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Rasputin (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Rasputin: assente
Ritmo ritmo in Rasputin: assente
Impegno impegno in Rasputin: assente
Tensione tensione in Rasputin: assente
Erotismo erotismo in Rasputin: assente

Il voto di FilmTV

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Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Rasputin (voti: 8 media: 3,13) 8

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locandina di Rasputin

La trama

Partendo dalle ultime ore prima della morte, la ricostruzione della figura mitica del “Santo Demonio”: Grigorij Efimovi? Rasputin, il contadino divenuto consigliere dell’ultimo Zar Nicola II di Russia, uno dei personaggi più enigmatici e controversi del XX secolo. 

Louis Nero si tiene lontano dal genere, nonostante il suo oscuro protagonista si erga sulle scalinate come il Nosferatu di Herzog, e ricostruisce a incastro la vicenda biografica partendo appunto dall’ora fatale. Il regista non risparmia virtuosismi velleitari, come gli ipertesti, lo split screen, le insistite sovrimpressioni, e sceglie per Rasputin una connotazione cristologica, quasi mistica. Affascinanti le atmosfere occulte, mentre le impostate voci over fanno un pò radiodramma.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 14/2011

«A me gli occhi» pare dire Rasputin a inizio film, mentre cerca letteralmente di ipnotizzare lo spettatore. Che si rilassa giusto il tempo di un batter di ciglia, perché poi viene invitato a una festa espressionista che l’utilizzo del digitale rende spesso straniante. Alla vigilia della Rivoluzione d’Ottobre il contadino “santo demonio” Grigorij Efimovic Rasputin (Francesco Cabras), consigliere dell’ultimo Zar Nicola II, è vittima di un complotto dei boiardi di corte, ancora oggi ammantato di mistero. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 26/05/2011 - utile per 6 utenti

Voto al film: voto buono

Esoterismo ed iconografia barocca, perfettamente integrati, con la computer graphics, in installazioni visive che uniscono effetti psichedelici  e chiaroscuri decadenti. Louis Nero fa dell’ombra un’entità vibrante ed incandescente, in cui ci sono i colori a sottolineare le atmosfere ed i concetti, però manca la luce a fare chiarezza. E così il regno dei contrasti cromatici diventa l’ambito del dubbio, dove  la vita di confonde con la morte, l’eroismo presente con la gloria postuma. Rasputin, il rozzo contadino diventato confidente della casa imperiale russa, che sostiene di poter condurre a Dio mediante le  forze del demonio, è l’individuo che nessuno riesce a dominare, né ad uccidere, perché è simultaneamente un essere in carne e ossa e un simbolo immortale di tutto ciò che rende l’esistenza umana una zona crepuscolare tra la perdizione e la santità. È, nel contempo, un personaggio ed un ritratto, in una messa in scena che è in parte un palco teatrale, in parte una composizione pittorica. Egli esiste nella realtà, ma, soprattutto, abita i sogni e gli incubi, i ricordi, le paure e le speranze di chi l’ha conosciuto. I frammenti di testimonianze che formano questo mosaico,  tra il letterario  il documentaristico, sono tenute insieme dalla presenza di uno spettro, che, nella sua apparente ubiquità, e nella sua natura universale, di guaritore di ricchi e poveri, di deboli e potenti, incarna l’unico aspetto veramente universale della nostra specie, che è la sua diabolica indeterminatezza, sospesa tra le opposte tentazioni del peccato e della beatitudine celeste.  La figura del protagonista attraversa questo breve sipario biografico con la rapidità di un fugace pensiero sul male, che, tuttavia, riesce a toccarne tutti possibile risvolti, dal profondo abisso della perversione alla superficiale banalità delle comuni miserie morali. La narrazione è policentrica, spesso affidata a racconti in prima persona, e riproduce, in questo modo, la prospettiva sfaccettata da cui la storia guarda ai fenomeni unici ed inclassificabili: quelli destinati a non acquisire, nemmeno a distanza di tempo, alcun significato definito, se non quello che li ascrive ufficialmente alla dimensione del Mistero.
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SI

Opinioni su Rasputin


7 marzo 2012 Opinione di alan smithee su "Rasputin"
alan smithee

Insolito biopic (almeno per chi non conosce i singolari precedenti cinematografici del giovane autore) su una delle piu’ controverse e misteriose figure a cavallo tra l’800 e il ‘900 che, preceduto da una fama di guaritore mistico, abile stratega e lettore ed interprete delle menti altrui, ha condizionato non poco il gia’ fragile equilibrio di quel grande paese russo negli ultimi anni della dominazione zarista, prima dell’ all’avvento del comunismo. Accompagnato dalla voce...

voto al film: alan smithee assegna il voto buono a Rasputin (2011)

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25 settembre 2011 Opinione di Klizia su "Rasputin"
Klizia

Film d'autore, quindi consiglio a chi si accingerà a vedere questo film una predisposizione d'animo attenta e non delusa dal vedere il solito film d'azione o di effetti speciali. Non è assolutamente un cine-panettone ma nemmeno un polpettone noioso anche perchè il film ha una durata di 1 ora. Sono da apprezzare l'attenzione riservata alle seguenze simbolico-artistiche e ai concetti  di peccato e salvezza.

voto al film: Klizia assegna il voto buono a Rasputin (2011)

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26 maggio 2011 Opinione di OGM su "Rasputin"
OGM

Esoterismo ed iconografia barocca, perfettamente integrati, con la computer graphics, in installazioni visive che uniscono effetti psichedelici  e chiaroscuri decadenti. Louis Nero fa dell’ombra un’entità vibrante ed incandescente, in cui ci sono i colori a sottolineare le atmosfere ed i concetti, però manca la luce a fare chiarezza. E così il regno dei contrasti cromatici diventa l’ambito del dubbio, dove  la vita di confonde con la morte,...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Rasputin (2011)

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