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L'industriale (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'industriale: assente
Ritmo ritmo in L'industriale: presente
Impegno impegno in L'industriale: molto forte
Tensione tensione in L'industriale: presente
Erotismo erotismo in L'industriale: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a L'industriale

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a L'industriale (voti: 14 media: 2,64) 14

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locandina di L'industriale

Trailer Ufficiale

L'industriale Trailer Ufficialeplay

30/10/2011

Oggi a Roma, L'industriale: Giuliano Montaldo racconta il suo film sulla crisi economica

Fuori Concorso al Festival di Roma stasera alle 19:30 all'Auditorium Santa Cecilia si presenta L'industriale di Giuliano Montaldo, il primo film italiano a trattar di crisi economica. Ancora una...

di Spaggy

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La trama

Nicola è un uomo di quarant’anni di Torino che ha ereditato dal padre un'azienda carica di debiti e sull'orlo della bancarotta. Il mondo sembra volerlo al tappeto, ma Nicola tiene duro e lotta con i denti. Ma un altro fronte di crisi sembra aprirsi: quello del matrimonio con sua moglie Laura, cui tiene moltissimo. Tra di loro - anche a causa delle preoccupazioni di Nicola - sembra essere scesa una distanza che non c'era e Nicola si sente impotente. Inizia a sospettare di lei, la segue, non si fida. Poi tutto esplode: i finanziatori tedeschi che dovevano intervenire si ritirano, Laura chiede la separazione. Nicola sembra andare a fondo. Ma non tutto è deciso. 

Una constatazione agghiacciante che riflette uno stato delle cose spaventoso. E non è un caso che i colori siano assenti dal mondo evocato dal regista. L’industriale è il vero film dostojevskiano di Giuliano Montaldo, cineasta dallo sguardo lucido anche nel cuore della tempesta.

La recensione di FilmTv

Di Giona A. Nazzaro - FilmTV n. 2/2012

Il nuovo film di Giuliano Montaldo si presenta come un’opera motivata e robusta nonostante alcune perdonabili debolezze (l’incipit, per esempio, nel quale si delineano sbrigativamente le origini della crisi finanziaria, e un certo passo un po’ troppo televisivo). Retto dalla livida fotografia monocromatica di Arnaldo Catinari, ci riporta alla fertile stagione del cinema italiano, quando la sala era la piazza dove il mondo veniva intercettato in forma di racconto. Nella vicenda dell’industriale che vuole a tutti i costi salvare il “gioiellino” di famiglia, Montaldo intreccia tutte le ambiguità di una classe sociale e politica che s’interfaccia con una finanza completamente staccata dalla realtà e retta solo dal proprio tornaconto immediato. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di lorenzodg scritta il 13/01/2012 - utile per 13 utenti

Voto al film: voto sufficiente

“L’industriale” (2011) è il quattordicesimo lungometraggio di Giuliano Montaldo. Dopo “I demoni di San Pietroburgo”, il regista genovese gira una pellicola tutta incentrata in una città (Torino) parlando di attualità (lavoro e crisi attinenti).
Il percorso dell’uomo, figlio di un padre che si è fatto le ossa in tempi meno cupi, è di un glamour (mendi)vendicativo, un ostentare derelitto, un’indecenza post-moderna, un tremore finanziario e una postulazione della sconfitta totale. Di dentro e di fuori l’industriale (figlioccio) si immedesima bene in quello che è; fino alla fine, nonostante tutto e tutti, perde, riperde ma non vuole la perdita del suo marchio (di fabbrica). Il suo mondo familiare si può comprare, si può riavere, si può carpire, ma mai il suo essere degno del suo nome.
L’industriale Nicola Ranieri (Pierfrancesco Favino) chiede il prestito a banche per far sopravvivere la sua dignità e le Officine Meccaniche Ranieri; ma il percorso si fa arduo mentre la moglie (Carolina Crescentini) è sempre più lontana. L’orgoglio del potere, la corruzione latente, la viltà a tutti i costi soverchiano l’idea stessa del mercato (in crisi profonda) e tutto ciò che si riesce a fare è fuori da ogni contratto logico. La famiglia si autodistrugge da sola, senza se e senza ma ogni deviazione mascherata viene a galla e tutto quello che appare si annienta con un soffio di venticello.
Fa freddo a Torino, c’è una nebbia che annulla, i colori sono grevi e le immagini smorzate da tutto s’intagliano dentro gli sguardi assenti di tutti i personaggi del film che fuoriescono dal Po come fantasmi e come sembianze di anime annerite. L’artificiale delle luci notturne diventa un pennello accecante di un quadro solo contornato: una vita fatta di autisti, camerieri, servizi e servizi etti che si perde (con ragione avveduta) dentro il nulla di un distacco sociale già avvenuto. La perdita del contatto dalla realtà e il sogno della vanagloria (senza un vero fondamento di vita) rendono il percorso dell’industriale Ranieri un finale di sconfitta di molti (e forse di tutti). L’operaio della sua fabbrica (che da 38 anni ha seguito il padre come il figlio) che viene invitato alla festa finale (per l’avvenuto finanziamento azionario…rivelatosi molto vicino a Nicola) dà il gusto amaro di un brindisi di riparazione indegno e fuori tempo. Le lacrime dell’industriale sono di una famiglia (Italia) inesistente e tutto pare insulto posticcio.
Il film di Montaldo (sceneggiato dallo stesso regista con il giornalista Andrea Purgatori) tende ad essere didascalico ed opera alcuni meccanismi un po’ semplicistici, ma riesce a far riflettere in modo non furbo e a non perdere il filo del dramma. E i nomi non mancano che fanno pensare ad un’inchiesta d’effetto seppur smorzata dal tono non sempre alto del film. Certo la storia non ha la tensione giusta (in ogni momento), ciò nonostante riesce a tenere l’interesse dello spettatore in sala.
Pierfrancesco Favino è convincente e la sua buona interpretazione (sicura e piena) tiene su la pellicola in ogni suo giro di manovella.
La fotografia è degna di un film di altro livello, come le musiche.
Regia di Montaldo generosa ma poco convincente.
Voto 6+.
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SI

Opinioni su L'industriale


21 marzo 2012 Opinione di alan smithee su "L'industriale"
alan smithee

Torino oggi: citta’ elegante ma spettrale, avvolta in un grigiore che smorza ogni tonalita’ vitale, in sintonia con la crisi che sta piegando tutto il settore industriale che e’ ancora rimane in piedi, forse per inerzia, forse per ragioni emotive. Una fotografia eccezionale esalta il chiaroscuro e un grigiore che penetra nell’animo afflitto (per varie ragioni) dei diversi personaggi che popolano la pellicola. Un imprenditore quarantenne accede titubante, ma ancora speranzoso, ai...

voto al film: alan smithee assegna il voto sufficiente a L'industriale (2011)

2 commenti
[utile per 3 utenti]

11 febbraio 2012 Opinione di Scappo24 su "L'industriale"
Scappo24

Torino dei giorni nostri. Nelle fabbriche si sta combattendo una dura battaglia, quella della crisi economica. 

voto al film: Scappo24 assegna il voto mediocre a L'industriale (2011)



25 gennaio 2012 Opinione di Baldovino su "L'industriale"
Baldovino

Montaldo è ormai cantore di un cinema che fu e non potrà mai essere; e la conseguenza è che L'industriale è mediato da tutto ciò che di cattivo una odierna sceneggiatura può essere capace di contenere: immaginari da soap opera, universi da calici di vino conditi da sguardi languidi, e la crisi, quella attuale e quella mentale del protagonista, analizzato nella sua discesa verso un Inferno che si crea da solo (nel privato) o tramite retaggi contemporanei (nel lavoro). Schemi narrativi...

voto al film: Baldovino assegna il voto mediocre a L'industriale (2011)

nessun commento
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25 gennaio 2012 Opinione di LorCio su "L'industriale"
LorCio

Dobbiamo preoccuparci se l’unico vero film italiano (di finzione) degli ultimi anni sulla crisi economica ci arriva da un sereno ottantenne che, tutto sommato, non avrebbe alcun motivo di andarsi ad impelagare con un tema così pesante? Probabilmente sì, ma magno gaudio se uno degli ultimi padri nobili del nostro cinema civile (Rosi non vuole più girare, Scola si è pressoché ritirato, Maselli ha troppi rancori e gli altri son morti) decide di sporcarsi le mani con una storia...

voto al film: LorCio assegna il voto sufficiente a L'industriale (2011)

nessun commento
[utile per 4 utenti]


23 gennaio 2012 Opinione di M Valdemar su "L'industriale"
M Valdemar

Quel sonoro “vaffanculo” che un (giustamente!) collerico Pierfrancesco Favino (l’”industriale” del titolo) sbatte in faccia al classico burattino (appartenente alla sottospecie di grigi e squallidi figuri dalla fisionomia anonima e inquietantemente ritornante) al soldo delle bieche e vomitevoli lobby bancarie, faceva proprio ben sperare … La crescente avversione della gente “comune” verso tutto il parassitario, diabolico e fagocitante sistema finanziario/capitalistico...

voto al film: M Valdemar assegna il voto mediocre a L'industriale (2011)

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[utile per 11 utenti]

19 gennaio 2012 Opinione di barabbovich su "L'industriale"
barabbovich

La grande crisi economica degli anni Duemila vista dalla parte dei padroni. Il quarantenne torinese Nicola (Favino) ha ereditato dal padre un'azienda che produce pannelli solari di nuova generazione. Con l'acqua alla gola e il rischio di chiudere bottega, l'uomo si rivolge a una banca, quindi sguinzaglia un suo avvocato ambiguo (Scianna) in Germania nel tentativo di concludere una trattativa avventurosa con i tedeschi vendendo parte della quota azionaria. Ma il racconto si tinge prima...

voto al film: barabbovich assegna il voto sufficiente a L'industriale (2011)

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17 gennaio 2012 Opinione di satura su "L'industriale"
satura

I film italiani degli ultimi anni, salvo alcune rare perle, mi annoiano un po' e questo purtroppo non costituisce eccezione. Il grande regista di Sacco e Vanzetti mette qui in scena la débacle professionale-etica-sentimentale-psicologica e chipiunehapiunemétta di un singolo, Nicola Ranieri, che rappresenta però qui lo scacco di un intero mondo. La vicenda privata con la moglie, una Crescentini angelica, patinata e poco interessante, mi ha deluso parecchio, compresa la tragedia finale....

voto al film: satura assegna il voto sufficiente a L'industriale (2011)

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13 gennaio 2012 Opinione di lorenzodg su "L'industriale"
lorenzodg

“L’industriale” (2011) è il quattordicesimo lungometraggio di Giuliano Montaldo. Dopo “I demoni di San Pietroburgo”, il regista genovese gira una pellicola tutta incentrata in una città (Torino) parlando di attualità (lavoro e crisi attinenti). Il percorso dell’uomo, figlio di un padre che si è fatto le ossa in tempi meno cupi, è di un glamour (mendi)vendicativo, un ostentare derelitto, un’indecenza post-moderna, un tremore finanziario e una postulazione della sconfitta...

voto al film: lorenzodg assegna il voto sufficiente a L'industriale (2011)

3 commenti
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13 gennaio 2012 Opinione di billykwan su "L'industriale"
billykwan

L’industriale è in crisi. Personale e professionale. Ma la crisi che investe l’Azienda Meccanica Ranieri è quella di un intero sistema. Perché fin dalle prime battute sui titoli di testa è chiaro che gli industriali si dividono in due: chi è pronto ad abbassare le serrande salvando il salvabile, affidando gli operai agli ammortizzatori sociali, e chi, caparbiamente, persegue un’etica. Pierfrancesco Favino interpreta Nicola Ranieri, un personaggio orgoglioso, in guerra col mondo...

voto al film: billykwan assegna il voto buono a L'industriale (2011)

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