L'arte di vincere - Moneyball (2011)
Con Brad Pitt, Jonah Hill, Robin Wright, Philip Seymour Hoffman, Chris Pratt, Kathryn Morris, Tammy Blanchard, Glenn Morshower, Adrian Bellani, Stephen Bishop
10/11/2011
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di Spaggy
La trama
Dopo aver giocato per molti anni tra le fila degli Oakland Athletics, Billy Beane (Brad Pitt) diviene il general manager della squadra di baseball che al momento langue economicamente. Intenzionato al raggiungere il miglior risultato con la minor spesa possibile, l’uomo elabora un rivoluzionario metodo per scegliere i giocatori da acquistare e inserire nella rosa da schierare in campo. Attraverso il ricorso a modelli matematici e statistici e l’aiuto di Peter Brand (Jonah Hill), Billy in poco tempo rivoluzionerà il modo del baseball, nonostante la diffidenza di chi lo ha preceduto e il timore di chi lo circonda.
Tratto dal romanzo Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game di Michael lewis, basato sulla storia vera di Billy Beane.
La recensione di FilmTv
Di Giulio Sangiorgio - FilmTV n. 4/2012
L'opinione più votata
Di PompiereFI scritta il 31/01/2012 - utile per 12 utenti
Voto al film: 
“È incredibile quanto non si conosca il gioco per il quale abbiamo gareggiato per tutta la vita”, chiosa il film di Bennett Miller. E per il suo protagonista le cose stanno proprio così. Partendo da un evento sportivo delle World Series verificatosi nell’ottobre del 2001, “Moneyball” introduce una curiosa quanto attuale considerazione sull’importanza dell’entità dei capitali investiti in una qualsiasi attività. Quando poi si tratta di un team che gareggia nel più importante campionato mondiale di questo sport (la MLB, Major League Baseball), le considerazioni si fanno ancora più pertinenti.
La squadra è quella degli Oakland Athletics, una delle franchigie medio/piccole della competizione, la quale dispone di un budget pari a un terzo rispetto a quello dei New York Yankees, per esempio. Per Billy c’è quindi da lavorare e da gestire nei limiti imposti dalle risorse. Durante questa fase di presa di coscienza, conosce un fresco laureato in Economia (Jonah Hill), e con lui costruisce un bizzarro asse tra il valore dell’interpretazione statistica e la prevedibilità (ammesso che ne abbia) del gioco.
L’approccio è nuovo: spuntano codici per stimare i giocatori necessari a un obiettivo (goal) che consenta la partecipazione ai playoff. Ma il baseball può essere ridotto a una mera scienza che interpreta i dati assemblandoli seguendo regole matematiche apparentemente infallibili? Oppure occorrerà il supporto di maturi conoscenti del settore che hanno dalla loro l’esperienza e l’intuito che i freddi calcoli non potranno mai avere?
Candidato a 6 premi Oscar, “L’arte di vincere” racconta la storia vera tratta dal libro del giornalista Michael Lewis, trascritta per lo schermo da Steven Zaillian e Aaron Sorkin (quello di “The Social Network”, per intenderci). Celebrando i valori di riscatto tipici del paese in cui si svolge, segue quasi sempre l’idea del mito americano, talvolta lodandolo talaltra sminuendolo. La riduzione operata dai due sceneggiatori di successo da’ luogo a un punto di vista piuttosto contemplativo, sconnesso da un passato che avrebbe meritato maggiore risalto a dare forza e drammaticità al personaggio di Pitt.
Molte storie cinematografiche hanno calcato i campi sportivi dalla forma di diamante. Anche questa si inserisce quasi nel filone dei film di genere, distaccandosene grazie a un’angolazione abbastanza inconsueta, dato che la rappresentazione dell’evento agonistico non è così marcata. Anzi, spesso è demandata a filmati di repertorio recuperati per sottolineare la veridicità dell’accadimento.
E accanto a questi unisce la frenesia per la ricerca di un posto nel mondo messa in atto da una persona già grande, associandovi quella più grossolana dei grandi vecchi scout, per poi intervallare con la presenza contenuta ma abbacinante dell’allenatore interpretato da Philip Seymour Hoffman (cosa non riesce a fare con alcuni movimenti delle braccia e calzando un semplice cappellino!).
Sarei stato curioso di vedere come avrebbe diretto la vicenda Steven Soderbergh, licenziato poco prima dell’inizio delle riprese e sostituito da Miller. Rimango col dubbio (o semmai con una segreta speranza) di una vicenda raccontata sottolineando l’aspetto retributivo dei giocatori e il loro impiego quasi meccanico. Avrei preferito un approfondimento su questo aspetto, qui appena accennato e preso poco in considerazione; alla fine Billy sembra un manager irritabile e disinteressato come tanti altri. Non so quanto basti la rispolverata del suono di una chitarra rossa per salvargli le chiappe da una collocazione appena appena sentimentalistica.
Istruzioni per gli italiani che non sanno niente di baseball: Ricky Martin non è un giocatore e la base non c’entra con la geometria. Tutto il resto è storia sportiva recente. Andate a vedere qualche partita e imparate le regole, rigidi pantofolai del pallone.
- negative [5]
- sufficienti [5]
- positive [11]
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11 maggio 2012 Opinione di Tex Murphy su "L'arte di vincere - Moneyball"
Filmetto soporifero che non decolla mai sulla gestione di una squadra di baseball....a mio modesto parere semplicemente indigeribile per chiunque non sia appassionato (molto) di questo sport. Brad Pitt porta benissimo i suoi quasi 50 anni (è del 63), non ne dimostra neanche 40 ma si sà....ormai la chirurgia estetica fa miracoli, speriamo solo che tra qualche anno non diventi un'impalcatura come molti suoi colleghi (e soprattutto colleghe).
voto al film: 
1 maggio 2012 Opinione di hitachi su "L'arte di vincere - Moneyball"
Filmetto insignificante e noioso sui retroscena del gioco del baseball. Si parla di sconfitte di vittorie, e ci si addormenta perchè i dialoghi fanno veramente cadere le braccia. E' la storia di Billy Beane, un ex giocatore di baseball che dopo una carriera di vita breve si mette a fare il manager, ma onestamente è molto mq molto più interessante leggere il libro di questo film. Modesta la prova di Pitt (come sempre) che qui sembra spesso assente, insipido con una recitazione troppo...
voto al film: 
6 aprile 2012 Opinione di giorgiobarbarotta su "L'arte di vincere - Moneyball"
Di cinema sportivo ne abbiamo visto a bizzeffe e conosciamo i meccanismi e il fascino e il pericolo della retorica del genere. Calcare pedissequamente fino in fondo i clichè avrebbe significato rendere questo Moneyball (due stellette al titolo italiano) noioso e scontato. Invece, vuoi per il baseball ermetico e lontano dalla nostra cultura, vuoi per il taglio francamente innovativo della storia, tutta legata al calcolo e al rapporto di stima e collaborazione tra un nerd al limite del...
voto al film: 
3 marzo 2012 Opinione di bufera su "L'arte di vincere - Moneyball"
So poco nulla di baseball, ma mi ha sempre attratta, anche perchè film inerenti o incentrati su questo sport ce ne sono non pochi e in genere con ottimi attori. In questo caso, a rincarare la dose del mio interesse c'erano una storia vera su cui si basa una sceneggiatura di Aaron Sorkin, ormai validato dopo" The social Network " e un attore versatile e coraggioso, negli ultimi anni spesso impegnato in ruoli complessi e ingrati, che non gli hanno reso giustizia. Parlo di Brad Pitt,...
voto al film: 
20 febbraio 2012 Opinione di sutter c su "L'arte di vincere - Moneyball"
Era difficile fare un film sul dietro le quinte del baseball e riuscire ad essere un film per tutti, questo film è diverso dagli altri di questo genere, il baseball giocato si vede pochissimo, assistiamo alla gestione di una squadra a basso costo da parte di un general menager di grande talento. un film quasi intimista che racconta di delusioni e sconfitte, un film anche malinconico e sembra strano visto che parliamo di un uomo che si considera un perdente ma poi in realtà guadagna...
voto al film: 
19 febbraio 2012 Opinione di sbrillo su "L'arte di vincere - Moneyball"
Lontanissimo dai testosteronici film sportivi americani, pieni di energumeni con la "voglia di vincere", Moneyball è la storia di una presa di coscienza. La presa di coscienza che lo sport come molti altri aspetti della vita, è dominato in tutto e per tutto dal denaro. L'equazione è semplice: chi ha più soldi può permettersi stipendi più alti, quindi giocatori più forti e quindi più vittorie. Perciò come fare a contrastare le squadre con più soldi? Billy Beane se lo chiede sempre,...
voto al film: 
13 febbraio 2012 Opinione di Susina su "L'arte di vincere - Moneyball"
Brad Pitt è ancora fighissimo, i suoi 50 anni se li porta più che bene, è sempre un piacere vederlo dato che è veramente assai bono però non è equamente bravo a recitare e negli ultimi anni fa film di una noia bestiale e questo è uno di quelli in cui personalmente non salvo niente. Sarà che il baseball non mi ha mai interessata però qui la trama si svolge con troppa lentezza, non succede granchè perchè tutto ruota intorno a Billy Beane e alla sua vita offrendo situazioni e...
voto al film: 
11 febbraio 2012 Opinione di Scappo24 su "L'arte di vincere - Moneyball"
Cosa succederebbe se un GM di una squadra di baseball iniziasse a praticare una tattica fatta di calcoli e percentuali?
voto al film: 
5 febbraio 2012 Opinione di Artemisia1593 su "L'arte di vincere - Moneyball"
Sarà che di baseball non ci capisco nulla, sarà che l'attività del direttore sportivo non mi appassiona, ma francamente non mi sembra un gran film.
voto al film: 
4 febbraio 2012 Opinione di nickoftime su "L'arte di vincere - Moneyball"
Cinema e sport non sono quasi mai un connubio vincente. A limitarne l'efficacia giocano soprattutto due fattori: la mancanza di empatia verso discipline attraversate da regole complicatissime, per di più alimentate da una tradizione che riguarda solo pochi adepti. E poi l'accostamento con una visione della vita che rispecchia un punto di vista prevalentemente maschile. Ed anche "Moneyball" occupandosi di un manager di una squadra di baseball alle prese con la scommessa di rendere...
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