Opinione di Kurtisonic su Shame
Con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware, Elizabeth Masucci, Jake Richard Siciliano, Robert Montano, Anna Rose Hopkins, Alexandra Vino
- negative [9]
- sufficienti [14]
- positive [38]
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Sul film
Di quale vergogna parla Shame? Di sessodipendenza, del completo distacco dalla realtà, di traumi interiori nascosti, di incapacità relazionale e affettiva, o dell'omologazione ai modelli trainanti e imposti dalla nostra società? Brandon, un perfetto Michael Fassbender, è apparentemente ben inserito nel contesto sociale, dalla sua posizione di benessere materiale gode della rendita derivante dalla presumibile normalità. Come detto però, dietro alle apparenze c'è la vergogna. Il regista Steve Mc Queen, dotato di una raffinata visione estetica e di un senso della misura compositiva molto attenta sia nel decoupage che nel montaggio, sfoggia una narrazione coinvolgente, essenziale, e mai sopra le righe. Da subito evidenzia il rapporto ossessionante che Brandon ha con il sesso: facile, a pagamento, guardandolo in rete, partecipando attivamente in videochat, comprando riviste e dvd porno, masturbandosi per impedire che affiori un senso di isolamento dal mondo che non comprende. Sembra compensare quello che non avrà mai, la liberazione dell'impotenza comunicativa ben rigenerata da moderni feticci di cui oggi, la virtualità è uno degli strumenti più potenti. Brandon agisce meccanicamente, con freddezza, senza far trasparire nulla di sè, la mdp però lo scruta, lo perseguita senza sosta e riesce a cogliere il suo volto doloroso, tragicamente mascherato nella tristezza, che sia questa la vergogna che da il titolo al film? No certo, il sesso è diventato un elemento di disamina e di valutazione della qualità della vita, e le sue forme devianti se sono un risaputo materiale di studio per specialisti, da quando Shame è stato proiettato e apprezzato a Cannes 2011, l'argomento specifico è molto più presente nelle cronache giornalistiche di inchiesta e nel dibattito quotidiano. Perchè non è in gioco il sesso virtuale nei suoi aspetti consequenziali, ma è la virtualità stessa della vita ad essere messa in discussione, e Shame, un piccolo film, offre con merito il suo grande contributo, senza nessuna vergogna. L'altra protagonista è Sissy, la sorella di Brandon, problematica, fragilissima e bisognosa d'amore come il fratello è bisognoso di sesso, dunque due facce della stessa medaglia accomunati dagli stesssi problemi esistenziali. Seppure sia determinante la sua entrata in scena, il personaggio di Sissy non divide equamente la centralità della narrazione e dei punti di vista dello spettatore. Mc Queen disegna scenari a secondo del contesto interiore e personale, glaciale e spersonalizzato in un caso, umano, caldo e invitante in altri momenti, lasciandoci forse ancora immaginare un barlume di luce nell'oblio solitario dei protagonisti, anche se poi il finale del film resta drammaticamente in sospeso.
Commenti
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11 febbraio 2012, 09:40 di BobtheHeat
Ho molto amato la chiusura del film che lascia tutto in sospeso.
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11 febbraio 2012, 09:51 di Kurtisonic
E' un po la dimostrazione che con l'arte, in questo caso il cinema, si possono dire cose che se anche sono facili da vedere, sono difficili da spiegare nelle loro pieghe più profonde, e il bel finale ti lascia proprio lì a pensarci sù. Ciao
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