Mamo, un famoso cantante curdo, ormai anziano, sta per realizzare il sogno della sua vita: ha appena ottenuto l’autorizzazione a traversare la frontiera e recarsi dall’Iran al Kurdistan iracheno, per dare un grande concerto nella città di Arbil. Affitta quindi un autobus e si mette in viaggio, insieme ai suoi numerosi figli, tutti musicisti. Intanto Kako, l’autista, coglie l’occasione per girare un documentario sull’eccezionale famiglia di artisti. Purtroppo l’impresa si rivelerà, per tutti, molto più ardua e pericolosa del previsto.
L'opinione più votata
Di OGM scritta il 30/03/2011 - utile per 1 utenti
Voto al film: 
La chiaroveggenza, nei film di Ghobadi, assume la vesta magica di un sogno ad occhi aperti, così placido e fantastico da rendere amabile anche la prospettiva della morte. Se, in Turtles Can Fly, le visioni dello sfortunato Hengov, per quanto tragiche, rappresentavano una rivalsa sul suo corpo martoriato, ed una caparbia reazione alla cecità del suo fratellino Riga, in questo film le premonizioni del vecchio Mamo suonano, al suo cuore di artista esule, come la poetica promessa di un ritorno alla terra che l’ha generato. Ad accompagnare questa speranza di definitiva liberazione dalle frontiere, dai divieti, dagli ottusi vincoli della politica, è la straordinaria presenza di Niwemang (Mezzaluna), una misteriosa ragazza, giunta dall’alto, come un’apparizione divina, e la cui meravigliosa voce è in grado di far sussultare i morti. La sua figura, dalla bellezza eterea ed incantevole, è la favolosa anima di una cultura curda che si nutre di ritmo e melodia, ed è purtroppo calpestata dall’integralismo religioso, che segrega ed opprime le donne, proibendo loro di cantare. Niwemang è l’angelo che giunge, infine, per indicare una strada diversa da quella terrena, così densa di pericoli mortali ed ostacoli insormontabili. Nel suo lungo viaggio dall’Iran verso la città di Arbil, nel Kurdistan iracheno, Mamo cerca a più riprese di ricostruire il suo legame col passato, con la famiglia, con gli amici, con i ricordi di una nazione unita che non esiste più: ma ai suoi romantici progetti si frappongono i confini e le leggi degli stati, oltre ai soprusi e alle violenze degli eserciti. Il suo percorso è il tipico cammino di chi, giunto al termine dell’esistenza, punta a chiudere il cerchio, riunendo le passioni e gli affetti più importanti intorno al proprio capezzale, per trasformare il congedo in una grande celebrazione conclusiva. Il concerto d’addio che vorrebbe dare in Iraq, circondato dall’orchestra dei suoi figli, è il suggello di una scelta ideale, che vede la verità nella traiettoria tracciata dai richiami del sangue, dagli empiti del cuore e dai voli della mente. Amore, arte, immaginazione è ciò che si sottrae alle inutili e pretestuose cause di divisione dell’umanità, per ritrovare in cielo, sottoforma di una luminosa mezzaluna, l’altra metà del nostro mondo, da cui siamo stati ingiustamente separati.