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Pearl Jam Twenty (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Pearl Jam Twenty: minimo
Ritmo ritmo in Pearl Jam Twenty: forte
Impegno impegno in Pearl Jam Twenty: minimo
Tensione tensione in Pearl Jam Twenty: assente
Erotismo erotismo in Pearl Jam Twenty: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Pearl Jam Twenty

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Pearl Jam Twenty (voti: 5 media: 4,00) 5

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locandina di Pearl Jam Twenty

Trailer Originale

Pearl Jam Twenty Trailer Originaleplay

20/09/2011

Pearl Jam Twenty. 20/09/2011

Un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare.Per una sera lasciate pure perdere puffi, contagi, massacri, panda, terreferme e terrestri: oggi, e solo oggi, 20 settembre 2011,...

di M Valdemar

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La trama

Nel 1990 un gruppo di ragazzi fonda un gruppo musicale, con il nome di Mookie Blaylock, con il sogno di sfondare nel mondo del rock e del grunge. Venti anni dopo, quei ragazzi di provincia sono divenuti i Pearl Jam, capaci di vendere oltre trenta milioni di dischi nel mondo. Raccogliendo interviste e materiali inediti, oltre a un esclusivo reportage in cui segue da vicino per un giorno intero il leader Eddie Vedder e i compagni, il documentario ripercorre passato e presente della band.  

L’approccio è affettuoso, improntato alla complicità, gli eccellenti materiali di repertorio scelti con cura e montati con gusto anche se Pearl Jam Twenty non si discosta dal formato canonico del docurock. Una scelta, se si vuole, consequenziale con il neoclassicismo dei Pearl Jam (che sognano una discografia fitta come quella dei Grateful Dead) e che oggi incarnano l’ideale di rock americano come probabilmente nessuna band prima di loro. Tra i numerosi invitati alla celebrazione, menzione obbligatoria per il compianto Layne Staley degli Alice in Chains. Infine: vedremo mai The Union, il film che Crowe ha realizzato sulla collaborazione tra Elton John e Leon Russell?

La recensione di FilmTv

Di Giona A. Nazzaro - FilmTV n. 39/2011

Cameron Crowe, la più giovane firma di “Rolling Stone” degli anni 70, s’è fatto una gavetta da sogno: veniva sguinzagliato sulle tracce delle band che non godevano di grandi favori in redazione come i Led Zeppelin, tanto per intenderci. Appena maggiorenne seguiva gli Allman Brothers in tour, cosa che fornirà l’aneddotica di Quasi famosi. Insomma: Crowe conosce il rock. Tant’è vero che le radici di Pearl Jam Twenty affondano in Singles. L’amore è un gioco, il suo film del 1992 nel quale la band di Eddie Vedder interpreta i Citizen Dick, ossia il gruppo del protagonista Matt Dillon. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di giorgiobarbarotta scritta il 22/09/2011 - utile per 5 utenti

Voto al film: voto buono

Un ex giornalista musicale (al servizio, tra gli altri, di Rolling Stone e Playboy) divenuto poi sceneggiatore e regista di successo (Singles, Vanilla Sky, Almoust Famous), nonché amico fidato di una delle rockband più note e controverse al mondo ancora in attività: questa la scintilla che ha dato il La a Pearl Jam Twenty, documentario celebrativo del ventennale del gruppo di Seattle. Vita, morte (Il compianto Andy Wood è una delle pagine più belle e vere delle due ore di film) e miracoli non solo di un pugno di musicisti, ma di un vero e proprio movimento culturale legato imprescindibilmente ad un'epoca e ad una città: la Seattle da metà 80 in poi. Il surfista Eddy Vedder sbuca quasi dal nulla con una manciata di melodie e testi evocativi, a volte scuri, e convincenti, e soprattutto con una voce capace di muoversi su più registri: l'alternative più urlato e il folk di matrice più autorale e americana. Uno stuolo di collaborazioni succulente per pubblico e discografici: Chris Cornell che "svezza" il leader (agli inizi timido e sconsiderato) dei Pearl Jam è una vera chicca, i "fantasmi" di Cobain e Layne "Alice in Chains" Staley sono un balzo (ormai) indietro nella storia della musica e della triste cronaca nera. Collaborazioni e amicizie dunque, significativo in talsenso Matt Cameron, già Soundgarden, stabile alle pelli dal '98 : il simpatico siparietto sui trascorsi batteristici dei Pearl Jam racchiude tutto un modo rispettosissimo di voler affrontare la magagna dei soliti problemi legati alle band del mondo del rock-pop: dipendenze, screzi, litigi, rotture, ego, età che avanza e tour massacranti ecc ecc. Ament, McReady e Gossard, ognuno con la sua singola personalità, ruotano e si ruotano attorno in un caleidoscopio di ruoli ed equilibri, musicali ed umani, ben resi dalla camera attenta ed esperta in materia del regista. Cameron Crowe assembla una miriade di materiale sparso nello spazio e nei negli anni (c'è anche molta Italia con i live dell'Arena e di Pistoia) e compie una sorta di panegirico a volte eccessivo ...ma è bene essere indulgenti e riempirsi occhi e orecchie: in fin dei conti è rock 'n roll! Sprazzi degli onnipresenti mostri sacri Dylan e Springsteen, il "nonnetto" Neil Young che ha energia da ventenne, il tempo che scorre e vede diventare uomini i 5 ragazzi del gruppo. Battaglie contro colossi dell'industria (Ticketmaster e i processi), il difficilie rapporto con i media (Wow: "Fuck MTV" è una ghiottoneria per il popolo dei fan), la figura di Vedder che giganteggia e gigioneggia sempre più, sospinto da una vociona baritonalfumosa. Non ci sono più le arrampicate sui tetti dei palazzetti, le sbornie, le chiome fluenti, i tuffi sul pubblico adorante, ci sono le battaglie politiche e sociali, le colonne sonore (In to the wild non viene citata ma è intrinsecamente presente nei titoli di coda, dove circola nei sottotesti musicali della bellissima Just Breathe) e le collaborazioni varie. Dal glorioso album Ten in poi c'è tutto, sospinto dal ritmo vertiginoso di un montaggio incalzante. Pearl Jam, uno strano (e forse mai risolto) mix di generi, influenze, picchi ispirativi e routine compositiva, che ha fatto della perseveranza, dell'attitudine alla musica e della volontà di indipendenza all'interno del business uno stile di vita credibile, per questo vicino a milioni di estimatori nel mondo e da essi apprezzato. Auguri.               
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SI

Opinioni su Pearl Jam Twenty


25 marzo 2012 Opinione di mm40 su "Pearl Jam Twenty"
mm40

A un lavoro del genere non si può chiedere in alcun modo di essere oggettivo e 'scientifico': per cui occorre accettare questo film come un affettuoso tributo ai Pearl Jam e nulla di più, un prodotto destinato ai fans della band di Eddie Vedder e che nulla ha da aggiungere - per loro - a ciò che già si sa sui ragazzi. Sul compianto Andy Wood, voce dei Mother Love Bone da cui i PJ provengono, morto per overdose prima ancora dell'esplosione a livello mondiale del Seattle sound;...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Pearl Jam Twenty (2011)

nessun commento
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23 settembre 2011 Opinione di cinemaodoroso su "Pearl Jam Twenty"
cinemaodoroso

Cos'è l'amore per la musica,per il rock e per i PJ in particolare,C Crowe lo sa benissimo e lo ha dimostrato già con lavori precedenti. L'amore per i PJ è condividere le loro scelte(non promuovere i nuovi album con i videoclip per 10 anni,non rilasciare interviste, battersi per l'abbassamento dei prezzi dei loro concerti etc.) oltre che la loro musica.Inoltre li si ama perchè mai avranno l'atteggiamento da rockstar a cui pochi hanno saputo resistere nemmeno dopo 20 anni e milioni di...

voto al film: cinemaodoroso assegna il voto buono a Pearl Jam Twenty (2011)

nessun commento
[utile per 2 utenti]


22 settembre 2011 Opinione di giorgiobarbarotta su "Pearl Jam Twenty"
giorgiobarbarotta

Un ex giornalista musicale (al servizio, tra gli altri, di Rolling Stone e Playboy) divenuto poi sceneggiatore e regista di successo (Singles, Vanilla Sky, Almoust Famous), nonché amico fidato di una delle rockband più note e controverse al mondo ancora in attività: questa la scintilla che ha dato il La a Pearl Jam Twenty, documentario celebrativo del ventennale del gruppo di Seattle. Vita, morte (Il compianto Andy Wood è una delle pagine più belle e vere delle due ore di film) e...

voto al film: giorgiobarbarotta assegna il voto buono a Pearl Jam Twenty (2011)

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