Il primo uomo (2011)
Con Maya Sansa, Jacques Gamblin, Denis Podalydès, Régis Romele, Catherine Sola, Elsa Levy, Christophe Dimitri Réveille, Laurence Lafiteau, Nacim Ben Younes, Michael Batret
02/03/2012
Un film al giorno : Il Primo Uomo di Gianni Amelio
Inauguro oggi una nuova rubrica. Ma niente di pretenzioso o di complicato. Anticipiamo solo i tempi di attenzione, curiosità e discussione sui film che vedremo. Si parte con uno dei titoli...
di Spaggy
La trama
Negli anni '50, Jacques Cormery (Jacques Gamblin), un uomo francese sulla quarantina, fa ritorno in Algeria, dove era cresciuto. La terra africana, ai tempi ancora colonia francese, lo sommerge con i ricordi della sua infanzia: la scuola, la madre, i compagni. Nel frattempo si confronta con gli aneliti di indipendenza degli algerini e ne capisce i motivi, cosa che lo pone, in quanto francese, in serie contraddizioni.
Tratto dal romanzo omonimo e incompiuto di Albert Camus, girato orizzontalmente come a ritessere fili snodati dalla Storia, Il primo uomo riesce nel miracolo di commuovere dentro un impianto di algida compostezza, catapultando lo spettatore in due epoche chiave del Novecento, in uno splendido gioco temporale di ellissi e dissolvenze che sono, poi, la natura stessa del cinema.
La recensione di FilmTv
Di Aldo Fittante - FilmTV n. 16/2012
L'opinione più votata
Di lorenzodg scritta il 05/05/2012 - utile per 14 utenti
Voto al film: 
Un film toccante, intenso, implosivo, segnato e silenzioso. Dove tutta l’interiorità dei vivi è blasfema e il racconto è segno di un cimitero da cercare con dovuta distanza e scaduta armonia dei colori. Una ripresa piena, statuaria, sentita e con un calligrafismo di foto agrodolci che rimpiange il non detto e il non luogo, come la casa oramai distrutta della nascita di qualcuno e di ciascuno di noi.
Cercare il passato e guardare sempre il luogo come tempo assetato di ricordi e di modi vigliacchi petulanti ed ardimentosi. Le immagini ci consegnano un coercitivo paese di speranzosi fanciulli dalla faccia desta e dalle voci spudorate: chiudere dentro di noi il nulla che viene e il pieno che forse era. Un film pieno di sincopata tristezza e di spalmata avidità dei tempi inutili. Mentre ciò che mi si presenta mi soccombe nel frattempo il pensiero interiore si scuce con voglia segreta. Gli incontri non sono mai casuali e le giostre della vita ci consegnano situazioni di ritorno con rituali adescati pieni di commozione repressa. Una statura rilevante di immagini e di composizioni dei personaggi fanno pieno lo sguardo di uno spettatore avvinto, circondato e accarezzato da modi leggeri e pagine ricche di mesto vivere e di una quiete di la da venire come assenza di un respiro.
Così espressa e manifesta fa capolino nel lavoro del cineasta calabrese la fine di una vita repressa e la gioia di un morente rinato. Tutto è labile e occultato da croci diradate e da pensieri di memoria succube della storia recente e del passato ingrato. Il film di Amelio è pervaso da un sogno interiore fortissimo pieno di fantasmi e di morti viventi: tutto appare nei gesti contenuti, nei modi sobri, negli sguardi attenuati, nelle forme appianate. Il contorno delle immagini rimane angusto con confini non oltre un animo affranto e dimesso: le riprese sono allungate dentro il passato dei personaggi non certo dietro al futuro tagliente e grumoso. I colori pastosi e affioranti della fotografia denotano una ricchezza esteriore solo da invaghimento dei luoghi rimasti e da quello che ancora emanano. Il sogno rimane dentro inviluppato e difficile da manifestare e da temperare con luci diurne appariscenti e vistose. Il parlare è tenue, indolcito e refrattario ad ogni evenienza futura. Lo scrittore Jean Cormery (Jacques Gamblin) che torna in Algeria (suo paese d’origine) nel 1957 (anno in cui appare la cronistoria di Albert Camus nei racconti del suo alter-ego) rivede se stesso da bambino ma appare a se stesso nello specchio di sua madre (donna lucida e forte) Catherine Cormery (nel volto anziano di Catherine Sola) che si mescola con parsimonia nei ricordi del figlio. ESPANDI +
- negative [1]
- sufficienti [1]
- positive [7]
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6 maggio 2012 Opinione di fefy su "Il primo uomo"
Il Primo Uomo, il nuovo film di Gianni Amelio (prodotto dalla Francia e realizzato con contributi quasi esclusivamente stranieri, a riprova dello stato vergognoso della cultura non solo cinematografica nel nostro Paese), racconta la storia di Jacques, famoso scrittore francese che torna in Algeria, suo luogo natale, durante le rivolte e i fermenti indipendentisti che diedero vita alla Battaglia di Algeri raccontata al cinema dal grande Pontecorvo: qui Jacques nato in tempo di guerra, ha...
voto al film: 
5 maggio 2012 Opinione di lorenzodg su "Il primo uomo"
“Il primo uomo” (Le premier homme. 2011) è il nono lungometraggio del regista calabrese che torna a girare dopo cinque anni (“La stella che non c’è”). Un’operazione complessa e una produzione internazionale tra Italia, Francia ed Algeria. Il budget importante ha consentito di realizzare un’opera di grande livello e tutto il cast ha rimarcato il tutto con un esito di rimarchevole effetto. Un film toccante, intenso, implosivo, segnato e silenzioso. Dove tutta...
voto al film: 
30 aprile 2012 Opinione di michemar su "Il primo uomo"
Il cinema italiano d’autore esiste ancora e questa opera dimostra che oltre a vivere ha una salute eccelsa. Diciamo che è come una persona che esce poco di casa, ma quando va a passeggio la gente si gira per ammirarla. Gianni Amelio ha forse fatto il suo film più bello e personale. Lo si avverte nei dialoghi così accorati e sentiti, perché scritti con il cuore ed il ricordo: il libro incompiuto di Camus da cui è tratto ha poco o niente in comune nei dialoghi. Difatti Amelio, autore...
voto al film: 
28 aprile 2012 Opinione di zelig77 su "Il primo uomo"
Il film risulta, nel complesso, penalizzato dalle numerose vicissitudini produttive. Amelio, dal canto suo, sembra molto preoccupato di evitare le numerose trappole retoriche potenzialmente tese sia dalla componente intimistico-autobiografica, sia dal pacifismo interculturale di cui il film intende farsi portavoce. A forza di 'asciugare', però, si rischia di far evaporare l'intensità emotiva, che resta confinata a poche scene, tutte dedicate alla vita familiare passata e presente del...
voto al film: 
23 aprile 2012 Opinione di zombi su "Il primo uomo"
quando ad un anno di distanza, lo scrittore cormery torna in algeria, "esiliato" per le sue idee, trova la città molto cambiata. è passato solo un anno, ma in quell'anno tante cose sono cambiate. lo scrittore diviso tra la sua vita a parigi con moglie che soffre "di quella malattia che non da febbre ma ti toglie le forze e la voglia di vivere" e figli, e la sua vita in algeria dove ha ancora la madre("la francia è bella, ma non ci sono gli arabi" dice) è tornato alla ricerca delle sue...
voto al film: 
22 aprile 2012 Opinione di nickoftime su "Il primo uomo"
Portare un libro sullo schermo, tradurre per immagini la parola e soprattutto i pensieri di uno scrittore è un compito difficile. Chi ci ha provato, tranne rare eccezioni, ricordiamo lo "Shining" di Kubrick, peraltro disconosciuto dall'autore del testo, ha dovuto subire le critiche di coloro che avendo letto il libro si sono sentiti a vario modo traditi per una versione troppo ossequiosa o all'opposto fin troppo sbarazzina. Nel caso de "Il primo uomo" a questi motivi si aggiunge il fatto...
voto al film: 
22 aprile 2012 Opinione di alan smithee su "Il primo uomo"
Un nuovo film in uscita di Gianni Amelio e' sempre un avvenimento importante, certi come siamo (e anche stavolta non ci sbagliamo) che staremo per assistere ad un'opera d'arte di rara compostezza, perfezione e sensibilita'. Tratto come sappiamo dall'ultimo romanzo di Camus, incompiuto a causa della sua morte prematura e tragicamente inaspettata, il film ha subito diverse traversie produttive e una gestazione complessa che ne ha ritardato a lungo la realizzazione; una volta terminato, il...
voto al film: 
21 aprile 2012 Opinione di diomede917 su "Il primo uomo"
Tratto dal romanzo postumo di Albert Camus, Il primo uomo è un viaggio dentro il proprio io del protagonista Jean Cormery scrittore stimato a livello mondiale (alter-ego dello stesso Camus) che arriva nella sua amata Algeria alla vigilia della guerra di Liberazione cercando di convincere gli studenti che la convivenza tra arabi e francesi sia possibile ed è l’unica via per una nuova Algeria. Incontrando l’amata madre incomincia un percorso a ritroso nella memoria, alla ricerca di un...
voto al film: 
21 aprile 2012 Opinione di bufera su "Il primo uomo"
E' un esempio di grande, vero cinema dove le immagini, le figure con i loro gesti e le situazioni rievocate si dissolvono l'una nell'altra armonizzando il racconto e significando perfettamente le tematiche della ricerca di se stesso da parte del protagonista nella sua vita, dalla nascita in poi, e nella sua terra dove è tornato, dopo tanto tempo. La commozione è indotta quietamente, mentre l'uomo si va riconoscendo, confermando e pacificandosi con il suo pensiero, i ricordi e le...
voto al film: 
- negative [1]
- sufficienti [1]
- positive [7]
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