Le nevi del Kilimangiaro (2011)
Con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Grégoire Leprince-Ringuet, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin, Adrien Jolivet, Karole Rocher, Jacques Boudet, Gérard Meylan, Marilyne Canto
La trama
Nonostante abbia perso il lavoro, Michel, uomo di mezza età, continua a vivere tranquillamente, in armonia con la moglie Marie-Claire, al suo fianco da più di trent'anni. Una notte però la loro modesta abitazione è presa di mira da due criminali, due ladri intenzionati a recuperare il denaro che la coppia custodisce in casa. Per spaventarli, i balordi picchiano i due coniugi, li legano e scappano via. Tempo dopo, Michel scopre che uno dei ladri è in realtà un suo ex collega di lavoro, che deve mantenere i due fratelli più piccoli. Mossi dalla pietà, Michel e Marie-Claire cominciano ad aiutare il giovane.
Il film di Guédiguian è una descrizione della minima borghesia e dei suoi privilegi rispetto ai giovani precari o disadattati e una commedia sull’eroismo, dove i protagonisti agiscono secondo un’etica irreprensibile. Il regista si affida al solito e solido affiatato gruppo di attori e all’ambiente umano e urbano dell’Estaque di Marsiglia, mantenendo miracolosamente un registro tra dramma e commedia e danzando con leggerezza e commozione sopra i limiti dell’opera a tema.
La recensione di FilmTv
Di Andrea Fornasiero - FilmTV n. 48/2011
L'opinione più votata
Di yume scritta il 19/12/2011 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Questa sconsolata visione è peraltro fronteggiata dall’ottimistica fiducia nella fondamentale bontà della natura umana. Menandro è convinto che, se ogni evento della vita si adeguasse alle leggi di questa natura, tutte le cose andrebbero per il meglio, come nel modo migliore si risolvono le vicende delle sue commedie, in un singolare contrasto con l’atteggiamento dei loro pensosi protagonisti, i quali hanno sperimentato la pena di vivere”[1]
IV sec. a. C., le cose andavano come sono sempre andate per l’uomo, un po’ bene e un po’ male, e, come oggi Guédiguian, anche allora ci fu chi non perse tutte le speranze in quella imprevedibile, inopinabile, inimmaginabile, incredibile ma indistruttibile capacità dell’uomo di non essere sempre lupus per l’altro uomo.
Con Menandro ricordiamo Victor Hugo di Les Pauvres Gens, fonte di libera ispirazione per questo film e Jean Jaurés, più volte nominato nel corso della storia e il suo Discorso ai giovani, Albi, 1903:
“Il coraggio è essere al contempo, quale che sia il proprio mestiere, medico e filosofo.
Il coraggio è capire la propria vita, precisarla, approfondirla, stabilirla e accordarla però alla vita generale.
Il coraggio è controllare con precisione la propria macchina per tessere, affinché nessun filo si rompa, e preparare al tempo stesso un ordine sociale più ampio e più fraterno in cui quella macchina sarà la serva comune dei lavoratori liberi …
Il coraggio è dominare i propri errori, soffrirne ma senza venirne schiacciati e proseguire il proprio cammino.
Il coraggio è amare la vita e guardare la morte con occhi tranquilli; è ricercare l’ideale e capire il reale; è agire e votarsi a grandi cause senza sapere quale ricompensa l’universo profondo darà al nostro sforzo, né se vi sarà mai alcuna ricompensa.
Il coraggio è cercare la verità e dirla; è non subire la legge della menzogna trionfante che passa, non consentire alla nostra anima, alla nostra bocca e alle nostre mani di farsi l’eco degli stupidi applausi e dei fischi esaltati.”
Una storia di coraggio, dunque, quella che questo armeno di Marsiglia mette in scena fra il porto e le case del suo quartiere, l’Estaque, usando la pellicola piuttosto che il digitale per restituire all’ambiente il suo luminoso colore mediterraneo, scegliendo per titolo Le nevi del Kilimangiaro dalla canzone di Pascal Danel che, negli anni della gioventù spensierata, sentì a concerto e gli piacque tanto, e affidando ad attori di grande abilità interpretativa, Jean Pierre Darroussin e Ariane Ascaride, la parte di una coppia che, dopo trent’anni di matrimonio, continua ad amarsi, intendendo con questo quella solidale comunione d’intenti e affabile capacità di convivenza che li aiuta a superare le secche della vita. ESPANDI +
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3 maggio 2012 Opinione di barabbovich su "Le nevi del Kilimangiaro"
Il 55enne Michel (Darroussin) è appena stato messo in cassa integrazione e a poco è valsa la sua esperienza da sindacalista al porto di Marsiglia. L'uomo non si perde d'animo, tanto più che amici e parenti, in occasione del trentennale del matrimonio, regalano a lui e a sua moglie (Ascaride) un viaggio in Africa insieme a un bel gruzzoletto. Peccato che quei qattrini finiscano nelle mani di due malviventi che rapinano la coppia in casa. Uno dei due - un ex collega di Michel - viene però...
voto al film: 
30 aprile 2012 Opinione di Mulligan71 su "Le nevi del Kilimangiaro"
Un'operina insulsa, stucchevole, oratoriale. Guediguian non è Mike Leigh, i francesi dovrebbero fare film soltanto sui bon bon e sulle baguettes. Un tema così delicato e importante meritava almeno un po' di sangue, inteso come intensità, trasporto, emozione. Niente di tutto questo. Una favoletta all'acqua di rose e perdipiù noiosa. Consolante come il PD. Incomprensibili tutti questi voti positivi.
voto al film: 
18 marzo 2012 Opinione di fratellicapone su "Le nevi del Kilimangiaro"
In un'epoca di crisi economica come la nostra in cui si perde il lavoro in età avanzata e si rimane senza speranza il personaggio principale, un sindacalista che si è messo alla pari degli altri operai in questa sconvolgente lotteria del licenziamento e che ha perso il lavoro, rimane sempre una persona positiva e non si incattivisce. La rapina che subisce insieme alla moglie e al collega, da parte di un altro operaio licenziato, non lo rende senza speranze e sarà lui e la moglie ad...
voto al film: 
15 febbraio 2012 Opinione di gabricocchi su "Le nevi del Kilimangiaro"
L'occhio sul mondo di Guédiguian è stupefacente. In un senso ha qualcosa di indolente,per le continue,struggenti conversazioni fra intimi amici,per le immagini statiche,pesanti, e per il lento,ma inesorabile,scorrere delle giornate; eppoi c'è un nonsoche di magico e surreale nella maniera in cui il regista marsigliese mostra gli ambienti,i paesaggi,le azioni dei personaggi,che così assumono un significato distorto,nient'affatto reale come dice qualcuno,ma dolcemente ovattato,quasi...
voto al film: 
3 febbraio 2012 Opinione di fefy su "Le nevi del Kilimangiaro"
Guédiguan è un po' come Ken Loach, in un modo o nel'altro realizza sempre "lo stesso film" in tutte le sue pellicole. Eppure lo fa sempre con una grazia ineguagliabile. Cantore anche qui del proletariato, di uan storia che ruota spesso attorno alla difficoltà di uscire da una sofferenza economica che è anche e soprattutto mentale... Nonostante il tema la regia è come al solito estremamente luminosa e piena di leggerezza che non vuol dire certo superficialità. E alla fine ciò che esce...
voto al film: 
26 gennaio 2012 Opinione di panunzio su "Le nevi del Kilimangiaro"
Le nevi di kaurismaki: Le acque del Mediterraneo e dell’oceano che bagnano al sud e al nord, rispettivamente, Marsiglia e Le Havre legano queste città a un destino comune fatto di emarginazione e di crisi socio-economica che paiono mettere in discussione ogni possibile legame solidaristico. Così il clima di festa introdotto da una canzone come Heart of glass in Le nevi del Kilimangiaro è spezzato da un atto violento condotto non dai padroni ma da un operaio nei confronti dei suoi ex...
voto al film: 
23 gennaio 2012 Opinione di omero sala su "Le nevi del Kilimangiaro"
Tutto il senso del film è condensato nella prima scena: gli operai di una fabbrica in crisi sono riuniti per scegliere con un desolante sorteggio i venti lavoratori da sacrificare e mandare in cassa integrazione (anticamera del licenziamento) per salvare gli altri. L’angoscia degli espulsi è mitigata dalla consapevolezza di immolarsi per tutti; il sollievo di chi si salva è guastato dalla pena per le vittime. Un analogo dilemma si presenterà a Michel, il maturo sindacalista che ha...
voto al film: 
20 gennaio 2012 Opinione di michel su "Le nevi del Kilimangiaro"
Che avremmo pensato di noi vent'anni fa se ci fossimo visti come siamo oggi? Ingiuste cattiverie o impietose verità? Se lo scopri dimmelo che ci faccio un altro film.
voto al film: 
1 gennaio 2012 Opinione di leporello su "Le nevi del Kilimangiaro"
Mi fossi informato meglio e avessi saputo che era ispirato a Victor Hugo (per giunta ad un racconto intitolato “La povera gente”), al cinema non ci sarei mai andato. Ho dovuto aspettare i titoli di coda e lì capire il tranello in cui sono caduto, accidenti, proprio il primo giorno dell’anno, il primo film del 2012… La buonaggine natalizia non ha confini, travalica oltre gli alberi e le lucette dei presepi, s’impossessa diabolicamente dei cantieri, dei sindacati, della lotta che...
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19 dicembre 2011 Opinione di yume su "Le nevi del Kilimangiaro"
“La difficoltà di vivere dei suoi contemporanei, turbati e quasi sfiniti dall’immane travaglio di rinnovamento della civiltà, si riflette in molti dei suoi personaggi, svuotati da un’affranta incapacità ad agire e isolati in un’accorata incomunicabilità … Vi è una dolorosa antitesi tra la volontà di ottenere il bene attraverso la conquista di una dimensione esclusivamente umana dell’esistenza e la constatazione delle forze che a tale aspirazione si oppongono; e...
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