Opinione di mm40 su L'uomo che piantava gli alberi
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Trenta minuti per illustrare un racconto breve scritto nel 1953 dal francese Jean Giono, intitolato proprio L'uomo che piantava gli alberi. Un lavoro animato dalla forte morale ambientalista, ma non solo: nella consolante constatazione finale (la straordinaria condizione dell'esistenza umana, in grado di riportare la vita in una terra abbandonata e desertica) c'è anche un tocco di filosofia (ed etica calvinista, se si vuole: adoperarsi concretamente per raggiungere lo status di elezione divina) che non guasta; anzi, i toni sono talmente leggeri (la principale forza, ma anche limite del lavoro) che l'opera può facilmente definirsi una fiaba. Elzéard Bouffier, l'anziano protagonista, in realtà non è mai esistito: il racconto in prima persona dello scrittore - come da lui stesso dichiarato - è pura invenzione, frutto della sua fantasia, ma questo non sminuisce la portata del messaggio in esso contenuto. I disegni sono del regista, anche produttore, il tedesco naturalizzato francese Frederic Back; la voce del narratore è di Philippe Noiret, nella versione italiana il ruolo spetta ad Arnoldo Foà. Oscar 1988 come miglior cortometraggio d'animazione (premio che Back aveva già vinto nel 1982 per Crac). 6/10.
Sulla trama
Un pastore nel sud della Francia, ai piedi delle Alpi, pianta migliaia di querce in una valle deserta. Nel giro di una decina di anni in quella zona sorgerà una foresta.
Commenti
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10 maggio 2011, 23:32 di Dalton
Orsù, il voto 6 è un pò riduttivo! ;) I toni leggeri non sono un limite, anzi: agevolano la leggiadria dell'opera. Non è detto che bisogna avere sempre la mano "pesante". Cmq, de gustibus... Ciao!!!
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