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Krabat e il mulino dei dodici corvi (2008)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Krabat e il mulino dei dodici corvi: assente
Ritmo ritmo in Krabat e il mulino dei dodici corvi: presente
Impegno impegno in Krabat e il mulino dei dodici corvi: minimo
Tensione tensione in Krabat e il mulino dei dodici corvi: presente
Erotismo erotismo in Krabat e il mulino dei dodici corvi: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a Krabat e il mulino dei dodici corvi

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a Krabat e il mulino dei dodici corvi (voti: 8 media: 3,63) 8

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La trama

Germania, inverno del 1646. Mentre in Europa imperversa la Guerra dei Trent’anni, Krabat è un giovane mendicante che, insieme agli amici Baro e Lobosch, gira di casa in casa in cerca di fortuna. Dopo una notte passata all’addiaccio e tormentata da misteriosi incubi, il ragazzo risponde al richiamo di uno stormo di corvi, che lo invitano a seguirli attraverso le montagne innevate. La destinazione del viaggio è Koselbruch, una vecchia cascina con un mulino ad acqua, in cui vivono un anziano stregone e i suoi undici discepoli. Krabat sarà costretto a unirsi a loro, a imparare le arti magiche e a sottomettersi alla volontà del Maestro: lo aspetteranno un cammino difficile e doloroso e una prigionia apparentemente senza scampo. 

Film tratto dall’omonimo romanzo per ragazzi di Otfried Preußler, uscito in Italia con il titolo Il mulino dei Dodici Corvi. Il libro è ispirato a una leggenda popolare dei sorabi, una minoranza etnica di origine slava che vive in Lusazia, nella Germania orientale.    

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L'opinione più votata

Di OGM scritta il 03/05/2011 - utile per 8 utenti

Voto al film: voto buono

La dura risposta teutonica alle zuccherose fantasticherie harrypotteriane. Tra i grotteschi ritratti alla Hyeronimus Bosch e i pittoreschi chiaroscuri alla Pieter Bruegel, Kreuzpaintner trae spunto da una leggenda seicentesca per raccontare il dramma di un ragazzo orfano, sottratto alla povertà derivante dalla guerra, ma catturato nella tenebrosa dimensione della magia nera. La comunità guidata dalla sinistra figura del Mugnaio, rinchiusa in una cascina isolata della Sassonia orientale, sembra una riedizione in chiave demoniaca di quella formata da Gesù e i Dodici Apostoli: la certezza della morte, al compimento del ciclo scandito dalla ruota del mulino, si sostituisce alla promessa della vita eterna, il voto di castità diventa una maledizione rivolta contro le ragazze amate dai discepoli, l’obbedienza ai comandamenti assume la veste di una crudele schiavitù. La violenza è lo strumento con cui vengono combattuti i nemici, i miracoli lasciano il posto a macabri sortilegi, la trasfigurazione avviene nelle sinistre sembianze della vecchiaia, o in quelle funeree dei corvi. E tutto ciò è una manifestazione di sofferenza e di fatica, quelle di chi è costretto a forgiare il carattere con prove disumane e nella totale rinuncia agli affetti e alla normale realtà del mondo. In questo monachesimo infernale si scorge l’allegoria della sfida solitaria dell’eletto/reietto, che non può vivere nella libertà, poiché deve costantemente attivarsi e stare in guardia, per giustificare – e, all’occorrenza, difendere - la propria esistenza: il riferimento è alla condizione del diverso, che, all’interno di una stretta cerchia di iniziati, può essere indotto a vedere la sua eccezionalità come un privilegio, forse addirittura come un indice di superiorità; però, concretamente,  rispetto al resto della società, si ritrova confinato in un avvilente stato di emarginazione. Rifiutare la segregazione, anche se alimenta la nostra vanità con la confortante illusione di appartenere ad un’élite, ed aprirsi comunque al mondo che si è mostrato ostile, è la lezione che la storia di Krabat pare volerci insegnare. La piccola squadra dei nostri simili può essere un rifugio insidioso, in cui covano l’astio e la rivalità, ed è per definizione un ambiente esclusivo, e quindi chiuso ed asfittico. La vita vera, con le sue infinite opportunità, è invece là fuori, dove possiamo sviluppare il nostro essere in tutta autonomia, perché vi entriamo armati non più della corazza protettiva del clan, bensì della nostra consapevolezza di persone uniche ed indipendenti, inserite in una sconfinata varietà umana.   
 
 
Krabat è il protagonista di una leggenda appartenente alla cultura dei sorabi (o sorbi, o serbo-lusaziani), una popolazione di origine slava che abita la regione della Lusazia, un triangolo di terra incuneato tra la Germania, la Polonia e la Repubblica Ceca. Da questa storia sono stati tratti diversi romanzi per ragazzi, l’ultimo dei quali, scritto da Otfried Preussler nel 1971, è tuttora uno dei principali libri di lettura adottati nelle scuole tedesche. La sua trasposizione cinematografica ha ottenuto, in Germania, un ottimo successo al botteghino.
Nella versione di Kreuzpaintner, l’interpretazione “politica” data da Preussler si trasferisce sul piano delle relazioni tra l’individuo e la massa. Entrambi hanno visto, nella vicenda di Krabat, una parte della loro vicenda personale; ma, mentre lo scrittore (classe 1923) ha concepito il suo libro come la storia della sua generazione, “di tutti i giovani che vengono a contatto con il potere ed i suoi allettamenti e vi rimangono invischiati”,  il regista sembra aver invece voluto proporre una parziale rivisitazione, in chiave letteraria e fantastica, dei temi autobiografici del suo precedente Sommersturm (2004):  il tradimento dell’amicizia, la perdita della fiducia nel gruppo di appartenenza, l’emergere dei contrasti che scatenano l’intolleranza, e la vittoria del sentimento spontaneo ed individuale su tutte le forme di coercizione. 
 
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Opinioni su Krabat e il mulino dei dodici corvi


10 maggio 2012 Opinione di big fish su "Krabat e il mulino dei dodici corvi"
big fish

Il film è interessante, sebbene non bello come il libro, come succede spesso nelle trasposizioni libro-film. Sembra sempre che manchi qualcosa, quel qualcosa che ti fa dire, a fine visione, è stato proprio un bel film, non vedo l ora di rivederlo. Le scenografie sono bellissime e adatte alla storia, gli attori sono in parte ma è proprio la sceneggiatura che ti lascia jncerto in molti punti e non ti coinvolge... Ci sono, secondo me, troppi buchi, troppe cose non spiegate e impossibili da...

voto al film: big fish assegna il voto sufficiente a Krabat e il mulino dei dodici corvi (2008)


5 maggio 2012 Opinione di emmepi8 su "Krabat e il mulino dei dodici corvi"
emmepi8

  Una favola nera ben costruita, ottimamente scenografata, attori non noti, ma tutti nei cardini giusti, come mai questo film è risultato quasi invisibile al grande pubblico?Eppure se di produzione americana avrebbe avuto una accoglienza delle migliori, compreso i media che evidentemente bisogna comprali a peso d'oro per sostenere una data operazione, ed è evidente che l'era della globalizzazione è soltanto dettata dall'alto. Non grido al capolavoro, ci mancherebbe non è neanche il...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Krabat e il mulino dei dodici corvi (2008)

nessun commento
[utile per 3 utenti]


3 maggio 2011 Opinione di OGM su "Krabat e il mulino dei dodici corvi"
OGM

La dura risposta teutonica alle zuccherose fantasticherie harrypotteriane. Tra i grotteschi ritratti alla Hyeronimus Bosch e i pittoreschi chiaroscuri alla Pieter Bruegel, Kreuzpaintner trae spunto da una leggenda seicentesca per raccontare il dramma di un ragazzo orfano, sottratto alla povertà derivante dalla guerra, ma catturato nella tenebrosa dimensione della magia nera. La comunità guidata dalla sinistra figura del Mugnaio, rinchiusa in una cascina isolata della...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Krabat (2008)

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