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Gli sfiorati (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Gli sfiorati: assente
Ritmo ritmo in Gli sfiorati: presente
Impegno impegno in Gli sfiorati: assente
Tensione tensione in Gli sfiorati: minimo
Erotismo erotismo in Gli sfiorati: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a Gli sfiorati

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a Gli sfiorati (voti: 3 media: 3,00) 3

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locandina di Gli sfiorati

Trailer italiano ufficiale

Gli sfiorati Trailer italiano ufficialeplay

La trama

La diciassettenne Belinda è appena arrivata a Roma per assistere al matrimonio dei genitori. Il padre e la madre per anni hanno infatti vissuto di nascosto la loro passione, essendo l’uomo già sposato con un’altra donna, che è da poco deceduta e da cui ha avuto un figlio, Méte. Durante i successivi quindici giorni, i due fratellastri impareranno a conoscersi, scoprendo di avere una percezione diversa del mondo e una differente attitudine nei confronti della vita: Méte è riflessivo e responsabile, mentre Belinda vive nella sua spensieratezza adolescenziale. Il ragazzo finirà con l’essere affascinato dalla filosofia di vita della sorellastra, ricorrendo anche al sostegno degli amici Damiano e Bruno, un esperto in grafologia.  

Il filmetto - ricavato dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi (Fandango Libri) - è un festival (sbiadito più del solito) degli endemici difetti del cinema italiano “d’autore” contemporaneo: sceneggiatura banale e zeppa di vuoti narrativi, messa in scena priva di qualsiasi slancio o idea, recitazione al di sotto del minimo garantito. E con una sequenza scult in cui il citato Popolizio, con la famiglia a “festeggiare” il proprio matrimonio per le antiche vie della Capitale, si mette a cantare Più bella cosa di Eros Ramazzotti: pornografia allo stato puro.

ROMA, STRAFOTTENTE E SICURA

Gli sfiorati è il secondo romanzo di Sandro Veronesi che trova una trasposizione cinematografica. Nel 2008 era toccato al discusso Caos calmo (2008) trovare la regia di Antonello Grimaldi e suscitare polemiche senza fine per una scena di sesso, più immaginata che spinta, che vedeva protagonista Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Nel voler realizzare Gli sfiorati, il produttore Domenico Procacci aveva contattato in un primo momento il regista francese Eric Rochant ma, incassato il suo diniego per motivi logistici che avrebbero potuto snaturare il contesto in cui la storia si sviluppava, il progetto è passato nelle mani di Matteo Rovere, alla sua seconda regia dopo il non eccelso Un gioco da ragazze (2008). Protagonista dell'opera è in primo luogo la città di Roma, vista ad altezza uomo e con la luce naturale del giorno: arrivando da un altro luogo, Belinda può ritrovare monumenti, strade, luoghi e vicoli che aveva incontrato solo sui libri o sulle riviste, può accorgersi di quanto siano vivi e misteriosi, assaporarne l'aria e tentare di mischiarsi alla mentalità di una gioventù non allo sbando ma assente.

ESPANDI +

SFIORATI OGGI

Scegliendo di cambiare il contesto temporale in cui si sviluppa l'ambigua relazione tra i fratellastri Belinda e Méte, Rovere abbandona gli anni Ottanta di Veronesi e si fionda sugli anni Duemila, come a voler ripercorrere un filo narrativo lasciato in sospeso dallo scrittore ma ancora attuale nella sua immobilità: come venti o trent'anni fa, gli sfiorati cercano un loro posto nella vita attraverso la rincorsa di un amore impossibile e capace di spezzare il legame embrionale con dei genitori iperprotettivi e soffocanti, rei di far da scudo ma anche di limitare le scelte dei propri figli. L'obiettivo era quello di sottolineare come la "sfioratezza" possa lasciar spazio qualche volta a qualcosa che segna e rimane in eterno: gli sfiorati detestano la vita e non amano fermarsi a guardarla ma i giorni che Méte vive a contatto con Belinda si trasformano inevitabilmente in baratro e prova esistenziale e lo chiamano al completamento del proprio percorso di formazione accelerato da una cicatrice che difficilmente può risanarsi o può essere dimenticata.

 

La recensione di FilmTv

Di Aldo Fittante - FilmTV n. 9/2012

Méte (l’acerbissimo Andrea Bosca) e Belinda: hanno un padre in comune (il gigionesco Massimo Popolizio, nel ruolo di un allenatore di calcio!) e, sullo sfondo, una Roma liquida, che sfugge loro di mano, come del resto quasi tutto ciò che rimane delle loro vite agiate e senza pensieri. Lui è un grafologo: insieme a Bruno (interpretato da Claudio Santamaria, l’unico a salvarsi in questo pasticciaccio brutto), rileva i caratteri delle persone attraverso la scrittura. I due fratellastri, perdipiù, sono attratti l’uno dall’altra. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di barabbovich scritta il 01/05/2012 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto mediocre

Dopo il successo di Caos calmo, Sandro Veronesi torna al cinema in veste di autore di un romanzo, vecchio di vent'anni, aggiornato ai tempi nostri. Gli sfiorati del titolo sono una generazione, la stessa alla quale all'epoca apparteneva Veronesi, sulle cui esistenze qualsiasi esperienza vitale passa senza lasciare traumi né tracce, in una sorta di perenne impermeabilità alle emozioni della vita. Ed è proprio qui che il film fa uno scivolone clamoroso: ha cioè la pretesa di parlare di una generazione spostando in avanti l'asse temporale, ma non tenendo conto dello scarto ventennale che passa tra quella di Veronesi e i trentenni raccontati nel film. Al centro della trama c'è Mete (Bosca), grafologo con poco lavoro retribuito a disposizione, ma con appartamento a sbafo nel pieno centro di Roma, grazie a papi che fa l'allenatore di calcio (un inguardabile e sguaiatissimo Massimo Popolizio). In quell'appartamento va a piazzarsi per qualche giorno Belinda (i nomi ricordano tanto quelli dei romanzi di Federico Moccia), sorellastra di Mete (Giovanelli), che passa annoiata le giornate sul divano a guardare documentari e a farsi canne. Mete ne è attratto, l'attracco incestuoso è sempre dietro l'angolo e il giorno delle seconde nozze incombe, tra amici sfaccendati o inguaiati e dive in crisi. Rispetto al precedente Un gioco da ragazze, qui Rovere azzarda qualche mossa di regia tutt'altro che disprezzabile e il montaggio è una mano santa. Ma tutta l'opera suona fasulla: dagli ambienti ultramondani alla Roma da cartolina alla recitazione dilettantesca di Asia Argento e Miriam Giovanelli.
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SI

Opinioni su Gli sfiorati


1 maggio 2012 Opinione di barabbovich su "Gli sfiorati"
barabbovich

Dopo il successo di Caos calmo, Sandro Veronesi torna al cinema in veste di autore di un romanzo, vecchio di vent'anni, aggiornato ai tempi nostri. Gli sfiorati del titolo sono una generazione, la stessa alla quale all'epoca apparteneva Veronesi, sulle cui esistenze qualsiasi esperienza vitale passa senza lasciare traumi né tracce, in una sorta di perenne impermeabilità alle emozioni della vita. Ed è proprio qui che il film fa uno scivolone clamoroso: ha cioè la pretesa di parlare di una...

voto al film: barabbovich assegna il voto mediocre a Gli sfiorati (2011)

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