Corpo Celeste - La recensione di FilmTv
Con Anita Caprioli, Salvatore Cantalupo, Renato Carpentieri, Yle Vianello, Pasqualina Scuncia
La recensione di FilmTv
Alice Rohrwacher. Non confondetela con la sorella Alba, forse la migliore attrice italiana, perché al suo esordio è già una regista eccellente e brilla di luce propria. Corpo celeste è una delle opere prime più belle e coraggiose degli ultimi anni, un capolavoro di rigore, intensità narrativa e visiva, sguardo registico e scelte di scrittura. La preadolescente Marta (Yile Vianello, perfetta) è tornata dalla Svizzera a Reggio Calabria con mamma e sorella: è straniera per fisionomia e animo a quel luogo, è quindi strana per tutti. Ha una grazia un po’ selvaggia e guarda quel piccolo mondo con occhi innocenti e lucidi: dalla preparazione per la cresima (la canzone Mi sintonizzo con Dio è geniale nel suo essere trash neocon) alla vita quotidiana. Tutto gira attorno a una Chiesa vuota, di senso e fedeli, squallido centro di interessi politici ed economici grazie a un prete ambiguo (Salvatore Cantalupo, dopo Gomorra altra grande prova) come il sistema in cui opera. Il film è elegante e feroce, sentimentale e allo stesso tempo clinico - ma mai cinico - nel mostrarci le miserie del nostro presente bigotto e grottesco, specchio di un Paese e di una (in)civiltà decadente. E Pasqualina Scuncia, moderna perpetua, è il capolavoro nel capolavoro: i messaggi più inquietanti, dirompenti, (dis)umani passano dal suo sguardo malinconico e inconsapevole.
Commenti
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4 giugno 2011, 19:53 di ccbaxter
Insomma, capolavoro è un po' troppo. A me il film è piaciato (come dice Petrolini) moltissimo ma se si spende l'aggettivo "capolavoro" ogni tre per due allora diventano tutti "capolavori" e l'attributo si svaluta, non ha più senso. E' un film d'esordio, bello ma pieni di difetti. "Capolavoro" scriviglielo quando lo raggiungerà il capolavoro questa regista di indiscutibile talento, Sollazzo, o rischi di farne l'autrice di un solo irripetibile "capolavoro". Ha ragione da vendere Fofi quando scrive che voi critici state esondando dal vostro compito, siete ormai degli uffici stampa, dei megafoni del film che recensite. Un po' di misura, ecchediamine!
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20 giugno 2011, 15:21 di kobayashi
Concordo pienamente con il giudizio entusiastico sul film. E concordo pienamente anche con Ccbaxter - e con Fofi - sul fatto che si sperperi il termine "capolavoro" senza prestare attenzione all'etimologia della parola. Capolavoro cioè che sta in cima all'opera omnia di un autore. Per una regista all'opera prima si dovrebbe aspettare ad usarlo. Per Kassovitz si può dire che L'odio è il suo capolavoro ma questo perchè sappiamo che dopo un promettente debutto si è smarrito . E credo si esondi anche quando a ogni uscita di Eastwood si grida al capolavoro per partito preso.I registi mica sono squadre di calcio.
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11 agosto 2011, 10:37 di koreeda
Il film è neorealismo mal digerito fin dalle sequenze iniziali e cè poco da dire il nostro cinema continua a mettere in scena le brutture e le miserie peggiori. Il trash e il grottesco e le prove attoriali e alcune buone idee e trovate visive non bastano a fare un grande film. L'idea del contrasto tra una fede ormai priva di significato e una fede pura e nuova è un concetto difficilissimo da elaborare e certamente il messaggio arriva, ma è davvero necessario metterci di fronte a noi stessi in modo così impietoso? E' davvero questo il cinema che vogliamo? Intendiamoci si può insegnare e far pensare, ma occorre farlo con tanto compiacimento? Detto questo il talento c'è. Meravigliosa la sequenza nel paese abbandonato sulla roccia e l'immagine del Cristo che galleggia sbattuto dalla risacca nel mare cristallino.
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