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Arirang (2011)

[Arirang, Corea del Sud 2011, Documentario, durata 101']   Regia di Kim Ki-duk
Con Kim Ki-duk



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Arirang: assente
Ritmo ritmo in Arirang: minimo
Impegno impegno in Arirang: molto forte
Tensione tensione in Arirang: minimo
Erotismo erotismo in Arirang: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a Arirang

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Arirang (voti: 10 media: 4,20) 10

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locandina non disponibile

05/08/2011

L'imperdibile delle vacanze: Arirang di Kim Ki-Duk da Cannes 2011 a Raitre

 Vi vedo. Oggi la maggior parte di noi interromperà le abitudini quotidiane per staccare per un paio di giorni di ferie. Tutti già impegnati a riempire le proprie ingombranti...

di Spaggy

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La trama

Nel 2008 sul set di _Dream_, il regista Kim Ki-duk assiste impotente a un incidente che quasi provoca la morte di un’attrice. L’evento lo segna profondamente e lo spinge di rifugiarsi in una casa abbandonata dove conduce una vita senza agi, a contatto con la natura. 

Un'opera autobiografica, girata sotto forma di diario con una telecamera digitale, che segna il ritorno di Kim Ki-duk dopo tre anni di profonda crisi personale e professionale. Un viaggio introspettivo, struggente e narcisistico in cui il regista coreano riflette sull’amore, sulle passioni e sull’odio, sui rapporti fuori e dentro al set, ma soprattutto sul suo cinema. Il grido di dolore di un autore che vuole tornare a lavorare.

L'opinione più votata

Di pazuzu scritta il 17/08/2011 - utile per 19 utenti

Voto al film: voto buono

Nel 2008, durante la rappresentazione di un suicidio sul set di Dream, un incidente rischiò di far finire impiccata l'attrice Lee Na-yeong: il regista Kim Ki-duk, dopo 15 film diretti in 13 anni e con una reputazione internazionale ormai solida, fu colto da un improvviso quanto inesorabile blocco creativo. Quello che nel 2011 decide di ripresentarsi al pubblico per fornire una risposta sui suoi 3 anni di silenzio, è un uomo diverso, traumatizzato, cambiato: è un uomo che dorme in una tenda all'interno di una catapecchia eretta sull'orlo di un precipizio senza bagno né riscaldamenti, che taglia la legna per la stufa e con questa cuoce i frutti della coltivazione del terreno circostante consumandoli senza piatti né tavolini ma in ciotole come il proprio gatto, che raccoglie neve per farne acqua, che lava il viso e i denti e si rade utilizzando la stessa tazza, che riempie il tempo costruendo macchine per il caffè espresso sedie o anche pistole; è un uomo che s'interroga sul proprio ruolo nella Corea del Sud e nel mondo, schiacciato dal senso di responsabilità e dominato dall'urgenza di cercare un nuovo scopo da dare al proprio mestiere, un'urgenza che bussa alla porta di notte e non lo fa dormire, un'urgenza tale da costringerlo ad imbracciare la propria cinepresa Canon Mark II e girare Arirang.
«Ora non posso girare film, quindi riprendo me stesso», tiene subito a precisare. Arirang, infatti, non è un film: è piuttosto una lunga auto-intervista, un flusso di coscienza, una tappa fondamentale e necessaria all'interno di un percorso di autoanalisi. Scisso e ai limiti della schizofrenia, l'autore di The Isle e Bad Guy monopolizza la scena per cento minuti: cento minuti nei quali dirige produce e monta, puntando l'obiettivo esclusivamente su sé stesso, improvvisando risposte fluviali confuse e convulse a domande immaginarie poste dalla sua ombra o da un altro sé più lucido e risoluto, oppure rivolgendo le proprie elucubrazioni direttamente alla telecamera o più semplicemente a nessuno; cento minuti nei quali parla urla e piange, cercando altresì conforto in un canto popolare (Arirang, per l'appunto) che parla di auto-affermazione ma odora di auto-commiserazione.
Kim è un fiume in piena: riferisce della sua infanzia solitaria e dell'innata simpatia per gli emarginati come lui, della scoperta del proprio talento registico e dell'arrivo del successo, della paura di esser dimenticato dal pubblico e dell'ossessione di divenire il primo coreano a vincere il gran premio in un festival importante; con la ferma intenzione di indagare la ragione profonda della propria interminabile depressione, torna con la mente all'incidente che nel 2008 mise in serio pericolo l'incolumità della protagonista di Dream portando lui a modificare la propria concezione della morte (non più «una porta mistica su di un altro mondo», bensì «una porta che si chiude, o una luce che si spegne») e delle sue raffigurazioni all'interno del proprio cinema, per poi spostare bruscamente l'attenzione sul tradimento subito 2 anni più tardi ad opera del regista Jang Hoon e del produttore Jang Won-seok, collaboratori storici rei di averlo abbandonato nel suo periodo più buio per accasarsi presso una major.
Kim apre il proprio cuore ferito, nudo crudo e inconsolabile cerca la radice del proprio impasse ma rivendica il diritto all'odio ed al dolore («la vita è sadismo masochismo e auto-tortura: torturiamo gli altri, veniamo torturati, e torturiamo noi stessi»), in un corto circuito emozionale che non conduce a soluzioni se non la più estrema, ovvero l'organizzazione dell'ultima messa in scena possibile: l'uccisione del proprio cinema e in conseguenza di sé stesso.
Ostico ma appassionato, autoreferenziale ma struggente, istintivo ma ponderato, imperfetto ed ambiguo, Arirang è un punto di non ritorno nella filmografia di uno degli autori più apprezzati e discussi del panorama cinematografico mondiale: forse il suo estremo saluto, forse l'inizio di un nuovo corso; senza dubbio qualcosa di unico, inevitabile, e genuinamente disperato.
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SI

Opinioni su Arirang


17 marzo 2012 Opinione di bradipo68 su "Arirang"
bradipo68

Kim Ki Duk è caduto in depressione successivamente a un incidente sul set di Dream (ultimo suo film prima di questo documento filmato) e come afferma lui stesso, non potendo fare film ha deciso di puntarsi la cinepresa addosso ed esprimere,se possibile tutto il male che lo corrode da dentro. Arirang è una lunga autointervista in cui convivono le anime diverse ( e divise) dell'uomo e dell'artista Kim Ki duk. Una lunga confessione a denti stretti su argomenti che probabilmente nessuna...

voto al film: bradipo68 assegna il voto sufficiente a Arirang (2011)

6 commenti
[utile per 9 utenti]

7 gennaio 2012 Opinione di alan smithee su "Arirang"
alan smithee

Kim Ki-Duk e' depresso (o almeno lo e' stato. Speriamo che ora sia gia' uscito da questo torpore creativo davvero spiacevole per i suoi fans e per chi apprezza in generale il suo cinema fatto di contrasti tra atmosfere bucoliche di laghetti paradisiaci e carni lacerate, tra prostitute in via di santificazione e angeli custodi redentori, tra fantasie dell'inconscio e la cruda realta' della vita metropolitana). Il celebre regista sud-coreano si e' ritirato da tre anni in eremitaggio presso...

voto al film: alan smithee assegna il voto buono a Arirang (2011)

1 commento
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17 agosto 2011 Opinione di pazuzu su "Arirang"
pazuzu

Nel 2008, durante la rappresentazione di un suicidio sul set di Dream, un incidente rischiò di far finire impiccata l'attrice Lee Na-yeong: il regista Kim Ki-duk, dopo 15 film diretti in 13 anni e con una reputazione internazionale ormai solida, fu colto da un improvviso quanto inesorabile blocco creativo. Quello che nel 2011 decide di ripresentarsi al pubblico per fornire una risposta sui suoi 3 anni di silenzio, è un uomo diverso, traumatizzato, cambiato: è un uomo che...

voto al film: pazuzu assegna il voto buono a Arirang (2011)

4 commenti
[utile per 19 utenti]

15 agosto 2011 Opinione di gigilapeste40 su "Arirang"
gigilapeste40

Per me è il capolavoro di Kim Ki-duk! Stavolta il regista si lascia alle spalle tutto l'apparato simbolico che francamente, soprattutto nei suoi ultimi lavori, era talmente invasivo che aveva un po' stancato. Finale da urlo!

voto al film: gigilapeste40 assegna il voto ottimo a Arirang (2011)

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15 agosto 2011 Opinione di Misantropo su "Arirang"
Misantropo

Le prime inquadrature mi hanno fatto pensare al periodo di ritiro spirituale\artistico di Kerouac (v. la prima parte di "Angeli di Desolazione"): Kim Ki-Duk è ugualmente disperso nella natura e allo stesso modo vive in maniera molto semplice in una baracca (o in una tenda all'interno delle baracca); come Kerouac, si guarda attorno, taglia la legna, accende la stufa, mangia, si ubriaca, soprattutto pensa. Poi la confessione, la biografia necessariamente parziale (in entrambi i sensi) e...

voto al film: Misantropo assegna il voto ottimo a Arirang (2011)

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