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Suicide Club (2001)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Suicide Club: assente
Ritmo ritmo in Suicide Club: assente
Impegno impegno in Suicide Club: assente
Tensione tensione in Suicide Club: assente
Erotismo erotismo in Suicide Club: assente

Il voto di FilmTV

Questo film non ha ancora ricevuto un voto.

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Suicide Club (voti: 4 media: 3,75) 4

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La trama

Tokyo: stazione ferroviaria di Shinjuku. 54 studentesse regolarmente vestite con la classica divisa alla marinara, si gettano contemporaneamente sotto il treno in arrivo, in stato di apparente serenità. Questa ondata di suicidi seriali continua a propagarsi presso altre scuole del paese; la polizia comincia ad indagare. Sulla scena di ogni suicidio di massa, gli inquirenti trovano un sacchetto contenente quadrati di carne umana cuciti assieme tra loro, appartenenti alle vittime del suicidio che avverrà successivamente. Contemporaneamente un hacker dirige gli investigatori verso un sito web che conta le vittime prima ancora che siano morte 

Dal folle e genialoide regista Shion Sono, un primo assaggio della sua estetica spiazzante e disturbante.

L'opinione più votata

Di bradipo68 scritta il 01/07/2011 - utile per 16 utenti

Voto al film: voto buono

Il suicidio come moda dilagante,il suicidio di massa come congiunzione di corpi votati a riappropriarsi definitivamente del proprio libero arbitrio.Il suicidio come atto estremo per avere audience e popolarità almeno per un secondo.Molto meno dei 15 minuti di warholiana memoria.Il film di Shion Sono(altri riportano il titolo Suicide Circle ed è forse  un titolo che calza meglio alle tematiche del film) non è un'esaltazione del suicidio,nè un apologo sullo stesso.E'una riflessione profonda sullo stato d'alienazione che corrode da dentro i giapponesi ed è la certificazione di quanto siano distanti gli adulti dai giovani.E'catalogato come horror ma in realtà come un serpente nell'atto di perdere le exuvie cambia pelle ogni volta,cambia protagonista,muta di genere sollecitando di continuo la rielaborazione di tutta la materia trattata da parte dello spettatore .Si comincia con un tremendo suicidio di 54 studentesse sotto un treno in corsa della metropolitana di Tokyo,si continua con altri suicidi inspiegabili e con lo scoppio di una vera e propria epidemi di suicidi.A questo punto sembra che ci troviamo di fronte a un nipotino di Ringu e invece il film cambia un'altra volta per diventare un horror in cui è presente il deus ex machina ma si sottace sul perchè dello scatenare di una siffatta epidemia, sconfina poi nella metafisica assoluta in un finale aperto a qualsiasi tipo di intepretazione.Forse sappiamo chi è stato(il Charles Manson dell'era della comunicazione come urla lui stesso in lustrini e pailettes),forse conosciamo il mezzo, ma non veniamo a conoscenza della questione fondamentale.Perche?Non è un film di fantasmi giapponesi,nè di video maledetti.Più che al cinema di Hideo Nakata qui siamo dalle parti del Kairo di Kiyoshi Kurosawa(che però presuppone una presenza soprannaturale) o di certi eccessi splatter di Takashi Miike,mentre lo sguardo che Shion Sono posa sui giovani del film è ancora più inquieto di quello di Kinji Fukasaku in Battle Royale.La differenza è che i protagonisti di Suicide Club decidono autonomamente di morire senza alcuna imposizione esterna. A Shion Sono piace colpire basso con  numerose scene splatter fatte in maniera piuttosto artigianale ma discretamente efficace (commentate da musiche allegrotte che donano al tutto un effetto straniante),ma gli piace anche affabulare con una visionarietà di primo ordine mediante la quale si pone un gradino sopra il semplice contenitore di immagini sanguinolente.Questo è un film che è horror in superficie ma spaventa molto più per quello che nasconde dentro.Perchè scatta l'emulazione di gesti eclatanti(che non siano solo il suicidio)?Perchè c'è quasi la necessità fisica di ognuno di emergere  dalla massa anche perdendo il bene più prezioso?Perchè c'è l'invito a riparare la connessione con se stessi e a ripossedere la propria capacità di scelta?Perchè ci si riprende la propria vita perdendola?Sono tutte domande che non hanno risposta...e chiamatelo pure horror...
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SI

Opinioni su Suicide Club


4 febbraio 2012 Opinione di Axeroth su "Suicide Club"
Axeroth

Shion Sono - (2002) Suicide Club/ Suicide Circle (Jisatsu sâkuru) Sono porta sul grande schermo al grande pubblico internazionale il suo romanzo omonimo e ne trae una trilogia. Qui siamo al primo capitolo, seguirà Noriko's Dinner Table (2005) che è di fatto sia il prequel che il sequel di questo. Un gruppo di ragazzi pazzi scatenati capeggiati da un certo "Genesis" che si atteggia alla Dr. Frank-N-Furter ha messo su un occulto Suicide Club dove in un modo alquanto perverso e malato...

voto al film: Axeroth assegna il voto buono a Suicide Club (2001)

nessun commento
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14 gennaio 2012 Opinione di Kurtisonic su "Suicide Club"
Kurtisonic

Una serie inspiegabile di suicidi sconvolge Tokyo, le indagini della polizia giungeranno a delle conclusioni ma non alla spiegazione del gesto. In Suicide club, Sono Shion mette a fuoco l'incomunicabilità fra generazioni diverse e il fondamentale ruolo sostitutivo al dialogo e alla relazione umana che occupa la tecnologia. Un mondo che non offre nè rifugi nè appigli, in cui i giovani si aggrappano disperatamente ai loro miti, anch'essi slegati  da una formazione consapevole e lontani da...

voto al film: Kurtisonic assegna il voto sufficiente a Suicide Club (2001)

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1 luglio 2011 Opinione di bradipo68 su "Suicide Club"
bradipo68

Il suicidio come moda dilagante,il suicidio di massa come congiunzione di corpi votati a riappropriarsi definitivamente del proprio libero arbitrio.Il suicidio come atto estremo per avere audience e popolarità almeno per un secondo.Molto meno dei 15 minuti di warholiana memoria.Il film di Shion Sono(altri riportano il titolo Suicide Circle ed è forse  un titolo che calza meglio alle tematiche del film) non è un'esaltazione del suicidio,nè un apologo sullo...

voto al film: bradipo68 assegna il voto buono a Suicide Club (2001)

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