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Shame - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Brandon è un erotomane. Non pensa ad altro. Si masturba in ufficio, invita prostitute in casa, scarica film porno. Un giorno irrompe nella sua vita la sorella Sissy, altra sciroccata dall’anima spaccata in due. Da una parte un vitalismo sfrenato, dall’altra una cupezza insondabile. La ragazza cerca solo un briciolo di human touch che non trova tra le braccia del fratello. Il cui percorso diventa sempre più autodistruttivo. Il videoartista Steve McQueen realizza con Shame (vergogna) un film speculare al suo esordio Hunger (fame). Alla lenta e inesorabile scarnificazione di Bobby Sands (sempre interpretato da Michael Fassbender, mimetico senza strafare) si contrappone qui la bulimia sessuale di un uomo algido e apparentemente senz’anima. La sola volta che il coinvolgimento fisico avrebbe bisogno di un pizzico di cuore, fa cilecca. Rispetto alla viscerale materia di Hunger, tutto cemento (delle celle) e merda, Shame è liscio e patinato, minimale come un racconto di Bret Easton Ellis, freddo come la lama del coltello di Patrick Bateman. Anche fin troppo esemplare. Non ci sono dubbi che nella costruzione del racconto il film oscilli tra una successione di eventi programmatica e un eccesso di mistero (molto si è speculato sulla natura del rapporto tra Sissy e Brandon, sospettando un antico incesto, ma ci pare lettura gratuita e semplicistica). Tuttavia, almeno fino all’epilogo, McQueen e il suo protagonista riescono a mantenere una fortissima tensione, quasi esclusivamente cinematografica, solo estetica. La corsa notturna accompagnata da Bach o la vibrante esecuzione di New York, New York da parte di Carey Mulligan sono come dilatazioni laceranti del tessuto narrativo, i punti più alti della sperimentazione del regista. Essendo negata allo spettatore qualunque identificazione con personaggi così estremi, non resta che aderire a pelle alla loro discesa verso gli abissi, specie quella di Brandon, che in un’estasi del sesso sempre più artificiale esorcizza l’attrazione della morte con un ultimo orgasmo, dolorosissimo. L’hotel sull’Hudson, davanti alle vetrate del quale si vedono uomini e donne che fanno l’amore, esiste veramente. Nella hall campeggia questa scritta: «È severamente vietato fare sesso alla finestra».


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