Opinione di bradipo68 su Prefab People
Con Judit Pogàny, Róbert Koltai, Kyri Ambrus, Jánosné Bráda, János Fábián, Péter Gellért, Tivadar Gál, Barna Mihók, Adrián Nagy, Gábor P. Koltai
- positive [2]
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Sul film
Il realismo della messa in scena non come semplice vezzo ma come vera e propria necessità è il marchio di fabbrica del cinema di Bela Tarr.
In squallidi interni ungheresi figli immaturi del degenerato socialismo reale uno dei massimi teorizzatori del pianosequenza nel cinema di oggi ambienta il suo gioco al massacro di una coppia con evidenti problemi di differenti aspirazioni.
Lui sembra trovarsi a suo agio solo quando non è soffocato dalle quattro mura domestiche e soprattutto quando è lontano da lei, casalinga oltre l'orlo della disperazione che vorrebbe un pò più di comprensione e una vita meno avara di soddisfazioni che non siano semplicemente quelle date dalla preseza dei figli.
Lei aspira alla felicità come unico nucleo familiare, lui vede solo la "roba" per arrivare a tanto, la felicità a cui aspira lui probabilmente è nascosta in qualche posto inaccessibile a lei.
E pazienza se deve stare per due anni lontano da casa.
Aperto e chiuso dalla fuoriuscita del marito da casa The prefab people contiene in embrione molti degli elementi che faranno grande il cinema del maestro ungherese.
Sorprende la sua capacità di adattare la sua poetica dell'immagine agli spazi angusti di un piccolo appartamento, ci sono molti più dialoghi con un uso suggestivo del bianco e nero e c'è una lunghissima sequenza a una festa da ballo che è un flash luminosissimo di tutto quello che Tarr avrebbe sviluppato nei film successivi.
E non è un caso che questa sequenza prenda come ossigeno dagli spazi ampi (rispetto al soffocante appartamento) della sala da ballo.
La cinepresa si sofferma avida sul volto di lei a catturarne le emozioni, le sensazioni,quasi a voler sottrarre,asciugare quelle lacrime che le stanno scendendo pigre sulle guance.
Invece lui fuoricampo zompetta allegramente sulle ali dell'alcolemia elevata.
In questo film è ben visibile il cordone ombelicale che tiene unito il maestro ungherese ad un cinema che sia altro: Bela Tarr somiglia solo a se stesso ma in questa sua opera giovanile si rivengono echi del Cassavettes più realista tra il documentario e gli interni domestici.
The prefab people con quel suo finale sul pick up (su cui è stata caricata la lavatrice appena comprata) a scorrazzare per la periferia di Budapest con sullo sfondo palazzoni dormitorio figli naturali del socialismo reale sembra voler presentare un parallelismo tra un matrimonio che sta vivendo la sua convulsa agonia( che non viene mitigata neanche dal sogno divenuto realtà di una lavatrice automatica) e un regime politico annichilente che di socialismo aveva solo una beffarda enunciazione.
The prefab people è il primo film di Bela Tarr girato con attori professionisti : sta nascendo una delle stelle più luminose del firmamento cinematografico.
Sulla regia di Béla Tarr
molte più scene e dialoghi che nel suo cinema successivo
Sull'interpretazione di Judit Pogàny
fragile e indifesa
Sull'interpretazione di Róbert Koltai
sembra non avere sentimenti
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