengono al pettine, la resa dei conti schiva esplosioni drammatiche, preferendo il liquido sciogliersi della doppia identità in uno slancio di ottimismo verso l’apertura mentale dei bambini. Come nel recente Tutti per uno di Romain Goupil, è loro la vera maturità.
La recensione di FilmTv
Di Andrea Fornasiero - FilmTV n. 40/2011
L'opinione più votata
Di lao scritta il 09/10/2011 - utile per 20 utenti
Voto al film: 
Sta male a Laure il vestitino blu che la madre l’ha costretta ad indossare: lei ha un corpo esile, aggraziato, guardandola in viso non sapresti dire se è femmina o maschio, eppure è bellissima nella sua indeterminatezza. Pare una creatura partorita appositamente sullo schermo da una macchina da presa per farne la protagonista di un film sull’inafferrabilità della natura e sui goffi tentativi di noi uomini di metterle addosso abiti preconfezionati per irreggimentare ciò che non è definibile. E’ in realtà una delle molte facce del conflitto arcaico fra innocenza della natura e colpe della civiltà quella mostrata dalla trentatreenne Cèline Sciamma in “Tomboy”, suo secondo lungometraggio: Laure cambia con la famiglia città o quartiere, deve iscriversi alla prima media, ma ai nuovi amichetti e alla coetanea Lisa si presenta come Mickael e si comporta di conseguenza come ci si aspetta da un maschietto; non sembra avere un motivo serio, può essere la voglia di provare o il gusto gratuito della provocazione, chissà. La vicenda, dagli esiti potenzialmente drammatici, ha per quasi tutto il tempo il tono e i colori dell’idillio: la vita familiare di Laure è serena, i genitori la rispettano e l’adorano, la sorellina Jeanne è sua complice, e l’amica del cuore ingannata prima o poi la perdonerà.
“Tomboy” non racconta di fatto una storia né delinea un ritratto, bensì estrapola dalla vita di una bambina alle soglie dell’adolescenza un momento particolare di sospensione: siamo in agosto, in famiglia si attende un bambino, e il clima vacanziero consente, senza eccessivi rischi, il gioco dello scambio di identità. Ma il fascino acerbo di Laure evoca un grumo di emozioni ben più profonde e incontrollabili della semplice voglia di trasgressione ludica; e non solo in lei, ma anche in chi crede al suo travestimento e quasi si innamora. Tanto più la negazione di una parte di sé nella ragazzina va presa sul serio quanto più ha ragioni imprecisate: parlare di omosessualità, di repressione, di educazione fallimentare in “Tomboy” significa non coglierne il senso. Forse questi fattori non sono da escludere nella personalità della protagonista, forse domani lei si sentirà attratta dal suo stesso sesso, tuttavia il cuore della pellicola non è né una presa di coscienza né una ribellione consapevole. Il film infatti si ferma molto prima, al momento più delicato dell’esplorazione, quando cioè l’istinto brancola ancora nel buio prima di imparare ad adattarsi a ciò che l’utopia sociale, nel bene o nel male, esige. “Perché lo hai fatto?” chiedono sorpresi a Laure; lei non risponde, guarda allo specchio l’immagine di sé quella che di domande non ha bisogno.
Per confronti e percorsi culturali suggeriti dal film cfv mio blog: http://spettatore.ilcannocchiale.it/post/2685499.html
- sufficienti [3]
- positive [18]
- leggi tutte le opinioni
10 marzo 2012 Opinione di emmepi8 su "Tomboy"
Un tema delicatissimo sulla identità sessuale pre-adolescenziale, la regista ha saputo raccontare in maniera discreta, leggera e mai invadente uno stato in cui ci siamo trovato tutti, dove gli adulti non possono che fare danni entrando a gamba tesa. La storia non propone nessuna difficoltà psicologica che porta ad una scelta, che solo le convenienze sociali drammatizzano, magari, provocando dei possibili danni di una vita. La scelta di Laure è casuale, non cercata e tanto meno malata,...
voto al film: 
20 gennaio 2012 Opinione di ZioMaro su "Tomboy"
Qualcuno ha detto che per raccontare una storia è necessario averla in qualche modo vissuta. Della biografia di Céline Sciamma non sappiamo pressoché nulla, e francamente poco ci importa perché con “Tomboy” (“Maschiaccio”) ci insegna che il racconto di un dramma personale è solo questione di immedesimazione, comprensione, empatia. Il semplice e sentito rispetto, libero da ogni vano e ammiccante sentimentalismo, che impiega nel presentarci non solo il “maschiaccio”...
voto al film: 
26 novembre 2011 Opinione di cippags su "Tomboy"
Tomboy non merita obiettivamente di essere valutato un capolavoro, ma devo dire che emozionalmente le 5 stelline le avrei date volentieri. L'immutabile espressività della ragazzina protagonista, su cui la regista si sofferma volentieri, è qualcosa che si imprime, il suo tentativo di essere altro da quel che è è commovente, il finale un po' agrodolce e lascia il segno. Da un punto di vista qualitativo l'opera ha il merito di essere diretta, senza mediazioni, "pura come un diamante". 8,5
voto al film: 
12 novembre 2011 Opinione di michel su "Tomboy"
Era estate quando conobbi Lisa, la mamma aspettava Gabriel e Jeanne era dolcissima. Lisa mi baciò sulla bocca perché mi credeva un ragazzo. Io me lo ricordo bene sebbene questa non sia affatto la mia storia.
voto al film: 
27 ottobre 2011 Opinione di fefy su "Tomboy"
Un a pellicola appena abbozzata che si regge tutta sulla bravura della bravissima piccola protagonista. Regia sobria, struttura narrativa essenziale. Quasi un mediometraggio tanto è corto. Sarebbe stato bello un approfondimento. Almeno accennato. Invece cosi' in film da una sensazione di incompiutezza. Trovo che sia gradevole ma che sia stato sopravvalutato.
voto al film: 
24 ottobre 2011 Opinione di SaintlySinner su "Tomboy"
Ci vuole delicatezza e intelligenza per dirigere pellicole come questa e trattare certi argomenti, qualità che la regista ha saputo gestire al meglio. Un'estate nella vita di una ragazzina, la sua sessualità e la voglia di trasgredire, uscire da certi schemi imposti. La purezza dei bambini non può far altro che favorire le riflessioni che Celine Sciamma ci pone. Una storia che mi ha subito ricordato un bellissimo film belga del 1997 (anche se lì c'era un bambino), "La mia vita in rosa".
voto al film: 
23 ottobre 2011 Opinione di bradipo68 su "Tomboy"
Un arrivo in un nuovo condominio alveare alla periferia di non si sa quale città francese, una ragazzina si rivolge a Laure al maschile e lei un pò per gioco,un pò per volontà subconscia, improvvisando diventa Mickael. Tomboy di Celine Sciamma è un film che scatta una preziosa fotografia di un gruppo di bambini che hanno gli anni in tasca e che stanno assaporando quel limbo della vita che si situa tra l'infanzia e l'adolescenza, tra un'età cosiddetta innocente e una che lo sarà molto...
voto al film: 
20 ottobre 2011 Opinione di Axeroth su "Tomboy"
Trasformazione, mutamento, cambiamento. In alcuni momenti della vita possono essere la manifestazione del nostro vero essere. Per sapere chi siamo dobbiamo attraverso una serie infinita di tragitti che s'intersecano alla vita degli altri. In queste esperienze attraverso gli altri riflettiamo parti di noi stessi e le strumentalizziamo per identificarci. Ogni individuo è formato da parte degli altri, perchè siamo tutti pezzi di un puzzle universale di natura divina che ci differenzia mentre...
voto al film: 
18 ottobre 2011 Opinione di leporello su "Tomboy"
Dietro gli splendidi occhi azzurri di Zoé Héran, questa azzeccatissima ragazzina francese non a caso plurimpiegata in pubblicità, si nasconde un altrettanto splendido, piccolo, grande film, leggero e profondo, spietato (cioè privo di pietismo) ma soave, poetico e prosaico (neutralmente inteso) insieme. Con l’intelligente operazione della Sciamma che non si affanna a spiegare e non si attarda in inutili elucubrazioni mentali e/o pesanti argomentazioni antropo-sociologiche, il film corre...
voto al film: 
17 ottobre 2011 Opinione di ziacassie su "Tomboy"
Non ci è dato sapere se Laure da grande si scoprirà lesbica oppure femme fatale. Non ci interessa. Quello che vediamo è una ragazzina in età pre-adolescenziale, che non si riconosce nel proprio corpo. Non è colpa sua: il suo corpo non sa di femmina e non sa di maschio. Ma la sua testa le dice che si diverte di più a giocare a pallone che con le bambole. Laure è una bambina come tutte le altre, di fronte a una crescita che non sa ancora dove e se mai la porterà a fare un percorso...
voto al film: 
- sufficienti [3]
- positive [18]
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