Moonlighting (1982)
Con Jeremy Irons, Eugene Lipinski, Jiri Stanislav, Eugeniusz Haczkiewicz
La trama
Operai polacchi lavorano in nero a Londra ignorando cosa avviene in patria.
Nel dicembre 1981 quattrro operai polacchi vengono inviati a Londra per ristrutturare un appartamento comprato da un burocrate di Varsavia. Lavorano duro, senza mai uscire dall'appartamento. Solo Novak esce ogni tanto e viene così a sapere del golpe compiuto da Jaruszelskj. Decide di non far sapere niente ai suoi compagni, per evitare che i loro turbamenti possano pregiudicare il lavoro. Solo al momento di ritornare li informerà e sopporterà i loro insulti. È il migliore film di Skolimovski, polacco da tempo esule in occidente: parla di politica ma in modo surreale, ed è interpretato da un ottimo Jeremy Irons (quello di Inseparabili).
L'opinione più votata
Di maso scritta il 12/02/2012 - utile per 6 utenti
Voto al film: 
Skolimowski affronta il delicato argomento indirettamente, descrive un microcosmo di quattro operai in trasferta a Londra per ristrutturare in un solo mese l’appartamento del loro datore di lavoro in patria, ma solo uno di loro conosce la lingua inglese e solo lui è il nostro anello di congiunzione con la loro realtà fatta di stenti, umiliazioni, compromessi, privazioni. Nowak è il portavoce degli uomini all’opera per un tozzo di pane, colui al quale è affidata la gestione delle 1200 sterline a disposizione per completare il lavoro, vettovaglie e svaghi compresi: è il capocantiere di quel tugurio freddo e sporco che a cavallo del dicembre 1981 costituisce la casa e l’impiego per quei quattro operai, ognuno dei quali impiegherebbe 5 anni per guadagnare l’intero budget a disposizione nel loro poverissimo paese, è il loro angelo custode costretto suo malgrado a nascondere la verità sugli avvenimenti che stanno accadendo
in patria e a rubare per non indebolire le energie dei suoi colleghi, è un uomo dilaniato dal dubbio che il suo datore di lavoro lo abbia allontanato dalla Polonia per godersi le grazie della sua donna che osserva pensieroso in una istantanea appesa al muro.
La similitudine fra quel luogo chiuso e disastrato e la Polonia è fortissimo, all’esterno di quello squallido rifugio da rimettere a nuovo da cima a fondo ci sono solo i rimproveri e gli insulti degli inglesi, del loro ipocrita perbenismo incentrato sullo sfruttamento di gente obbligata ad accettare la sottomissione come sono sempre stati i polacchi, privati della loro dignità fra le mura di casa propria, abituati ad accettare un orologio obsoleto come paga suonante di uno sforzo estenuante privo di garanzie come un televisore scassato rifilatogli da un subdolo rigattiere consapevole della loro ingenuità.
Skolimowski non snatura la bellezza del suo cinema fatto di luce naturale splendente, direzione solida dei suoi attori e trucchi filmici geniali che catturano l’occhio dello spettatore, soprattutto nelle inquadrature della fotografia di Ana, inserisce ancora una volta un oggetto feticcio dei suoi film che diventa un punto di snodo nella storia, la bicicletta: come nella ravvicinatissima sequenza iniziale di “Deep End” che sfociava nell’introduzione del personaggio di John Mulder-Brown ancora così innocente da dover pedalare per spostarsi, come Alan Bates in “The Shout” che sgonfiava il pneumatico per avvicinare John Hurt, qui Jeremy Irons usa la bici per appoggiare il frutto dei suoi taccheggi e poi subire la stessa sorte.
Il fenomenale attore britannico nei panni di Nowak consegna agli annali la sua ennesima prova convincente: esprime il punto di vista religioso del suo regista, recita quasi un monologo interiore, commenta le scene sovrastate dalle sue riflessioni con espressioni misurate del suo viso oltre a dare voce ai pensieri dei suoi tre colleghi polacchi molto bravi, ai quali è concesso di esprimersi solo nella loro madre lingua ma anche di esibirsi in una significativa prova di mimica corporale e facciale
“Moonlighting”, che è un termine cockney che significa lavoro in nero, è l’ennesima prova del talento impagabile di Jerzy Skolimowski, un film assolutamente da vedere che non annoia neanche un istante, al contrario desta attenzione fin dalle primissime inquadrature fino a quella conclusiva.
12 aprile 2012 Opinione di Baliverna su "Moonlighting"
Molto originale questo film. E' raccontato in forma di diario, con uso di una costante ma sempre appropriata voce narrante, quella del protagonista. I dialoghi sono radi, ma il film è comunque riempito abbondantemente dalla narrazione. Lo stile è sobrio ed essenziale, allo stesso tempo molto efficace e senza momenti di stanca. Jeremy Irons, che all'epoca era già un mezzo divo, si presta a recitare in questa pellicola di nicchia, e dal carattere antispettacolare e dimesso; in più lo fa...
voto al film: 
12 febbraio 2012 Opinione di maso su "Moonlighting"
Parabola socio politico religiosa sulla Polonia e sulla condizione del popolo polacco, all’affacciarsi dei movimenti rivoluzionari pacifisti di Solidarnosc scaturiti dall’ondata di scioperi avvenuti nei primi anni ottanta con conseguente colpo di stato delle truppe di Jaruzesky. Skolimowski affronta il delicato argomento indirettamente, descrive un microcosmo di quattro operai in trasferta a Londra per ristrutturare in un...
voto al film: 
11 febbraio 2005 Opinione di Belle su "Moonlighting"
Il film gira tutto praticamente a Jeremy Irons, che riesce a regere il peso del film interpretando al meglio il ruolo del Polacco...buona ambientazione e buon tema...anche se è un film piuttosto lineare, non stanca.
voto al film: 
9 ottobre 2004 Opinione di zombi su "Moonlighting"
se il termine "plumbeo" può essere usato e non a sproposito è sicuramente per moonlighting. esseri umani che vagano per il mondo senza essere cittadini del mondo. sono solo numeri nelle mani di un totalitarismo. questo film bisogna vederlo senza saperne nulla perchè si assapora del tutto. 4 polacchi stanno attraversando la frontiera per restare nel regno unito un mese. periodo durante il quale l'addetto alla dogana ci tiene a specificare all'unico dei 4 che parla e capisce l'inglese, che...
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14 agosto 2004 Opinione di SONATINE su "Moonlighting"
jerzy skolimowski è un cineasta polacco della seconda generazione,colore che non hanno "fatto la guerra",ma ha vissuto sulla sua pelle le contraddizioni infinite del post-stalinismo.moonlighting("lavoro nero")è un film in bilico tra commedia e humor nero e tragedia dello sradicamento.perchè questo soffre il protagonista,che vive come se fosse solo in un mondo in cui vivono anche i suoi tre amici di cui lui è schermo convesso di una realtà che non può dire(il colpo di stato di...
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2 luglio 2004 Opinione di ed wood su "Moonlighting"
profondamente irrisolto, ha comunque due pregi: il primo e' la performance di J.Irons, credibilissimo nei panni di un operaio polacco; il secondo e' la capacita' del regista di rendere tangibile il clima di tensione che si respirava nella Polonia dell'epoca (anche se il film e' tutto ambientato in Inghilterra)
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