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La guerra è dichiarata (2010)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La guerra è dichiarata: assente
Ritmo ritmo in La guerra è dichiarata: assente
Impegno impegno in La guerra è dichiarata: assente
Tensione tensione in La guerra è dichiarata: assente
Erotismo erotismo in La guerra è dichiarata: assente

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La guerra è dichiarata Trailer italiano ufficialeplay

La trama

Juliette e Romeo vivono la loro grande storia d’amore, si amano come se fosse ancora il primo giorno e la loro favola è diventata ancora più bella nel momento in cui hanno avuto il primo figlio, Adam. Ma il risveglio dal sogno sarà traumatico, tutto si trasformerà in incubo e caos, in una guerra impari contro la malattia che affliggerà il bambino. I due giovani dovranno imparare a sostenersi, con tutta la forza e il coraggio di cui sono capaci. Diventeranno adulti in fretta, nei loro corpi di giovinezza devastata. 

Incluso nelle taglist:

 

UNA STORIA PERSONALE

Per scrivere la sceneggiatura di Dichiarazione di guerra, Valérie Donzelli non ha avuto bisogno di ricorrere alla fantasia o di volare lontano con la mente. La storia portata sullo schermo appartiene infatti alla vita privata della regista/attrice che,  per la prima volta, insieme al compagno Jérémie Elkaïm si è messa a nudo, raccontando le vicissitudini del loro amore giovane, quello di due moderni Romeo e Giulietta che, lacerati dal dolore, sfidano la morte, con la peggiore delle prove richieste a una coppia di genitori, uscendone distrutti ma solidi.

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TRA DRAMMA E COMMEDIA

Nonostante il tema sia tragico e l'argomento da trattare molto difficile da tener sotto controllo, hanno cercato di mantenere il film - che ricorda spesso le opere di François Truffaut per l'uso della voce fuori campo, il desiderio di raccontare i giovani contemporanei e le musiche di Vivaldi - in bilico tra la commedia e il drammatico, una scelta dettata dal fatto che la regista considera il suo lavoro come qualcosa di vivo, capace di far evolvere le situazioni come accade nella vita di tutti i giorni, tanto che le prime intenzioni erano quelle di fare un film western o d'azione (di questa volontà, poi cassata, è rimasto come indice proprio il titolo), in cui una giovane coppia si ritrovava improvvisamente ad affrontare insieme una pericolosa avventura, evitando di correre il rischio di passare per qualcuno vuole necessariamente intenerire lo spettatore.

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SPERANZA E IDEALI PER LA VITTORIA

Pur essendo nello specifico la storia della malattia di un bambino, il messaggio veicolato vorrebbe coinvolgere tutti coloro che si ritrovano a affrontare un dolore come prova per superare indenni un legame di coppia. I protagonisti sono nella fattispecie due giovani per nulla preparati all'evenienza, figli di una generazione viziata e incapace di affrontare piccole e grandi traversie. Questa è la ragione principale per cui la malattia è intesa come guerra che irrompe all'improvviso e richiede coraggio per essere affrontata e/o superata.

Il piccolo Adam, a soli 18 mesi, ha un tumore al cervello e il fatto stesso che i genitori non abbiano mai provato le conseguenze del male sulla loro pelle li rende impotenti: non sanno minimamente come reagire e l'unica cosa che possono fare è accompagnare il bambino dai medici.

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L'opinione più votata

Di OGM scritta il 11/04/2012 - utile per 6 utenti

Voto al film: voto mediocre

La rappresentazione di un dolore vissuto in prima persona, un po’ troppo adulterata dal sollievo di avercela fatta, che autorizza i protagonisti a scherzarci su. Una maldestra imitazione della nouvelle vague in formato family. Una pretesa di autenticità che sconfina nel narcisismo. Valérie Donzelli scrive, dirige ed interpreta, insieme al compagno Jérémie Elkaïm, un film sulla malattia del  figlio Gabriel, colpito a soli diciotto mesi da un tumore cerebrale maligno, poi per fortuna totalmente debellato. Una storia vera, che vorrebbe parlarci dell’angoscia di un padre e di una madre, e del loro matrimonio che va in crisi. E che, inopinatamente,  ci viene servita nella veste di un mélo grottesco e lievemente allucinato,  con in­serti musicali e narrativi scopiazzati da Truffaut, e la presunzione di fungere da paradigma per tutte le love story segnate dalla sventura. Romeo e Giulietta: così si ribattezzano i due protagonisti, il cui bambino verrà chiamato Adamo, forse in riferimento all'uomo della Genesi, nato innocente, ma poi colpito dalla punizione divina. Intanto, il film, nell’ingenuo sforzo di non risultare lacrimoso, sostituisce il piagnisteo con un’isteria surreale, che, pur di evitare la tragicità, imbocca, a tratti, incomprensibili derive demenziali. Purtroppo il risultato è che non ci si commuove, ma nemmeno ci si diverte, di fronte al folleggiante adagio di uno spirito che si finge un po’ alternativo, un po’ autoironico, e che invece è soltanto celebrativo delle emozioni degli autori. Meglio sarebbe stato se questi ultimi, anziché intrattenerci con le solite scene in camice bianco - consulti medici e personaggi che camminano lungo i corridoi dell’ospedale – intervallate dai giochetti da giovani innamorati con cui Romeo e Giulietta cercano di tirarsi su il morale, ci avessero veramente illustrato le fasi del processo che ha portato alla disgregazione del loro rapporto, alla quale invece, accenna soltanto, verso la fine, il commento della voce fuori campo. La promessa a cui allude il titolo non è minimamente mantenuta: “La guerre est déclarée” rimane una frase sentita in un passaggio del film, con la quale, durante un notiziario radiofonico, viene annunciato l’inizio di un conflitto reale (probabilmente l’invasione dell’Iraq). Questo è un accostamento quanto mai azzardato, di cui sfugge completamente il senso, e che, soprattutto, non trova alcun valido riscontro nei fatti raccontati. I due protagonisti, dagli occhi perennemente languidi ed un’espressione stralunata da Pierrot incollata sul viso, non smettono mai di partecipare a feste danzanti, di fare insieme jogging nel parco, e inoltre smaniano come due ragazzini, con un'infermiera del reparto dov’è ricoverato Adam, per avere una camera in cui passare insieme la notte. L’annunciata metamorfosi, intorno a cui sembrava che tutto il racconto dovesse ruotare, si rivela, al contrario, la grande assente.  Sorge il sospetto che sia stato il desiderio inconfessato di collocare la propria esperienza al centro del mondo a far dimenticare il nobile proposito di mettersi a nudo, inizialmente proclamato, ma poi platealmente disatteso. Su questa sconcertante contraddizione il pubblico ed i critici d’oltralpe hanno ritenuto di dover sorvolare, a giudicare dall’entusiastica accoglienza che il film ha ricevuto in patria, e che l’ha consacrato come candidato francese agli Oscar 2012. Una reazione proporzionata soltanto alla quantità di fumo prodotto da quest’opera, che tratta un argomento estremamente delicato, meritevole di ogni rispetto, ma che qui – ed è questo il motivo di maggiore irritazione - appare tristemente immolato ad un autobiografismo sensazionalistico, e ad una voglia matta di fare cinema  a tutti i costi, al solo fine di strappare l’applauso, brindando al proprio lieto fine.
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SI

Opinioni su La guerra è dichiarata


11 aprile 2012 Opinione di OGM su "La guerra è dichiarata"
OGM

La rappresentazione di un dolore vissuto in prima persona, un po’ troppo adulterata dal sollievo di avercela fatta, che autorizza i protagonisti a scherzarci su. Una maldestra imitazione della nouvelle vague in formato family. Una pretesa di autenticità che sconfina nel narcisismo. Valérie Donzelli scrive, dirige ed interpreta, insieme al compagno Jérémie Elkaïm, un film sulla malattia del  figlio Gabriel, colpito a soli diciotto mesi da un tumore cerebrale maligno, poi per fortuna...

voto al film: OGM assegna il voto mediocre a La guerra è dichiarata (2010)

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