Opinione di chinaski su Faust
Con Johannes Zeiler, Hanna Schygulla, Anton Adasinskiy, Isolda Dychauk, Maxim Mehmet, Georg Friedrich, Joel Kirby, Antoine Monot jr., David Jonsson, Florian Brückner, Eva-Maria Kurz, Katrin Filzen
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Non la scienza può arrivare all’anima, mentre su un tavolo di un arcaico laboratorio mani nude tolgono da un cadavere organi e viscere. Quale sarebbe il posto dell’anima? Il cuore? L’intestino? I piedi? Dove possiamo trovarla e studiarla, sezionarla come si fa con qualcosa di concreto, fatto di sangue e tessuti?
Eppure dentro ogni uomo esiste un dio personale, che regola ordina e detta legge, un dio che decide le nostre azioni ma che al di fuori del nostro corpo perde tutto il suo potere.
Faust, in preda a simili pensieri, si muove tra le stradine di una città di sogno, dai colori lividi, piena di una umanità ancora legata a superstizioni e pregiudizi, dove la fame è un nemico comune e reale, dove gli odori sembrano pervadere le immagini e scuoterle e trasformarle in alchemiche creazioni, come nei quadri di Hieronymus Bosch.
Si deformano così i profili umani, quando ad essere informi sono i pensieri e le azioni dei personaggi ed è deforme l’amore, quando la luce lo svela nei volti di Faust e della sua amata, perché la purezza del sentimento diventa solo ossessione e desiderio, la carne chiama la carne, il primo piano meraviglioso dei peli pubici di Margarete, mentre la macchina da presa sale e svela il suo candido addome, dove risiede l’amore? Nella pancia? Nella vagina? Faust vende la sua anima perché il desiderio è diventato troppo intenso, il diavolo alimenta la sua passione, arriva il punto in cui non siamo più in grado di controllare i nostri impulsi, il nostro dio personale perde il suo potere, qualcuno o qualcosa ci ha rinchiuso in una gabbia.
E Faust e il suo nuovo compare camminano per la città e architettano piani per sedurre Margarete e le speculazioni filosofiche diminuiscono fino a lasciare spazio ad allucinatorie percezioni, le pulsioni erotiche diventano predominanti ed è la sete di potere ad alimentare la vita, il sangue che scorre e pulsa nelle vene.
Come cavalieri dementi in un’opera di Brueghel, Faust e il diavolo si allontanano dalla città, una volta che i loro piani si sono realizzati, che l’anima è stata venduta e tra le lande desolate, davanti ad un ennesimo gioco della natura che la scienza e la ragione vorrebbero comprendere e spiegare, Faust si perde nel suo delirio di potenza, di fronte ai ghiacci sterminati l’uomo non è che un burattino idiota, un attore impazzito, il suo dio personale una pallida ombra, sono le forze irrazionali a tenere in mano i fili del nostro agire, di noi non rimarrà più nulla.
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